Brandino Brandolini d’Adda: «A Vistorta tenuta vinicola tutta bio e nel 2028 la nuova cantina»

L’imprenditore: «Qui, nelle Grave tra Friuli e Veneto, il Merlot esprime le sue migliori potenzialità

Maurizio Cescon

Sette ettari di giardino all’inglese, progettato e disegnato dal celebre architetto paesaggista Russell Page, con 40 tipi di essenze, alcune rare come i cipressi del Kashmir. Una villa neoclassica restaurata e portata all’odierno splendore, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, da Brando Brandolini e dalla moglie Cristiana Agnelli, sorella dell’Avvocato, scomparsa a giugno a 99 anni. La tenuta agricola di circa 140 ettari di seminativi (soia, girasole, frumento, orzo, segale, trifoglio, erba medica) e una trentina di vigneti, al confine tra Veneto e Friuli.

Siamo a Vistorta, un luogo incantato immerso nella campagna, dove il tempo sembra essersi fermato ma che ha visto l’unione di due famiglie, i Brandolini, discendenti dei capitani di ventura di origine romagnola nei secoli a servizio della Serenissima, e gli Agnelli, la dinastia industriale con radici sabaude più nota e importante d’Italia. «Ancora oggi una volta all’anno ci ritroviamo fra tutti i cugini del ramo Agnelli. Mio zio Gianni era un uomo di grande carisma, di spiccata personalità», racconta Brandino Brandolini d’Adda, uno dei quattro figli del conte Brando e di Cristiana Agnelli.

A lui è affidata la conduzione dell’azienda agricola e vitivinicola, ma soprattutto l’eredità di una storia familiare eccezionale, che qui a Vistorta ha trovato il suo centro gravitazionale. Brandino, del resto, ha una vocazione per l’agricoltura che si manifesta fin da giovane.

Dopo una laurea in agraria all’Università Texas A&M, fa le sue prime esperienze a Bordeaux lavorando allo Château Greysac, dove affianca il giovane enologo Philippe Dambrine. Ed è proprio in Francia che nasce il sogno di un grande vino rosso da produrre nelle Grave friulane: la composizione argillosa calcarea dei terreni di Vistorta, adatta alla coltivazione di varietà a bacca rossa e in particolare al Merlot, e la similarità climatica con il Pommerol e il grande Petrus, confermano la scelta già presa a fine Ottocento da Guido Brandolini d’Adda, fondatore nel 1872 della tenuta dove, alle colture cerealicole e alla bachicoltura tipiche dei territori nordestini dell’epoca, affianca la vigna.

Il suo discendente dei giorni nostri, tornato nel borgo friulano nel 1979 dopo le esperienze oltralpe, riprende le redini dell’azienda piantando nuove vigne di Merlot a fianco alle viti più vecchie, alcune delle quali sfiorano oggi un secolo di vita. Con spirito nuovo inizia a vinificare nella cantina della barchessa di Cordignano, con la collaborazione di Georges Pauli, grande enologo dei Domaine Cordier, e di Alec Ongaro, che vanta oggi 33 vendemmie con Vistorta.

I vigneti sono contornati da boschetti e siepi che contribuiscono a mantenere la biodiversità e a mitigare le temperature estive, quelle del 2026 sono da primato, creando corridoi di aria fresca. «Attualmente con la nostra etichetta», dice ancora l’imprenditore sotto un porticato della tenuta, accanto a un modello di trattore degli anni Trenta a marchio Fiat, «produciamo già dal 2008 completamente bio, circa 130 mila bottiglie l’anno, il 70% delle quali sono vendute in Italia nel canale Horeca grazie al nostro prestigioso distributore Meregalli, il restante 30% va all’estero. È un rammarico quello che accade negli Stati Uniti con i dazi, è diventato così difficile reggere il mercato laggiù. O sei un brand di nicchia con una fortissima connotazione, o appartieni a un grande gruppo, gli altri fanno fatica, perché non ci sono da considerare solo le tariffe, ma anche tanti altri adempimenti burocratici». Il fatturato della sola azienda vitivinicola si aggira attorno al milione e mezzo di euro, dati del 2025.

