«Meno ansia e più coraggio»: perché lo sport salva i ragazzi dal terrore di fallire

Quattro affermazioni definiscono i contorni della Generazione Z in Friuli Venezia Giulia: il divario di quasi 10 punti tra chi si allena e chi resta fermo. L’appuntamento a Gemona con Sport Business Forum, qui per iscriversi agli eventi

Fabrizio BrancoliFabrizio Brancoli

 

Quattro affermazioni sul senso del limite e della fiducia definiscono i contorni di una generazione, in Friuli Venezia Giulia. Sono le frasi-guida utilizzate dai rilevatori statistici per misurare l'impatto psicologico della fatica quotidiana.

1) Quando fallisco (cioè non riesco a fare qualcosa come volevo), ho paura di non avere abbastanza talento.

Lo pensa il 40, 9% dei ragazzi che praticano sport in Friuli Venezia Giulia. Questa percentuale sembra alta, è quasi la metà. Ma tutto è relativo. Diventa bassa se accostata a un’altra: tra chi non ha mai allacciato una scarpa da ginnastica o frequentato una pista, il terrore dell’insuccesso sale al 50, 2%. Insomma se fai sport sei psicologicamente più forte; lo sport ti consegna un vissuto in grado di aiutarti nella partita dell’esistenza. E c’è una fessura di quasi dieci punti percentuali che separa due modi diversi di guardare lo specchio.

Non si tratta di saper perdere, ma di sopravvivere all’errore. I numeri, estratti dall’Ufficio di statistica della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia su dati Istat, misurano una postura mentale prima ancora che fisica, la differenza fatta dall’idea che la sconfitta possa farti crescere. Una caduta vista come l’occasione per imparare e, poi, recuperare.

Dunque lo sport lascia un’impronta silenziosa sulla fiducia delle persone. Soprattutto se giovani.

2) La fiducia in me stesso/a mi ha permesso di superare momenti difficili.

Il 67,8% di questi atleti ne è convinto. Ma se non praticano sport, la quota precipita precipita al 55, 4%.

Lo studio non concede alcuna zona d’ombra: non c’è una porta laterale, il quadro resta coerente frase dopo frase.

3) Quando sono in una situazione difficile, di solito riesco a trovare la via d’uscita.

Di nuovo, sono i ragazzi che non praticano attività motorie a ritenersi meno capaci di trovare una soluzione esistenziale: il 64, 0% contro il 75, 8% di chi fa sport. Sarà anche retorica, quella del campo come scuola di vita, ma non registra smentita. E poi c’è l’ultima frase-guida.

4) Non ho paura di esprimere i miei pensieri e le mie idee anche di fronte a chi la pensa diversamente.

Qui siamo su un altro terreno: la libertà di trasmettere al prossimo le proprie idee. Le differenze calano. Tuttavia ragazze e ragazzi che si impegnano nello sport restano in una condizione migliore: quell’opinione appartiene al 68, 7% di loro rispetto al 66, 8% di chi resta lontano da campi, piste e palazzetti.

Si delinea così il profilo di una giovinezza che si difende dall’ansia da prestazione attraverso l’esercizio e (soprattutto) i valori. Misurare il millimetro, l’errore del compagno, il fiato corto durante l’ultimo quarto d’ora di gioco, gocare di squadra, rispettare l’avversario e le regole del gioco: tutto questo definisce una familiarità con l’ostacolo. Chi si allena sperimenta ogni pomeriggio che la fatica non è un blocco definitivo, ma una variabile con cui negoziare.

 

Spogliata dal mito della vittoria celebrata sui social, la passio sportiva salirà sul palco dello Sport Business Forum di Gemona attraverso le voci di grandi testimoni. L’evento promosso da Nord Est Multimedia considera lo sport come motore di resilienza per il tessuto sociale ed economico del territorio. C’è un legame profondo tra un atleta che supera la crisi e - per esempio - un’impresa che affronta il mercato si rigenera dentro le stesse stanze.

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