Il riassetto di Delfin: la holding studia il riacquisto del 25% del capitale

Colloqui con le banche: tra le quote quella di Leonardo Jr, serve però l’intesa di tutti i soci per procedere con il piano: cambierebbero così i pesi all’interno della cassaforte

Roberta PaoliniRoberta Paolini

Ennesimo episodio nella saga della cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio. Delfin starebbe, infatti, studiando il riacquisto fino al 25% del proprio capitale, un'operazione che potrebbe finalmente sciogliere una parte dell'eredità del fondatore Leonardo Del Vecchio e ridisegnare gli equilibri fra i suoi eredi.

Il Corriere della Sera ieri ha anticipato interlocuzioni tra la holding con quattro banche per finanziare l'acquisto; il Sole 24 Ore ha indicato nel 12,5% di Leonardo Maria uno dei pacchetti sui quali si starebbe ragionando.

Una svolta, quest'ultima, che inciderebbe anche sul peso del ramo familiare formato dalla madre di Leonardo Maria, Nicoletta Zampillo e dall'altro figlio Rocco Basilico, titolari complessivamente di tre delle otto partecipazioni della cassaforte lussemburghese.

Fra lo studio dell'operazione e il suo approdo resterebbero tuttavia due condizioni decisive: l'accordo fra tutti i soci e la volontà di chi vende di arrivare fino in fondo. Leonardo Maria, esattamente come fatto da altri suoi fratelli, ha avviato il percorso per trasferire la partecipazione a un veicolo personale, ma questo passaggio non costituisce un impegno irrevocabile alla vendita.

La procedura lascerebbe aperta fino alla prossima primavera la possibilità di esercitare la prelazione; qualora qualcuno alzasse la mano, il socio interessato potrebbe ancora fermare il trasferimento e non procedere alla cessione.

Una facoltà che riguarderebbe anche gli altri eredi impegnati nello stesso percorso, vale a dire Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, e che impedirebbe di considerare già disponibili i pacchetti sui quali costruire il riassetto.

Andando ai dettagli, sui quali nessuno degli interessati ha commentato, il Corriere afferma che Delfin avrebbe avviato colloqui con Crédit Agricole, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Citigroup per un finanziamento destinato a rilevare fino a due quote del 12,5%. Con un valore indicativo della holding vicino ai 40 miliardi, ciascun ottavo corrisponderebbe a circa 5 miliardi prima dell'eventuale sconto di holding.

Prezzo, dimensione del prestito e disponibilità dei cedenti dovrebbero quindi trovare un punto di incontro. A sostenere il debito contribuirebbero i dividendi delle partecipate, che l'anno scorso sono stati nell'ordine di 1,5 miliardi annui, mentre l'indebitamento attuale dovrebbe essere azzerato entro pochi mesi. Delfin dispone infatti di una riserva per circa 7 miliardi di euro e il grosso dell'indebitamento è composto da strumenti partecipativi a valere sul capitale intestati agli otto soci. C'è da dire tuttavia che le riserve detenute dalla holding sono tutte investite, la liquidità è infatti pressoché nulla.

Per Leonardo Maria, un'eventuale monetizzazione avrebbe un significato anche rispetto all'espansione degli investimenti personali. Lmdv Capital ha dichiarato oltre 375 milioni investiti e un portafoglio dal valore superiore al miliardo, costruito fra ristorazione, immobili, bevande, tecnologia e altre partecipazioni.

Una crescita sostenuta dal credito: fra le operazioni ricostruite figurano una linea corporate da 350 milioni con Indosuez-Crédit Agricole, un finanziamento personale di circa 650 milioni con UniCredit e circa 20 milioni a Lmdv Media da Mps.

Nicoletta Zampillo, Leonardo Maria e Rocco Basilico possiedono complessivamente il 37,5%, quanto i tre figli di Luciana Nervo, Claudio, Marisa e Paola. Le altre due quote fanno capo a Luca e Clemente, figli di Sabina Grossi, che hanno visto Paola schierarsi con loro in alcune tappe della vicenda. Il riacquisto del pacchetto di Leonardo Maria sottrarrebbe dunque una componente al primo insieme familiare, alterando la simmetria fra i due rami.

Circa la posizione di Leonardo Jr va sottolineato che al secondogenito di Zampillo dovrebbe andare in eredità la quota della madre. In passato era circolata l'ipotesi di trasferire a Leonardo Maria la nuda proprietà della quota di Zampillo.

Era un tassello di una possibile sistemazione più articolata dei rapporti patrimoniali nel ramo familiare. Quell'ipotesi è al momento tramontata e non può quindi essere assunta oggi come la via per Leonardo Maria, dopo un'eventuale vendita, di rientrare nel capitale attraverso la partecipazione materna. Anche questo capitolo andrebbe ricollocato dentro gli equilibri che la famiglia riuscisse eventualmente a concordare.

Il confronto investirebbe intanto il consiglio. Secondo il Sole , crescerebbe il consenso per la revoca di Mario Notari e si starebbe ragionando su una redistribuzione delle cariche al vertice. L'ipotesi di sostituire l'intero board non raccoglierebbe invece numeri sufficienti.

L'amministratore delegato Romolo Bardin avrebbe rafforzato il proprio ruolo nei rapporti con gli azionisti e nella gestione dei dossier, affiancato in consiglio da Aloyse May e Giovanni Giallombardo: tre componenti su cinque, sufficienti per deliberare sulla gestione della holding. Francesco Milleri apparirebbe meno coinvolto nella mediazione fra gli eredi, mentre Claudio Del Vecchio acquisterebbe maggiore ascolto tra i fratelli.

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