Decolla Transizione 5.0 con 12,7 miliardi di incentivi: «Ma troppo complicati»

È stato pubblicato ieri in tarda serata il decreto attuativo di Transizione 5.0, il programma di efficientmento energetico trainato dall’innovazione tecnologica e digitale annunciato dal ministero delle Imprese e del Made In Italy ancora nel dicembre dell’anno scorso.
Un piano da 12,7 miliardi di euro complessivi tra i 6,3 miliardi previsti per la transizione energetica e l’efficientamento delle imprese finanziati dal Pnrr e i 6,4 miliardi che arrivano invece dalle casse dello Stato per investimenti, trainanti, relativi alla digitalizzazione e alla formazione delle maestranze.
L’impianto rimane sostanzialmente il medesimo di quello presentato lo scorso aprile al Centro Congressi di Padova: il credito d’imposta è determinato sulla base delle spese agevolabili in percentuali che oscillano tra il 5% nel caso di investimenti oltre i 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi ammissibili pari a 50 milioni di euro (per una riduzione dei consumi energetici tra il 3 e il 6% per Unità produttiva e tra il 5 e il 10% per il processo produttivo) e il 45% nel caso di investimenti fino a 2,5 milioni di euro e un risparmio energetico di almeno il 10% per unità produttiva o almeno del 15% per il processo produttivo.
Il decreto attuativo, in attesa del via definito all’apertura del portale per l’invio delle domande (che saranno retroattive a partire dal 1 gennaio 2024) si compone di ben 24 articoli, densi di riferimenti e di complessità che spaventano non poco gli imprenditori. Imprenditori che pure si dichiarano soddisfatti della pubblicazione di un decreto in grado di dare una nuova spinta agli investimenti produttivi del secondo paese manifatturiero d’Europa. «Finalmente le nostre aziende potranno valutare o meno la convenienza dell’agevolazione che francamente attendevamo da tanto e con un’aspettativa molto alta» spiega Laura Dalla Vecchia presidente di Confindustria Vicenza.
«Il decreto, rispetto alle bozze circolate nelle scorse settimane, è stato oggetto di diversi ritocchi e quindi risulta comunque necessario un approfondimento per fornirne un giudizio definitivo. Certamente il credito 5.0, considerati gli importi potenzialmente fruibili dalle imprese, è una misura molto interessante tuttavia, i particolari e complessi meccanismi di concessione del credito rischiano di costituire una penalizzazione. Abbiamo bisogno di più semplicità e più trasparenza nelle procedure. Non di una burocrazia che da una parte rallenta e dall’altra porta costi assurdi e che poi trasforma un tema così strategico in un mercato servaggio delle consulenze». E tra i mille elementi che compongono il quadro generale emerge il dato, chiaro, relativo alle spese per la formazione: le agevolazioni in questo caso arrivano al limite del 10% e la spesa massima non dovrà superare i 300 mila euro.
«Il governo è riuscito in una difficile quadratura di un cerchio che da una parte vede le esigenze di digitalizzazione delle imprese e dall’altra le istanze green del Pnrr» aggiunge Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico. «Un esercizio per nulla scontato le cui complessità siamo pronti a valutare grazie ad una struttura, quella di Confindustria Alto Adriatico, che sarà certamente in grado di a dare supporto a quelle Pmi che rischiano di faticare più delle società strutturate nella gestione dei progetti e nel controllo di quegli aspetti legali che saranno sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate. Sul tema però della formazione si poteva fare meglio: le nostre imprese possono comprare tutte le macchine e gli impianti che vogliono ma poi ci vogliono le competenze per farli funzionare. Per questo sul piano degli investimenti in formazione credo fosse importante aumentare i budget in maniera significativa. Solo con fondi adeguati si può infatti garantire alle persone gli strumenti necessari per il proprio futuro».
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