Del Vecchio, il no di Basilico e il passo indietro sul Fatto

Dopo il rifiuto della due diligence e la contrarietà dei fondatori del Fatto Quotidiano ad aderire all’Opa, Lmdv Media ha comunicato di non intendere «allo stato» promuovere l’offerta

La redazione

 

«Il problema è il mio nome, più del mio cognome». Leonardo Maria Del Vecchio lo aveva detto a Fedez, in uno dei momenti più lucidi di un’intervista che, come le altre, gli era stata fortemente sconsigliata dai suoi consulenti. Lungi dal voler analizzare il profilo psicologico di un trentunenne miliardario che sta facendo molto più rumore per le sue uscite e per la necessità di visibilità che per le operazioni da imprenditore, Leonardo Jr è davvero un personaggio in cerca d’autore, per dirla con Pirandello.

Un giovane che non ci prova neanche a misurarsi con cotanto padre, del quale porta il nome. E che anzi, su un aspetto, è coerente: difenderne e onorarne continuamente la memoria, ogni volta che apre bocca.

Fatto sta che questo giovane, che sta facendo dell’esposizione mediatica una cifra del suo stare nel duro mondo dell’impresa, è perlomeno consapevole che le sue uscite polarizzano. Nel bene e nel male, chi cerca una visibilità universale sa che anche l’immagine è un mercato: c’è chi ti compra e chi ti vende, ammiratori e detrattori sui due piatti della bilancia. C’è chi vede in lui il bad boy tatuato che fuma da Fedez sparando a mille e chi il ragazzo cresciuto a pane, occhiali e privilegi, ma non riesce a non trovarlo, a suo modo, simpatico.

Una parte tutta sua prova a costruirsela attraverso Lmdv Capital, fra ristorazione, immobili, bevande, tecnologia e giornali. Un portafoglio per il quale la società ha dichiarato oltre 375 milioni investiti e un valore superiore al miliardo. Ci sono i locali e i marchi della ristorazione, gli immobili milanesi, le partecipazioni come quella in Ima e, con Lmdv Media, l’ingresso nell’editoria. Iniziative diverse, sostenute da una bella dose di leva finanziaria (circa 1 miliardo dentro e fuori la sua holding).

Il problema è che la costruzione di questa autonomia continua a passare da Delfin. La quota nella cassaforte vale 5 miliardi all’incirca con i saliscendi di Borsa, ma non è denaro immediatamente disponibile; i dividendi dipendono dalle decisioni comuni e l’espansione personale ha prodotto impegni finanziari. Sul risultato 2025, la distribuzione rimasta al 10% valeva 18, 75 milioni per ciascun erede. All’80% sarebbe arrivata a circa 150 milioni.

È dentro questa esigenza che potrebbe trovare una spiegazione la nuova proposta a Rocco Basilico. Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, Leonardo Maria avrebbe offerto 3, 5 miliardi per il 12, 5% del fratello, includendo la chiusura dei contenziosi nei suoi confronti alla firma del termsheet. Basilico, che chiedeva quattro miliardi, ha rifiutato. Ma quei cinquecento milioni non sono la chiave della vicenda. Rocco non intende vendere proprio al fratello con il quale è in conflitto e che ha contestato la piena proprietà della sua partecipazione.

L’iniziativa si inserisce però in un altro negoziato: il piano con cui Delfin starebbe studiando il riacquisto delle quote dei soci, per un’operazione che potrebbe arrivare fino a dieci miliardi. Fra le partecipazioni considerate figura quella dello stesso Leonardo Maria, insieme al percorso aperto dalle richieste di trasferimento ai veicoli personali di Clemente e Rocco. Richieste che non costituiscono impegni irrevocabili a vendere.

Il no di Basilico chiude quella possibilità. Fuori dalla cassaforte, l’editoria gli offre intanto un ruolo immediatamente riconoscibile.

Anche il tentativo sul Fatto Quotidiano, pur respinto, ha prodotto un effetto: ha reso più visibile il momento di difficoltà di Seif, obbligandola a rispondere alle valutazioni di Lmdv Media sul fabbisogno finanziario.

E però ieri Lmdv Media ha compiuto il passo indietro: dopo il rifiuto della due diligence e la contrarietà dei fondatori ad aderire, comunica di non intendere «allo stato» promuovere l’offerta. «Non essendo stato possibile accedere alle informazioni necessarie per una valutazione completa» si legge nella nota diffusa ieri.

Intanto nei giorni scorsi Nei giorni scorsi all’amministratore delegato di Delfin Romolo Bardin è arrivata una proposta d'acquisto da 30 miliardi per l'intero capitale della holding degli eredi Del Vecchio da Michal Strnad, finanziere e produttore di armi ceco. Dall’azienda è arrivato un no comment, ma dagli azionisti filtra che l'offerta di Srnad è considerata per nulla allettante.—r.p.

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