Intesa avanti con l’Opas: «Nessun rilancio su Mps»

L’amministratore delegato Carlo Messina dopo l’assemblea di Siena esclude un ritocco all’offerta. Per Messina, la contesa sul valore è ormai superata dai fatti. Nonostante il vertice di Mps guidato da Luigi Lovaglio rivendichi di aver già strappato a suo tempo un incremento di 25 centesimi sulla componente cash, il segnale arrivato dal parterre azionario senese ha chiuso la partita delle contromisure

Luigi Dell'Olio
La sede del Monte dei Paschi in piazza Rocca Salimbeni a Siena
La sede del Monte dei Paschi in piazza Rocca Salimbeni a Siena

L’operazione di conquista di Mps entra nella fase decisiva, forte dell’esito dell’assemblea di Siena, che giovedì ha spazzato via ogni linea difensiva.

Da Roma, a margine della Giornata Mondiale del Risparmio promossa dall’Acri, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha tracciato una linea invalicabile sul prezzo dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) e rilanciato la valenza industriale del progetto di integrazione.

Alla domanda esplicita su un eventuale ritocco al rialzo del corrispettivo, il numero uno di Ca’ de Sass non ha lasciato margini di trattativa: «Assolutamente no».

Per Messina, la contesa sul valore è ormai superata dai fatti. Nonostante il vertice di Mps guidato da Luigi Lovaglio rivendichi di aver già strappato a suo tempo un incremento di 25 centesimi sulla componente cash, il segnale arrivato dal parterre azionario senese ha chiuso la partita delle contromisure.

I soci hanno respinto con oltre il 90% di voti contrari i piani alternativi di Lovaglio, consistenti nelle contro-offerte su Banco Bpm e Banca Generali, e hanno affossato con il 63,65% la prospettiva di nozze con Mediobanca, bocciando perfino i piani di buyback a servizio del management.

«Tutti credevano che sarebbe stato il 30% a bocciare in assemblea straordinaria, in realtà c'è stato più del 90%, quindi un consenso assoluto ad andare avanti con la nostra offerta», ha detto Messina.

Venute meno le strategie di sbarramento, l’attenzione si sposta sul calendario autorizzativo. Il fronte regolamentare resta l'ultimo passaggio formale: «L'Antitrust sta facendo le sue valutazioni. Credo che ragionevolmente entro la fine di novembre si dovrebbe completare il percorso. Ho già ribadito piena fiducia in quello che faranno e questo ci consentirà di completare l’operazione», le sue parole. A blindare il sentiero contribuisce la compattezza dei soci storici di Ca’ de Sass.

Il presidente dell’Acri e di Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, ha chiarito che non esiste una visione univoca delle fondazioni in quanto tali, ma dal punto di osservazione di Cariplo ha assicurato: «Non abbiamo cambiato idea: abbiamo votato a favore dell’Opas come azionisti, vediamo un percorso che si sta svolgendo in modo naturale e che seguiremo».

Sul piano sociale, tema cruciale per la piazza senese e toscana, Messina cerca di disinnescare qualsiasi allarme sul fronte dell'occupazione e della tutela degli sportelli.

«Nel nostro progetto c’è una totale garanzia di occupazione e c’è una totale garanzia di assunzione di giovani, cosa che nei progetti di altri non sempre si trova», le sue parole.

«La nostra coerenza nell’aver sempre fatto quello che dichiaravamo è la migliore garanzia per il territorio e per le persone. Investiremo fortemente sul territorio: cadute le difese, è bene guardare con serenità alle nostre proposte senza strumentalizzazioni».

Dall’evento dell’Acri, il banchiere ha però allargato il campo al rapporto con Palazzo Chigi, aprendo un fronte critico sulla Legge di Bilancio e sul prelievo straordinario imposto agli istituti di credito.

Pur ribadendo un «giudizio estremamente positivo sull’operato di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti nella gestione del bilancio pubblico», il numero uno della prima banca italiana ha contestato l’imposta sui cosiddetti extraprofitti: «Ci deve essere il giusto equilibrio e la corretta equità di trattamento tra tutti i soggetti che generano reddito in questo Paese, mentre oggi vedo un accanimento solo sul settore bancario».

Il ceo ha inoltre smentito qualsiasi disponibilità preventiva a nuovi sacrifici, richiamando l'esecutivo alla lealtà istituzionale: «Non ho mai dato alcuna apertura ai contributi delle banche. Il ministro parlava dell’importanza della parola data come presupposto per la fiducia; nel caso degli istituti questo non è accaduto, perché l'accordo triennale siglato l'anno scorso è stato disatteso introducendo un ulteriore contributo».

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