Mps, l’assemblea boccia il piano di Lovaglio

I soci hanno bocciato tutte le proposte all’ordine del giorno dell’assiste straordinaria: dalla fusione con Mediobanca alle Ops su Banco Bpm e Banca Generali 

La redazione

L’assemblea degli azionisti di Mps ha bocciato la strategia con cui l’amministratore delegato dell’istituto di credito senese, Luigi Lovaglio, puntava a costruire un polo bancario attorno al Monte e a Mediobanca per contrastare l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 31,4 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Rocca Salimbeni.

I soci hanno detto no alla fusione con Mediobanca e alle due operazioni con cui il manager voleva ampliare il perimetro del gruppo, attraverso le offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Bocciato anche il progetto di distribuire agli azionisti un extra dividendo da 4 miliardi.

La bocciatura più significativa sul piano industriale riguarda la fusione con Mediobanca, respinta con il 63,65% dei voti contrari, contro il 32,91% di favorevoli e il 3,42% di astenuti. Per approvare la delibera era necessaria la maggioranza dei due terzi del capitale presente.

Stop anche alle due offerte pubbliche di scambio. Quella su Banco Bpm ha raccolto il 91,1% di voti contrari, il 6,47% favorevoli e il 2,41% di astensioni. Ancora più netto il risultato per Banca Generali, con il 90,9% di contrari, il 6,66% di favorevoli e il 2,41% di astenuti.

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, l’assemblea ha respinto con il 90,73% di voti contrari la riduzione del capitale sociale propedeutica alla distribuzione dell’extra dividendo da 4 miliardi. Bocciata anche l’autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni proprie, con il 53,8% di contrari, e la modifica dei sistemi incentivanti per il 2023, 2024 e 2025, respinta con il 53,33% di voti contrari.

Lovaglio ha difeso le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali sostenendo che l’obiettivo era «migliorare e rafforzare la competizione sul mercato», a vantaggio di «famiglie, imprese e territori». Secondo l’amministratore delegato, le due operazioni «avrebbero fatto del Monte il vero grande competitor di Intesa, perché il loro modello di business, sicuramente più ampio e più sviluppato, anche migliore di quello che avremmo potuto pensare noi, aveva gli stessi ingredienti».

L’ad ha rivendicato quindi il risultato ottenuto sul fronte della valorizzazione della banca: «La nostra iniziativa ha già prodotto un risultato concreto: ha impedito che il valore del Monte fosse considerato acquisito e ha costretto l’offerente a migliorare la propria proposta».

Intesa Sanpaolo ha aumentato la componente in contanti della propria offerta da uno a 1,25 euro per azione Mps, portando il valore complessivo dell’operazione da 30,6 a 31,4 miliardi di euro e la componente in denaro da 3 a 3,8 miliardi.

Lovaglio ha invitato infine a non considerare chiusa la partita con Ca’ de Sass. «La partita decisiva si giocherà sulle condizioni effettive dell’Opas, sulle decisioni dell’Antitrust e sul livello di adesione», ha detto l’amministratore delegato. «Proprio perché il processo non è concluso, la nostra responsabilità non è conclusa».

 

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