Mps, i consulenti dei fondi bocciano il piano Lovaglio

Dopo Iss anche Glass Lewis ha dato giudizio negativo sulle Ops del Monte:«C’è razionale industriale ma il piano è gravato da fattori sfavorevoli». Entrambi invece hanno suggerito di approvare la fusione con Mediobanca

Roberta Paolini

 

Anche Glass Lewis ha bocciato il piano di Luigi Lovaglio. Dopo Iss, il secondo grande consulente di voto dei fondi ha invitato ieri gli azionisti di Monte dei Paschi a respingere, nell’assemblea del 29 ottobre, le offerte di scambio su Banco Bpm e Banca Generali e il dividendo straordinario da 4 miliardi.

Si frappone dunque un ennesimo ostacolo sulla strada dell’ad di Siena, lungo un sentiero che si fa sempre più stretto, mentre Intesa Sanpaolo guadagna terreno nella contesa per il controllo del Monte. Entrambi i proxy advisor hanno invece suggerito di approvare la fusione con Mediobanca, distinguendo il completamento dell’integrazione già avviata dalle nuove acquisizioni con cui Lovaglio punta a ridisegnare il gruppo.

Glass Lewis estende il proprio giudizio negativo anche all’acquisizione diretta della partecipazione del 13,5% in Generali oggi custodita da Mediobanca e alla riduzione del capitale sociale. Il filo che lega le raccomandazioni è la tutela della libertà di scelta dei soci: bocciare le proposte del consiglio permetterebbe di conservare l’alternativa Intesa, senza impegnarsi ad accettarla, lasciando aperta anche la possibilità di negoziare un’offerta più alta o di riesaminare altre strategie qualora l’Opas non si concludesse.

Glass Lewis riconosce che le proposte di Mps rappresentano «un ulteriore passo ambizioso nella trasformazione della società dopo l'acquisizione» di Mediobanca», con le Ops che «poggiano su razionali industriali riconoscibili» e in relazione alle quali «il management ha illustrato i potenziali benefici finanziari». Siena, tuttavia, dicono, dovrebbe affrontare un nuovo salto dimensionale mentre l’incorporazione di Mediobanca e la conseguente riorganizzazione restano da completare. Sul fronte esterno, Banco Bpm si è opposto all’offerta; per Banca Generali, invece, manca un impegno dell’azionista di controllo, il gruppo assicurativo triestino. All’interno del Monte pesano il dissenso nel consiglio e la distanza presa da diversi grandi investitori.

Le proposte sono state inoltre costruite senza una due diligence e senza accordi sulle modalità di attuazione. Limiti che Glass Lewis ravvisa anche nell’operazione di Intesa, attribuendo però a quest’ultima ostacoli sensibilmente inferiori, grazie al sostegno raccolto fra i propri soci e presso alcuni dei maggiori azionisti di Mps.

La valutazione segue quella che ha espresso martedì Iss e che aveva messo a fuoco soprattutto la capacità di governare contemporaneamente più integrazioni. Ai soci viene chiesto di autorizzare un progetto destinato a raddoppiare le dimensioni della banca, sommando due acquisizioni alla trasformazione già in corso con Mediobanca: culture aziendali, processi e strutture da ricomporre in una possibile fusione a tre o quattro. Per affrontarla servirebbe una guida compatta, mentre il vertice senese arriva diviso all’appuntamento assembleare.

Il peso dei due pareri si aggiunge a quello di un fronte azionario contrario al piano che ha suggerito di approvare circa un terzo del capitale, con Delfin e il gruppo Caltagirone in prima fila. Anche Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, ha bocciato l’offerta del Monte su Piazza Meda. Lovaglio si avvicina così al voto con margini sempre più stretti, dopo che il consiglio di lunedì ha confermato la convocazione del 29 ottobre.

Il prossimo passaggio è atteso già la settimana prossima, quando Banco Bpm dovrebbe decidere come comportarsi nell’assemblea senese: fra le possibilità c’è la mancata partecipazione, ipotesi indicata anche per il ministero dell’Economia. Sul versante autorizzativo invece per l’opas di Intesa il calendario vede il pronunciamento della Bce atteso nella seconda metà di ottobre. Dovranno poi arrivare l’approvazione del documento d’offerta da parte della Consob e la definizione del periodo di adesione, la cui apertura è ipotizzata fra fine ottobre e inizio novembre. Restano inoltre il giudizio dell’Antitrust italiano, atteso entro fine novembre, e il passaggio sul golden power.

 

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