Intesa, utili oltre le attese: ora punta Mediobanca
Nei primi nove mesi profitti per 8,2 miliardi e previsione alzata a 10 miliardi. Dopo l’Opas su Mps lancerà un’offerta obbligatoria su Piazzetta Cuccia. Resta il nodo Antitrust per quanto riguarda la partecipazione in Generali

Intesa Sanpaolo supera le attese sull’utile e indica il prossimo passaggio del consolidamento bancario: dopo il perfezionamento dell’offerta su Monte dei Paschi, arriverà un’Opa obbligatoria su Mediobanca con l’obiettivo di assumerne il controllo totale e avviarne l’integrazione. Sul tavolo restano il confronto con l’Antitrust, il futuro delle filiali senesi e gli impegni per la Toscana, mentre si riaccende la polemica sui contributi chiesti alle banche dalla legge di bilancio.
Il gruppo chiude settembre con 8,2 miliardi di euro di utile netto, in crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato consente di migliorare la previsione per l’intero esercizio, ora indicata «ben oltre» i 10 miliardi. Agli azionisti andrà un acconto sul dividendo di 22 centesimi per azione, per complessivi 3,81 miliardi di euro: pagamento il 25 novembre, con stacco della cedola il 23. Il rapporto di cambio dell’Opas sale da 1,6 a 1,664 nuove azioni Intesa per ciascun titolo Mps conferito, mentre resta invariata la componente in contanti di 1,25 euro. L’adeguamento neutralizza lo stacco dell’acconto, senza modificare il valore dell’offerta.
A sostenere i conti sono ricavi in crescita del 5% nei nove mesi e costi operativi in diminuzione dell’1,3%. Le commissioni nette aumentano del 5,2%, gli interessi netti del 2,3% e il risultato assicurativo del 5,8%. Il rapporto tra costi e ricavi scende al 36,7%. Gli analisti di Goldman Sachs evidenziano un utile trimestrale superiore del 3% al consenso, grazie a commissioni, costi e accantonamenti migliori delle attese, a fronte di ricavi da trading più deboli delle previsioni.
«Non appena avremo perfezionato l’Opas su Mps, lanceremo un’offerta obbligatoria su Mediobanca», ha dichiarato l’amministratore delegato Carlo Messina nel confronto con gli analisti. L’obiettivo indicato è arrivare al controllo totale di Piazzetta Cuccia e poi lavorare all’integrazione, continuando a investire nel marchio e nelle persone. Il regolamento dell’offerta sul Monte è atteso tra dicembre 2026 e gennaio 2027, subordinatamente alle autorizzazioni.
La strada si è aperta ulteriormente dopo l’assemblea Mps del 29 ottobre, che ha respinto il progetto di fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali promosse dal vertice senese. Il voto ha indebolito la strategia alternativa di Luigi Lovaglio, ma non chiude la partita autorizzativa. Resta soprattutto il nodo della concorrenza: dall’esame dell’Antitrust dipenderà il perimetro definitivo delle attività che Intesa potrà mantenere.
L’accordo già raggiunto con Unipol prevede la cessione di un’entità bancaria autonoma con circa 635 filiali e il marchio Mps, per un corrispettivo stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro. A Intesa resterebbero circa 625 sportelli del Monte e Mediobanca. Messina esprime fiducia nell’Autorità e considera improbabile che siano necessarie ulteriori dismissioni. Se però arrivassero richieste aggiuntive, gli sportelli non sarebbero ceduti a Unipol: il gruppo cercherebbe altri compratori.
Secondo le stime presentate da Intesa, l’integrazione consentirebbe di raggiungere 2 mila miliardi di euro di attività finanziarie della clientela entro il 2029, con sinergie annue a regime per 2,9 miliardi e oneri di integrazione per circa 2,1 miliardi. Su Siena Messina esclude riduzioni delle sinergie: il polo tecnologico e il rafforzamento delle strutture in Toscana, spiega, assegnerebbero alla città funzioni la cui collocazione non era ancora stata decisa.
Carlo Messina ha quindi elogiato il lavoro di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti sulla stabilità del Paese e ritiene che eventuali tensioni sullo spread possano arrivare soprattutto dalla Francia o dagli Stati Uniti. Mantiene invece toni duri sulla manovra e sull’impatto per il settore, assicurando di voler proteggere il personale dalle conseguenze della riduzione degli utili.
Riproduzione riservata © il Nord Est








