«Pesavo 117 chili, ora spingo un'amica in maratona»: la storia di Massimo e la forza del riscatto nello sport

Parte a Gemona lo Sport Business Forum 2026: i ricercatori dell’Università di Udine hanno spiegato come l'attività fisica personalizzata cambia la composizione corporea e la vita

La redazione

«Questo progetto mi ha cambiato la vita». Per Massimo correre la maratona è stato l’inizio di un percorso che continua ancora oggi. Il suo punto di partenza era un peso di 117 chili, oggi ne pesa 80. Ha proseguito l’attività sportiva: a New York, ha accompagnato un’amica con la SLA, spingendola lungo i 42 chilometri della gara. A novembre correrà la sessantesima mezza maratona. La sua testimonianza dimostra come migliorare le proprie capacità fisiche possa aprire possibilità prima impensabili.

Massimo è uno dei diciassette uomini con sovrappeso o obesità arrivati al traguardo di una gara di lunga distanza dopo sei mesi di allenamento personalizzato. Alla performance sportiva si sono accompagnati una riduzione della massa grassa, il mantenimento di quella magra e un miglioramento della capacità aerobica. Sono i risultati del progetto di ricerca illustrato oggi da Mattia D’Alleva, ricercatore dell’Università eCampus e collaboratore di ricerca dell’Università di Udine, a Gemona del Friuli, nell’ambito della tappa conclusiva di Sport Business Forum 2026.

Il progetto mostra il valore concreto dello sport: un allenamento regolare, graduale e personalizzato può migliorare le capacità fisiche delle persone con obesità e rendere raggiungibili traguardi impegnativi come la maratona, che possono a loro volta diventare uno stimolo a dare continuità alla pratica sportiva.

La presentazione si è svolta durante “Cadere, recuperare, superarsi: la fisiologia del riscatto nello sport”, incontro a cura del Centro Studi Sport di Montagna e dell’Università di Udine – Dipartimento di Medicina. Introdotto da Enrico Rejc, docente di Scienze dello Sport dell’Ateneo e delegato del Rettore allo sport, e condotto da Andrea Schiavon, direttore di Sport Business Forum e Fondazione SIT, l’appuntamento ha approfondito il contributo della ricerca scientifica al miglioramento delle capacità fisiche e al recupero nello sport.

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Meno massa grassa e maggiore capacità di sostenere lo sforzo

Nel progetto presentato da D’Alleva sono state confrontate due modalità di allenamento. Nel gruppo con allenamento polarizzato, il peso è diminuito in media di 3,7 chilogrammi e la massa grassa di 4,2 chilogrammi; nel gruppo con allenamento a soglia, le riduzioni medie sono state rispettivamente di 2,7 e 3,3 chilogrammi. In entrambi i gruppi la massa magra è rimasta sostanzialmente invariata: il cambiamento nella composizione corporea è stato quindi più marcato di quanto indicasse il solo calo di peso.

Il consumo massimo di ossigeno, indicatore della capacità aerobica misurato in litri al minuto, è aumentato dell’8,5% nel primo gruppo e del 4,2% nel secondo. Alla prima soglia ventilatoria, la velocità di corsa è cresciuta di un chilometro orario in entrambi: da 8,6 a 9,6 chilometri orari con l’allenamento polarizzato e da 9,2 a 10,2 con quello a soglia. I partecipanti erano dunque in grado di correre più velocemente prima di raggiungere la stessa soglia fisiologica.

Questi miglioramenti sono stati ottenuti con indicazioni alimentari generali, senza una dieta ipocalorica prescritta. L’apporto energetico rilevato attraverso i diari alimentari non è cambiato in modo significativo.

