Nasce sul Collio il vino del Papa

“Laudato Sie”, è un blend rosso prodotto da Villa Russiz, selezionato in 5.000 bottiglie Il Vaticano lo userà in attesa della produzione della vigna voluta da Francesco. La presentazione alla presenza dell’artefice del progetto, il cardinale veneto Fabio Baggio

Maurizio Cescon
La presentazione del vino del Papa a Villa Russiz, sul Collio
La presentazione del vino del Papa a Villa Russiz, sul Collio

Nasce nei vigneti del Collio, di proprietà della Fondazione Villa Russiz, il vino del Papa.

È un blend rosso di Refosco dal peduncolo rosso, Pinot nero e Cabernet, ha il nome evocativo “Laudato Sie” e viene prodotto in 5.000 bottiglie, che saranno destinate alle occasioni ufficiali del Vaticano.

Il “Laudato Sie” made in Friuli Venezia Giulia sarà il vino ufficiale della Santa Sede, in attesa dell’entrata in produzione della vigna di Borgo Laudato Sì a Castel Gandolfo, nato da un’intuizione di papa Francesco e portato alla sua completa realizzazione, con la messa a dimora delle barbatelle selezionate dai Vivai Rauscedo, tra il 2024 e il 2025, dal cardinale originario di Bassano del Grappa, Fabio Baggio.

Un progetto, quello del Borgo sui colli romani, che ha visto la Regione Friuli Venezia Giulia, l’università di Udine, la Fondazione Villa Russiz e Banca 360 tra i principali protagonisti, attori fondamentali in un percorso che promette di diventare in breve tempo un esempio virtuoso di integrazione tra ecologia e alto valore simbolico e culturale.

Mercoledì a Villa Russiz è stato presentato il nuovo ed esclusivo vino, annata 2023, nato nella ponca del Collio e affinato nella cantina della Fondazione, che è anche un’azienda agricola e vitivinicola di eccellenza.

«Fondazione Villa Russiz ha punti di contatto molto forti con il Borgo Laudato Si’. Entrambe le due realtà si fondano su progetti sociali che vedono una parte agricola strumentale anche all’aiuto dei minori in difficoltà, con una attività formativa ed educativa funzionale alla loro emancipazione», le parole di saluto del presidente della Fondazione Antonio Paoletti, che ha aperto i lavori dell’incontro “Il Regno e la Vigna”.

Una condivisione completa che le istituzioni e le numerose realtà del territorio intervenute hanno manifestato nei saluti dell’incontro. Dal sindaco di Capriva, Daniele Sergon, al rettore di UniUd, Angelo Montanari, al presidente di Banca 360 Fvg, Luca Occhialini l’attenzione nei confronti di Villa Russiz è a tutto campo per il ruolo di coesione sociale che rappresenta a livello regionale.

Di grande interesse, una vera e propria lezione di teologia tra Vecchio e Nuovo Testamento, con filo conduttore la vigna, il vino e il destino dell’uomo sulla terra, è stato l’intervento del cardinale Fabio Baggio, direttore generale del Centro di alta formazione Laudato Sì.

«Sono qui oggi», ha detto il porporato, «per iniziare una attività che sarà una collaborazione lunga nel tempo. La vigna è il segno di un progetto che stiamo costruendo di inclusione, di impatto ambientale, ma anche di impatto sociale, e la vigna rappresenta tutto questo. Il vino “Laudato Sie” viene a significare una prima produzione che ancora non è possibile al Borgo di Castel Gandolfo, ma che è possibile in Friuli Venezia Giulia con questo gemellaggio per favorire la fratellanza».

Francesca Vimercati, segretaria generale Commissio de Fructu Vineae non ha dubbi nel definire il Laudato Sie molto più di un semplice vino. «È cultura. È memoria. È tradizione e paesaggio. È lavoro umano. È stato immaginato un vino», ha spiegato Vimercati, «che non fosse espressione di una sola identità, ma di una comunione ordinata di differenze».

Nel suo intervento il professore di UniUd Paolo Sivilotti, docente di Viticoltura ed Enologia, ha osservato come stiamo «vivendo un tempo nel quale l’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il nostro modo di lavorare, di comunicare, di produrre ricchezza e perfino di prendere decisioni».

Enrico Peterlunger, coordinatore Commissio de Fructu Vineae, ha ricordato come sia stata chiesta la collaborazione dell’ateneo friulano «in seguito al lavoro svolto di selezione di nuove varietà di viti maggiormente resistenti alle malattie».

Infine, per l’assessore regionale Stefano Zannier, «la viticoltura rispetto a tutte le altre attività, ha la necessità di garantire, oltre a quelle che sono le sostenibilità economiche ed ambientali, anche alcuni principi etici rispetto alla sostenibilità complessiva dell’attività che andiamo a realizzare».

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