Delfin, il giudice allunga i tempi della prelazione
Clemente, Leonardo Jr Del Vecchio e Basilico dovranno aspettare sei mesi per il trasferimento delle loro quote nella holding che controlla EssiLux. Intanto sarebbero iniziati i colloqui con i vari membri della famiglia su Mps

Sei mesi in più per decidere sulle quote, un mese per scegliere da che parte stare nel risiko bancario. Nella cassaforte dei Del Vecchio i tempi dell’eredità si allungano mentre quelli della finanza stringono. La giudice del Lussemburgo ha concesso la proroga del termine per esercitare la prelazione sui progetti di trasferimento delle partecipazioni di Leonardo Maria Del Vecchio, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico: tre pacchetti del 12,5% ciascuno, destinati ad altrettanti veicoli personali.
La scadenza, inizialmente fissata al 30 settembre, slitta così alla fine di marzo. Lo si apprende da fonti legali. La decisione non accoglie la richiesta di Leonardo Maria, che attraverso i propri avvocati aveva contestato il rinvio, chiedendo almeno di limitarlo a tre mesi. Per il quartogenito del fondatore di Luxottica si allontana dunque la possibilità di completare il trasferimento della partecipazione oggi intestata direttamente a lui. Un passaggio solo apparentemente formale, perché modifica le possibilità di impiego finanziario del patrimonio: le azioni Delfin non possono essere concesse in pegno, mentre possono esserlo quelle di una società che le detiene. Portare il 12,5% dentro un veicolo personale significa quindi disporre di uno strumento utilizzabile come garanzia per ottenere finanziamenti.
Il procedimento riguarda il riassetto delle partecipazioni nella holding e segue quelli che hanno già consentito a Paola e Luca Del Vecchio di trasferire le rispettive quote in società di investimento. Fonti vicine a Delfin, nei giorni scorsi, avevano precisato che, secondo la normativa lussemburghese, la richiesta di estensione dei termini della prelazione, quando sollecitata dai soci, costituisce per il consiglio di amministrazione un atto dovuto, senza margini di discrezionalità.
Un allungamento che per forza di cose inciderà anche sul riassetto di Delfin stessa. «Dopo 4 anni di stallo, credo che oggi ci siano le condizioni per voltare pagina». L’auspicio è di incontrarsi «entro ottobre, perché abbiamo appuntamenti importanti» aveva detto Leonardo Jr la settimana scorsa. Ma il tentativo di ricomporre i rapporti deve misurarsi anche con le conseguenze dell’operazione che avrebbe dovuto portarlo al 37,5% di Delfin.
L’acquisto delle quote di Luca e Paola, pari complessivamente al 25%, si è fermato dopo il voto contrario del consiglio della holding alla lettera di patronage che avrebbe consentito a Leonardo Maria di chiedere alle banche i dieci miliardi necessari. Su quell’accordo pesa adesso il rischio di una richiesta di penali per mezzo miliardo da parte dei due venditori, se l’acquisto non verrà completato.
Leonardo Maria aveva ricondotto anche questo fronte alla ricerca di un’intesa più ampia. «Stiamo lavorando a un accordo complessivo sull’eredità di mio padre, e quando arriverà i contenziosi saranno superati. È lì che voglio mettere le energie» aveva dichiarato. Nel frattempo, la holding deve decidere come impiegare il proprio peso nel riassetto bancario. Il passaggio decisivo sarà l’assemblea straordinaria di Mps del 29 ottobre sulla doppia offerta per Banco Bpm e Banca Generali. Delfin, primo azionista con il 17,5%, avrà un peso determinante: con un’affluenza del 70%, la maggioranza richiesta dei due terzi corrisponderebbe a circa il 46,7% del capitale.
Secondo quanto riferiva Repubblica nei giorni scorsi, la holding ha incaricato Lazard di valutare le alternative e definirà la propria posizione in un consiglio convocato a ridosso dell’assemblea. L’amministratore delegato Romolo Bardin avrebbe intanto avviato consultazioni informali con gli otto soci. Restano da completare il quadro informativo delle offerte e il chiarimento sulla loro irrevocabilità nell’eventualità che prevalga prima l’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps.
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