Dukcevich, Mincione va avanti, ma due banche gli resistono

Si tratta di istituti di credito del territorio che non accettano le condizioni di ristrutturazione debitoria. Finita la due diligence: Trieste la sede più sofferente
Lo stabilimento Principe
Lo stabilimento Principe

TRIESTE Raffaele Mincione non molla la presa sulla Dukcevich. A un mese dalle ultime notizie sull’interessamento ufficializzato a metà gennaio, il gruppo Wrm, emanazione del finanziere pontino attraverso la holding lussemburghese Time and Life, fa sapere che la “due diligence” dedicata al controllo dei numeri aziendali è finalmente terminata, essendo durata un mese abbondante in più rispetto ai pronostici iniziali.

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Raffaele Mincione


Fa inoltre intendere che, alle difficoltà logistico-organizzative dovute all’emergenza Covid-19, si è sommata la necessità di verificare «con attenzione» le cifre della gestione e del magazzino. Lo scrutinio ha dato comunque esito positivo, per cui Mincione prosegue la lunga marcia alla conquista del prosciutto tra le colline parmigiane, beriche, friulane. Sono in corso - informano ancora da Milano - colloqui con le banche (creditrici al 60% dei 150 milioni di debiti accumulati dall’azienda alimentare triestina) e con la Regione Fvg, finalizzati alla messa a punto di un pre-piano produttivo-finanziario. Pare che un paio di istituti di credito territoriali ostino a dare via libera alla ristrutturazione del debito e al conseguente rilancio di Kipre-Dukcevich.

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Wrm avrebbe così superato la soglia “critica” sulla quale si erano bloccati i precedenti tentativi di due fondi, Quattro R e Oxy Capital. Auspica di fornire ulteriori delucidazioni sulle prospettive d’intervento lunedì 20 aprile, dopo la pausa pasquale. Ma non nasconde la difficoltà dell’operazione, che si sta svolgendo in un mercato considerato «duro», dove l’epidemia di peste suina si fa sentire sull’andamento dei prezzi.

In Europa l’area interessata dalla peste suina africana si è lentamente ampliata dall’Est principalmente verso il Sud-ovest del continente, secondo il rapporto 2019 dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sulla malattia, innocua per l’uomo ma letale per i suini e devastante per il settore dell’allevamento. L’Efsa indica negli allevamenti non commerciali la sfida più grande per l’eradicazione del virus sui suini domestici, e suggerisce per le aree ancora non infette di intensificare lo sforzo di caccia ai cinghiali, vettori della malattia.

Si conferma poi che il piano Mincione riguarderà l’intera catena Dukcevich (6 stabilimenti) e si evidenzia come la situazione di Trieste, dove si producono cotti e würstel, sia la più delicata. Per il sito di via Ressel si prepara una cura specifica, che presuppone la riduzione dei posti di lavoro “in loco”, senza che questo significhi in automatico tagli occupazionali.

È un bel po’ di tempo che le parti sociali non s’incrociano per affrontare il quadro di crisi, che dura ormai quindici mesi, da quegli ultimi giorni del dicembre 2018 quando i coniugi Mario e Sonia Dukcevich esternarono clamorosamente in una manchette a pagamento su “Sole 24 Ore”. Le organizzazioni sindacali sembrano inclini a richiedere un aggiornamento “da remoto” che potrebbe tenersi a inizio maggio. —

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