Risiko e italianità, tensione tra Generali e Confindustria

Orsini, presidente degli industriali: «Con Axa sede a Parigi?». La ferma replica del Leone di Trieste: «Scenari privi di fondamento»

Roberta Paolini
Trieste. La sede di Generali.
Trieste. La sede di Generali.

La difesa dell’italianità di Generali accende lo scontro tra il Leone e il vertice di Confindustria. A dividere Trieste dal presidente degli industriali, Emanuele Orsini, sono i numeri del risparmio e il loro uso nella contesa sul futuro della compagnia: quei «600 miliardi di risparmi italiani» evocati per rivendicare la permanenza del gruppo nel Paese e sostenere chi se ne farebbe garante. Generali risponde con una rettifica e un richiamo che lascia poco spazio alla diplomazia: «Da chi rappresenta l’industria italiana è doveroso attendersi precisione sui dati e responsabilità nelle dichiarazioni».

Il terreno è quello del risiko bancario. Orsini, chiamato a replicare alle critiche di chi lo considera troppo schierato a favore di Intesa Sanpaolo nell’operazione su Mps, affida la propria posizione alla tutela del risparmio nazionale. «Generali ha in pancia 600 miliardi di risparmi italiani e, se qualcheduno mi dice “ma sai stanno pensando a una fusione - in caso in cui vinca l’altra cordata - tra Axa e Generali e forse la sede la vogliono mettere a Parigi”, io rispondo che dentro Generali ci sono 600 miliardi nostri, quella roba lì sta in Italia, quella roba lì deve servire a fare investimenti in Italia, quindi io sto con quelli che stanno con quella roba lì, punto, e non ho casacche».

Nelle parole del presidente di Confindustria, il richiamo alla sede si salda così alla destinazione dei capitali. La difesa di Trieste diventa anche una rivendicazione sull’impiego delle risorse, lungo un filo che conduce dalla nazionalità dei risparmiatori alle scelte d’investimento della compagnia. È su questa premessa, prima ancora che sulle preferenze fra le cordate, che Generali interviene.

«Le agenzie di stampa riportano una dichiarazione del presidente di Confindustria riguardo Generali, dove si parla di “600 miliardi di risparmi degli italiani in pancia” alla compagnia», osserva il portavoce del gruppo. «Generali gestisce molto di più, quasi 1.000 miliardi e, trattandosi del leader europeo nell’assicurazione vita retail, oltre due terzi di questa cifra appartengono a cittadini europei (ma anche americani e asiatici) che non sono italiani». La correzione cambia le proporzioni del ragionamento. Stando alla ripartizione indicata dalla compagnia, ai clienti italiani fa capo meno di un terzo delle masse complessive: un ordine di grandezza inferiore a circa 333 miliardi, ricavato dalla dichiarazione, che non costituisce un dato puntuale degli Aum domestici (le masse gestite). I 600 miliardi richiamati da Orsini risultano dunque incompatibili con il quadro fornito dal Leone. E la dimensione internazionale del gruppo porta con sé una pluralità di risparmiatori, interessi e obblighi di gestione che il richiamo a capitali «nostri» comprime dentro un’unica appartenenza nazionale.

Altrettanto netta è la risposta sull’ipotesi Axa. «Il presidente di Confindustria agita poi lo spauracchio di una fusione con Axa e il trasferimento della sede a Parigi, indicando “qualcheduno” come fonte della notizia», prosegue il portavoce. Il riferimento a uno scenario condizionato alla vittoria dell’«altra cordata», nelle parole di Orsini, viene quindi respinto dalla compagnia come privo di fondamento.

È il passaggio politicamente più sensibile della replica. Generali rivendica la propria identità italiana insieme alle condizioni che ne presidiano l’autonomia: «L’italianità di Generali - insieme alla sua indipendenza e integrità - è il valore a cui la compagnia si ispira, e non ha bisogno di essere difeso facendo ricorso a scenari privi di fondamento». Il Leone riporta così il confronto sul terreno della responsabilità di chi interviene nella partita. La sede di Trieste, la provenienza dei risparmi e la destinazione degli investimenti sono questioni distinte, ciascuna con un proprio peso. Sovrapporle significa attribuire alla difesa dell’italianità anche un mandato sull’impiego dei patrimoni affidati alla compagnia.

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