Vivaisti viticoli del Fvg, Bruno Augusto Pinat confermato al vertice
L’imprenditore di Perteole, 71 anni, al suo ultimo mandato.Tra costi in aumento e nuove regole europee per il settore il comparto chiede più valore per qualità e tracciabilità

«Sono onorato per la fiducia che mi è stata data ancora una volta, questo sarà il mio ultimo mandato, durante il quale cercherò qualche figura adatta a portare avanti quello che abbiamo realizzato negli anni». L’associazione vivaisti viticoli del Friuli Venezia Giulia ha rinnovato i propri organi direttivi e rilanciato l’impegno per la valorizzazione del materiale di propagazione viticolo. Nell’assemblea, i soci hanno confermato Bruno Augusto Pinat, 71 anni, imprenditore di Perteole di Ruda, alla presidenza per il mandato 2026–2029. Al suo fianco i tre vice Yuri Zambon, Tarcisio Truant e Alessandro Leon, mentre Marco Cocitto e Davide D’Andrea completano il Consiglio di amministrazione.
Pinat è un veterano di lunga esperienza e solidissime basi professionali. In una prima fase è stato presidente dei vivaisti dal 1988 al 1997, poi per 7 anni ha ricoperto l’incarico di numero uno dell’Ersa, (Ente regionale di sviluppo agricolo), in una delle epoche più importanti, con la contesa Italia-Ungheria sul Tocai e con le basi gettate per quella che qualche anno dopo è diventata la grande Doc Prosecco. Dal 2006 l’imprenditore è tornato a prendere le redini dell’associazione e resterà presidente fino al 2029. «I tempi stanno diventando duri – ha detto –, con tutto quello che sta succedendo nel mondo non me la sono sentita di mollare».
Fondata nel 1968 nel Friuli Venezia Giulia, dove si concentra circa il 70% della produzione italiana delle barbatelle, l’associazione riunisce imprese vivaistiche di differenti dimensioni e specializzazioni. L’assemblea dei soci ha posto al centro del confronto la necessità di riconoscere pienamente il valore del lavoro vivaistico, in una fase segnata dall’aumento dei costi produttivi, dalla crescente complessità degli adempimenti e dagli investimenti richiesti per accompagnare l’evoluzione della viticoltura. «La barbatella – ha sottolineato ancora Pinat – non è una semplice materia prima, ma il primo investimento sul futuro di un vigneto. Dietro ogni pianta ci sono competenze, ricerca genetica, selezione, controlli sanitari e un lungo processo produttivo».
«Il nostro obiettivo – ha aggiunto Zambon, vicepresidente dell’associazione e direttore dei Vivai cooperativi Rauscedo – è far comprendere alla filiera questo patrimonio di valore, evitando che la competizione si riduca esclusivamente al prezzo, a discapito della qualità e della capacità di innovare».
L’impegno dei vivaisti nella ricerca e nell’innovazione assume un’importanza crescente di fronte alle sfide climatiche, fitosanitarie e produttive della viticoltura. Dalla selezione clonale allo sviluppo di nuove varietà e portinnesti, il comparto contribuisce concretamente alla competitività e alla sostenibilità del vigneto. A questo si aggiungono le responsabilità derivanti dal Regolamento Ue 2016/2031, che disciplina la sanità delle piante e il sistema del passaporto fitosanitario. Le procedure di identificazione, registrazione e tracciabilità richiedono organizzazione, personale qualificato e controlli rigorosi, con costi che ricadono sulle imprese vivaistiche, ma si traducono in maggiori garanzie per i viticoltori.
Il quadro normativo è destinato a evolvere con il regolamento europeo sul materiale riproduttivo vegetale (Prm), oggetto di un accordo politico provvisorio tra Parlamento e Consiglio Ue nel giugno 2026 e attualmente in attesa dell’approvazione definitiva. Un provvedimento che punta a rafforzare la qualità e la tracciabilità del materiale commercializzato, aggiornando le regole alle nuove esigenze della produzione vivaistica.
«Non possiamo permettere – conclude Pinat – che la crescente qualità del nostro prodotto venga percepita come un attributo senza valore. L’aumento delle materie prime, gli investimenti in innovazione e le nuove responsabilità normative impongono a ogni impresa scelte economicamente sostenibili».
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