Generali fonde Alleanza: il riassetto incrocia il risiko

La compagnia riordina il presidio in Italia: fusione entro giugno 2027

Roberta Paolini

 

Generali riordina il presidio italiano e porta Alleanza dentro la sua principale compagnia domestica. Il gruppo ha approvato la fusione per incorporazione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia: il perfezionamento è previsto entro il primo semestre del 2027, dopo le autorizzazioni dell’Ivass e gli adempimenti di legge. Saranno salvaguardati «il marchio, l’identità e la rete distributiva» di Alleanza, si legge in una nota. Si allarga così il perimetro societario di Generali Italia, mentre attorno al Leone si stringono le partite del risiko bancario, dal futuro di Banca Generali all’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi. Il board che ieri ha deliberato su Alleanza non avrebbe invece affrontato il tema Mps.

Le dimensioni spiegano il peso del riassetto. Generali Italia ha raccolto nel 2025 oltre 18 miliardi di premi; Alleanza porta 11,2 miliardi nel Vita e oltre 240 milioni nel Danni, circa due milioni di clienti e una rete di diecimila consulenti. Attività già comprese nel consolidato del gruppo, che la fusione concentra nella medesima società. Il Leone non acquista nuove quote di mercato attraverso questa operazione, ma semplifica la struttura con cui presidia risparmio, previdenza e protezione delle famiglie.

È una distinzione essenziale anche per leggere le implicazioni concorrenziali. L’incorporazione, da sola, non aumenta il peso complessivo di Generali. Ma il rafforzamento della piattaforma italiana assume un rilievo diverso nella prospettiva di un accordo di bancassicurazione con Mps: se il Leone estendesse la distribuzione delle proprie polizze attraverso la rete senese, si aggiungerebbe un ulteriore intreccio industriale alla questione già aperta dall’offerta di Intesa. Un concorrente di primo piano nel Vita potrebbe ritrovarsi, attraverso Mps e Mediobanca, azionista rilevante di Generali e, nell’ipotesi di quell’accordo, al vertice di una banca sua partner commerciale. Uno scenario che potrebbe rendere ancora più arduo sciogliere il nodo Antitrust.

La fusione annunciata si colloca comunque in un percorso precedente alla contesa bancaria. Nel 2023 era stata Cattolica a entrare in Generali Italia come divisione, attraverso un riassetto che aveva coinvolto anche Genertel. Nel luglio 2024 era seguita la scissione di attività di Genertellife tra Generali Italia, Alleanza e Genertel; dal gennaio 2025 la stessa Genertellife è stata incorporata in Alleanza. Quest’ultima ha così assunto anche la gestione delle polizze intermediate da Banca Generali. Il disegno procede per concentrazioni successive, mantenendo il valore commerciale dei marchi e delle reti.

Proprio Banca Generali costituisce il raccordo più concreto fra la riorganizzazione assicurativa e il risiko. Nell’ottobre scorso la banca e Alleanza hanno avviato una collaborazione per affiancare all’offerta assicurativa servizi bancari e strumenti di gestione della liquidità. Il progetto poggia su un patrimonio della clientela Alleanza stimato allora in circa 170 miliardi, per tre quarti detenuto presso operatori terzi: un bacino potenziale di risparmio da intercettare, non masse già amministrate dalla compagnia.

Ora Mps punta a Banca Generali, della quale il Leone possiede circa il 50,2%, nell’ambito della doppia offerta che comprende Banco Bpm. L’eventuale adesione di Generali avrebbe dunque un significato che supera la valorizzazione della partecipazione: riguarderebbe anche il futuro delle relazioni commerciali fra assicurazione e banca. È su questo terreno che un’intesa con Siena potrebbe ampliare la capacità distributiva del gruppo triestino, mentre il Monte cerca di costruire un’alternativa all’operazione Intesa.

Per Ca’ de Sass il problema resta l’influenza che potrebbe acquisire sul principale concorrente assicurativo attraverso la quota del Leone detenuta da Mediobanca. L’istruttoria avviata dall’Antitrust il 15 settembre investe anche questo versante della concentrazione. Un eventuale accordo distributivo fra Generali e Mps aggiungerebbe un rapporto da esaminare: il suo peso dipenderebbe da prodotti, durata, eventuali esclusive e ampiezza della rete coinvolta.

 

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