Vistorta presenta una linea di vini rossi, come diversi tipi di Merlot, Refosco e Cabernet franc, ma anche i bianchi della tradizione, quali il Pinot grigio, lo Chardonnay, la Ribolla gialla, il Traminer aromatico e il Friulano. Come da tradizione friulana, i bianchi hanno uno spazio importante nell’azienda. Il Tocai friulano è da sempre presente sui terreni più leggeri, affiancato in tempi recenti da Pinot grigio, Ribolla gialla e qualche parcella di Chardonnay.

Ma il vino simbolo dell’azienda è proprio il Vistorta. Viene imbottigliato per la prima volta nel 1989 e da allora rende omaggio ai luoghi del cuore della famiglia Brandolini, oltre ad aver fatto conoscere l’azienda nel mondo. Nel primo decennio si assemblano le partite di Merlot con 10% di Cabernet franc/Cabernet/Shiraz ma col passare degli anni, raggiungendo la maturità del prodotto in vigneto, nel 2000 si decide per il Vistorta di passare alla vinificazione del solo Merlot in purezza. Il vigneto del Merlot Vistorta è suddiviso in piccole parcelle che si differenziano tra loro per clone, eta ̀d’impianto, sistemi di allevamento. Tradizionalmente la vinificazione del Vistorta avviene separatamente per parcella in vasche di cemento con fermentazioni spontanee. Dopo 30 giorni di macerazione post-fermentativa, il vino affina in barrique di rovere francese (40% legno nuovo) per 18 mesi. Dal 2013 alcune partite vinificate in modo naturale entrano a far parte dell’assemblaggio finale, quantità in crescita ogni anno. Il vino viene infine imbottigliato senza filtrazione.

Un paio di anni fa l’azienda alza ulteriormente l’asticella e porta sul mercato due nuove bottiglie, il Bianca e il Brando. La sperimentazione è sempre stata di casa in questo lembo di terra friulana, da vari anni seguita con passione e rigore da Alec Ongaro che dal 1994 affianca Brandino in cantina con la vinificazione. «L’azienda ha cercato di operare in regime sempre meno interventista non solo in vigneto ma anche in cantina», puntualizza l’imprenditore, «con uso minimo di anidride solforosa e con metodi tradizionali: la macerazione sulle bucce, le follature manuali, le fermentazioni spontanee in botti aperte. Nascono così le due selezioni, Bianca, 100% Friulano, e Brando, 100% Merlot, che rappresentano l’evoluzione naturale del nostro pensiero e della produzione».

La vita di una cantina che si rispetti è in perenne movimento e Vistorta non fa eccezione. Il 23 settembre, infatti, saranno presentate le nuove annate dei vini della tenuta e, nell’occasione, si terrà una degustazione orizzontale alla cieca di Merlot con una selezione di etichette italiane e internazionali rappresentative del vitigno. Un’occasione insomma per ribadire la centralità del vino a bacca rossa che a Vistorta e in Friuli esalta le proprie caratteristiche.

Ancora due parole sul borgo d’elezione dei Brandolini-Agnelli. Vistorta è una vera comunità dove nel passato si sono intrecciate vite e racconti, dove il duro lavoro dei campi scandito dalle stagioni era quotidianità. Gli abitanti erano contadini, fabbri, falegnami e cantinieri e la vita insieme ha creato legami profondi tra le famiglie e il luogo. Dopo una fase di spopolamento seguita all’industrializzazione delle zone circostanti (siamo nel Comune di Sacile), il borgo ha cominciato a crescere di nuovo all’inizio degli anni Duemila su spinta della famiglia che ha investito nella riqualificazione dell’abitato permettendo a 25 nuove famiglie di stabilirsi qui, rinnovando il patto di appartenenza a questa comunità rurale, unica e vitale. «Il nostro obiettivo più prossimo», afferma infine Brandino Brandolini d’Adda, «è quello di una nuova cantina che realizzeremo qui accanto, che permetterà un rinnovo totale e una base per le nuove generazioni che lavoreranno e continueranno a vivere Vistorta. Contiamo di inaugurarla nel 2028».

 

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