Da Lussino al mondo: nell’anteprima di Trieste Next l’omaggio a Budinich, pirata della scienza

L’anteprima al Miela con il documentario dedicato al padre del Sistema Trieste

La redazione
Il folto pubblico in sala al Teatro Miela per l’anteprima di Trieste Next Foto Andrea Lasorte
Il folto pubblico in sala al Teatro Miela per l’anteprima di Trieste Next Foto Andrea Lasorte

C’è una frase, nell’autobiografia di Paolo Budinich, che da sola spiega mezzo secolo di storia cittadina: «L’alta cultura è naturale nemica di ogni forma di nazionalismo, facilmente si espande oltre i confini senza che nessuno possa fermarla, non riconosce frontiere d’alcun tipo».

È il filo conduttore di “Budinich, il pirata della scienza”, il documentario di Sara Švagelj presentato al Teatro Miela dalla regista, come anteprima di Trieste Next.

Chi l’avesse perso potrà vederlo domenica alle 21.15 su Rai Tre Fvg.

Cinquantacinque minuti per raccontare come un lupo di mare nato a Lussino nel 1916 sia diventato l’architetto involontario del Sistema Trieste. Švagelj, cofondatrice di ReBel Film e autrice dell’opera, ha costruito il racconto incrociando le pagine dell’”Arcipelago delle meraviglie”, l’autobiografia di Budinich, con le testimonianze di chi lo ha conosciuto e di chi lavora tuttora negli istituti che lui ha contribuito a fondare. Compare anche Daniele Amati, scomparso lo scorso agosto: una delle ultime testimonianze raccolte prima della sua morte.

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«Quello che mi ha colpito nelle interviste è la sorpresa quasi incredula con cui chi lo ha conosciuto racconta ancora oggi la sua determinazione», sottolinea la regista. Erio Tosatti, arrivato in città nel 1967 e tra le voci più vicine a Budinich, lo ha definito «un uomo mai sazio di portare innovazione».

Paola Rodari, tra i fondatori dell’Immaginario Scientifico, lo ha chiamato il suo «padre putativo sul fronte della politica della scienza». Colpisce, aggiunge Švagelj, il contrasto tra la statura dell’impresa e il ruolo periferico di Trieste, che aveva appena perso il primato di porto asburgico. «C’è una cosa che ho ritrovato in tutte le testimonianze», osserva Švagelj: «Nella scienza, come in qualsiasi altro settore, a un certo livello le persone tendono a essere piuttosto egocentriche, concentrate sul proprio operato». Budinich, raccontano tutti gli intervistati, era l’eccezione: un uomo rivolto verso l’esterno, teso a costruire non la propria carriera ma le condizioni perché altri potessero fare ricerca.

Un tratto che rende la sua visione attualissima: la scienza non come affermazione individuale, ma come infrastruttura condivisa. Dai Simposi di Fisica nella baia di Grignano nasce l’incontro decisivo: nel 1960 Budinich ospita Abdus Salam, fisico dell’Imperial College di Londra. Seguono anni di trattative, un fondo della Cassa di Risparmio, il governo Fanfani: nel 1964 nasce l’Ictp, con Salam primo direttore. Quattordici anni dopo arriva la Sissa.

Quella stessa idea, la scienza come lingua comune capace di attraversare confini reali e simbolici, sarà al centro della tavola rotonda “Uniting Minds: Stories of Global Science”, in programma oggi, 25 settembre, alle 21 in Area Talk 1, organizzata dall’Ictp nell’ambito di Trieste Next.

Con lei e Tosatti interverrà anche il direttore dell’Ictp Atish Dabholkar; modera Sandro Scandolo. «Per Budinich scienza e cultura erano la stessa cosa», spiega la regista, richiamando un’espressione di Serena Mizzan, presidente dell’Immaginario Scientifico: l’essere umano non deve restare confinato, ma deve lavorare insieme agli altri per un futuro comune. Un’eredità che riguarda meno la distanza tra blocchi di paesi, e più la necessità di avvicinare chi parte da condizioni sociali diverse, dando a tutti accesso reale all’educazione e alla ricerca.

Se oggi Trieste ospita un festival della divulgazione scientifica che porta il nome della città nel titolo, il merito è anche di un ex studente lussiniano che rifiutò una cattedra a Bologna per restare fedele, come scrive lui stesso, al proprio rapporto con il mare.

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