Non solo calcio: in Friuli Venezia Giulia sempre più pubblico per gli altri sport
In regione aumentano le presenze nelle arene delle altre discipline. È uno dei temi al centro di Sport Business Forum, a Gemona il 23 e 24 ottobre

Un’impalcatura sotto la superficie della passione; è anche economico l’architrave che sostiene lo sport in Friuli Venezia Giulia. E analizzare questa dinamica dice molto su come investire sul futuro delle nuove generazioni.
Lo Sport Business Forum – l’evento promosso a Gemona dal 23 al 24 ottobre da parte di Nord Est Multimedia, il gruppo che edita anche questo giornale – è un racconto di emozioni e memorie, ma anche l’occasione per inquadrare lo stato dell’arte dello sport in un territorio.
I numeri del fisco, elaborati su dati del Ministero delle Finanze, confermano la pendenza di questo terreno. Nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2024 sono stati 34.653 i contribuenti regionali a portare in detrazione le spese sostenute per le attività sportive dei propri figli.
Si tratta del 3, 6% del totale, una quota quattro volte superiore allo striminzito 0, 9% della media nazionale, per un ammontare complessivo di oneri che tocca gli 8 milioni di euro. Eppure la tendenza profonda rivela una ritirata: negli ultimi cinque anni, a fronte di una platea fiscale complessiva che si è allargata dell’1,9%, le famiglie che registravano i costi per lo sport dei ragazzi tra i cinque e i diciotto anni sono diminuite del 27%.
Una contrazione importante. Che forse trova un ammortizzatore parziale nel ricorso ad altre misure di sostegno alla genitorialità, come la Dote famiglia, ma che segnala comunque una fatica strutturale nell’affrontare i costi. Del resto lo si ripete all’infinito: l’era dei campetti in campagna, dei cortili, dei patronati e degli oratori è conclusa, oggi lo sport significa impiantistica, sicurezza ma anche spesa.
Poi c’è il consumo dell’evento. I dati della Siae quantificano in 14,6 milioni di euro la spesa del pubblico per gli spettacoli sportivi sul territorio regionale, di cui 13,2 destinati esclusivamente all’acquisto dei titoli d’accesso. In Fvg si spende meno rispetto al resto d’Italia – 16, 3 € a spettatore contro i 21, 8 della media nazionale – ma sta cambiando radicalmente il modo di partecipare.
L’aumento della spesa complessiva racconta infatti che andare al palazzetto o allo stadio non significa più soltanto guardare una partita dal seggiolino. È diventata un’esperienza più ampia, che comprende l’intera giornata e il legame con la comunità. Il calcio mantiene il primato (il 68, 3% degli accessi) ma dal 2019 gli altri sport di squadra (pallacanestro, pallavolo, rugby) hanno vissuto una crescita marcata, passando dal 19% al 30% del pubblico complessivo. È un segnale: si cerca una vicinanza diversa, meno esasperata e più aggregativa.
Questa domanda diffusa si poggia su un’eredità materiale di cemento e mattoni: 2. 124 impianti censiti a novembre 2025, una densità di spazi superiore alla media nazionale. Il 73% delle strutture è di proprietà pubblica, quasi sempre in mano ai Comuni.
Ma è un’architettura vecchia, figlia degli anni Settanta e Ottanta. Metà delle strutture sconta la vetustà e il 5% è ormai fermo per usura e manutenzione insufficiente. Un patrimonio fragile che resiste solo grazie alla rete dei 2.645 enti dilettantistici e ai 10.648 collaboratori coordinati e continuativi attivati nell’ultimo anno; siamo davanti a un piccolo esercito di lavoratori sportivi e oltre uno su quattro ha superato i cinquant’anni.
L’anima economica dello sport si muove lungo questo crinale: tra bilanci delicati e palestre nate nel secolo scorso che faticano a rinnovarsi. Fuori dai palazzetti della provincia, i cancelli restano aperti grazie a questa tenacia. Un pezzo di welfare silenzioso che si regge sulla tenuta di un cemento ormai d’epoca.
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