Il percorso fino alla gara

Il progetto ha coinvolto inizialmente 28 uomini, con un’età media di circa 40 anni e un indice di massa corporea medio nella fascia dell’obesità. Di questi, venti hanno completato le 24 settimane di allenamento, suddivisi in due gruppi da dieci: a loro si riferiscono i risultati sulla composizione corporea e sulla capacità aerobica. Tra quanti hanno concluso il programma, diciassette hanno poi partecipato alla gara finale, portando tutti a termine la distanza assegnata.

La preparazione prevedeva tre sedute settimanali, con intensità definite attraverso test individuali, carichi progressivi e monitoraggio costante da parte dei ricercatori. Il volume medio di allenamento è passato da circa due ore e 35 minuti a settimana nella prima fase a tre ore e 25 minuti nell’ultima, con una quota prevalente di lavoro a bassa intensità.

La gara, proposta fin dall’inizio come obiettivo, si è svolta a Buja su un circuito cittadino. La distanza è stata assegnata a ciascuno sulla base del livello raggiunto.

La storia di Massimo

Massimo ha scoperto il progetto leggendo un articolo mentre era a casa con il Covid. Ha deciso di partecipare ed è riuscito a completare la maratona in meno di quattro ore. «Sono partito da 117 chili, adesso ne peso poco meno di 80», racconta nella sua testimonianza, riferendosi al cambiamento maturato nel tempo. Nel suo racconto ricorda il sostegno costante del ricercatore Mattia D’Alleva, che seguiva i suoi allenamenti e con cui è rimasto in contatto anche dopo la conclusione del progetto. Un rapporto che ha accompagnato il percorso verso il traguardo e la scelta di continuare a correre.

Camminare consumando meno energia

I benefici dell’esercizio riguardano anche un’attività quotidiana come il cammino. Nel corso dell’incontro, Lara Mari, dottoranda di ricerca in Scienze mediche cliniche e traslazionali dell’Università di Udine, ha presentato “Obesità e sport: sei mesi per cambiare”, illustrando uno studio distinto su uomini e donne con obesità, suddivisi in gruppi con allenamento polarizzato o intervallato ad alta intensità.

Le rilevazioni hanno evidenziato nel complesso riduzioni del peso, della circonferenza della vita e della massa grassa, insieme a un miglioramento della capacità aerobica. È inoltre diminuito il costo energetico della camminata: percorrere la stessa distanza alla stessa velocità richiede meno energia. Sono emersi anche cambiamenti nell’utilizzo dei combustibili durante il cammino, con un maggiore impiego dei grassi e un minore consumo di carboidrati.

Un insieme di risultati che amplia la lettura dell’efficacia dell’esercizio: accanto al dimagrimento, conta la possibilità di muoversi con maggiore efficienza e sostenere meglio l’attività fisica.

Nel corso dello stesso appuntamento, ospitato alle 11.30 a Palazzo Fantoni, sono stati illustrati anche altri due studi dedicati alla prestazione e al recupero. Il ricercatore Simone Zaccaron ha approfondito il rapporto tra fatica e adattamento, analizzando gli effetti della stimolazione spinale transcutanea non invasiva sulla potenza espressa durante sforzi ripetuti. Il ricercatore Nicola Campigotto ha esaminato invece i deficit neuromuscolari che possono persistere dopo un intervento al legamento crociato anteriore, anche negli atleti già tornati alla pratica agonistica, e il possibile contributo della stessa tecnica di stimolazione al miglioramento della performance neuromuscolare.

L’incontro si inserisce nelle due giornate di Sport Business Forum dedicate a storie di sport, ricadute e riscatto. Dopo l’anteprima di Trieste e le tappe di Treviso e Belluno, la manifestazione conclude a Gemona del Friuli l’edizione 2026.

La tappa è promossa da Nord Est Multimedia, Il Nordest e Il Messaggero Veneto, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoTurismo FVG e Comune di Gemona del Friuli.

La partecipazione a tutti gli appuntamenti è gratuita, previa iscrizione sul sito www.sportbusinessforum.com, dove è possibile consultare il programma completo e gli aggiornamenti della manifestazione.

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