A Gemona lo sport delle storie e quello che ripara i corpi e le emozioni
Si apre l’evento di Nem e del Messaggero Veneto: nella prima giornata gli studi dei ricercatori dell’Università di Udine, il libro sulla vita di Cainero e Zaccheroni che si racconta

Il Percorso Vita di Piazzale Simonetti, a Gemona, è una striscia di terra e attrezzi nati per far muovere il corpo. Questa mattina, 22 ottobre, alle 10, lungo quel tracciato si presenteranno persone che si piegano, corrono, cercano l’equilibrio e misurano la resistenza dei propri muscoli all’attrito del tempo.
Non è una scelta casuale. Cinquant’anni fa questa terra tremava, crollava e poi si rimetteva in piedi, mattone su mattone. Lo sport, in fondo, fa la stessa cosa con i corpi e con le storie: accompagna una storia, asseconda una reazione, ripara.
Ore 11,30: l’Università
L’incontro delle Il codice genetico di questa giornata, che apre lo Sport Business Forum 2026 a Gemona, sta dentro tre verbi pronunciati a mezzogiorno tra le pareti di Palazzo Fantoni: cadere, recuperare, superarsi. I ricercatori dell’Università di Udine ci hanno messo sopra i grafici e la scienza, spiegando cosa succede alle fibre muscolari e alla testa quando si decide di non rimanere a terra.
Introduce Enrico Rejc, docente Scienze dello Sport dell’Università di Udine e delegato del Rettore allo sport. Presentano le ricerche: Nicola Campigotto, dottorando di ricerca Scienze mediche cliniche e traslazionali; Mattia D’Alleva, ricercatore in Metodi e didattiche delle attività motorie Università eCampus; Lara Mari, dottoranda di ricerca in Scienze mediche cliniche e traslazionali; Simone Zaccaron, dottorando di ricerca in Scienze motorie e sportive Università di Udine e Verona.
Di che cosa parleranno le ricerche? Ne citiamo una: diciassette uomini con sovrappeso o obesità sono arrivati al traguardo di una gara di lunga distanza dopo sei mesi di allenamento personalizzato. Al risultato si sono accompagnati una riduzione della massa grassa, il mantenimento di quella magra e un miglioramento della capacità aerobica. Poi altri focus su obesità e sport; il rapporto tra fatica e adattamento; e uno studio sui deficit neuromuscolari che possono persistere dopo un intervento al legamento crociato anteriore.
Ore 17,30: la storia di Cainero
Poi ci sono i nomi, le storie delle persone. Alle 17. 30, al Cinema Teatro Sociale, si parla di Enzo Cainero. C’è un libro che porta il suo nome, scritto da Antonio Simeoli, e ci sono gli uomini che con lui hanno diviso tappe del Giro d’Italia, intuizioni e salite impossibili, come Mauro Vegni e Claudio Pasqualin. Il libro si intitola Enzo Cainero – Il friulano che scalava i sogni (ed. Forum). A Cavalicco c’è un mulino che la famiglia Cainero gestiva da cinque secoli. È da lì, da quella manciata di chilometri fuori Udine, che è partito tutto; e il libro lo racconta.
Enzo Cainero ha passato la vita a fare calcoli come commercialista e a ridisegnare la geografia del ciclismo, portando il Giro d’Italia sulle pendenze verticali di queste terre: lo Zoncolan, del Crostis e del Lussari. Era un uomo concreto, con le mani dentro la realtà del suo tempo. Quando la terra ha tremato nel 1976, si è messo al lavoro per far ripartire la Fantoni in poche settimane.
Quarant’anni dopo, nel silenzio della pandemia, ha convinto tutti che si potesse far partire una tappa del Giro d’Italia dalla pista della base aerea di Rivolto, sotto il volo delle Frecce Tricolori e davanti a migliaia di persone. Per lui l’impossibile era solo una questione di organizzazione. Era uno che misurava il Friuli con il metro dei sogni verticali, uno che ha convinto il ciclismo mondiale che quella salita – lo Zoncolan – esisteva sul serio e si poteva scalare da campioni. Ma ha anche “fatto” il calcio e il basket, con le due squadre principali di questa terra, con livelli altissimi.
E le testimonianze, tutte diverse, convergeranno su questa sua vocazione eclettica.
Saluti di Andrea Cainero, figlio di Enzo Cainero; e di Roberto Revelant, sindaco di Gemona del Friuli. Intervengono: Lorenzo Bettarini allenatore di basket (ed ex giocatore di serie A, storica bandiera dell’Apu); Paolo Fantoni, presidente della Fantoni; Claudio Pasqualin, procuratore sportivo e opinionista televisivo; Antonio Simeoli, giornalista del Messaggero Veneto e autore del libro; Mauro Vegni, già direttore del Giro d’Italia. Conduce: Paolo Mosanghini, condirettore del Messaggero Veneto.
Ore 21: Collavino, Tosco e l’intervista pubblica a Zac
Alle nove della sera, alla Comunità di Montagna, le traiettorie si allargano. Alberto Zaccheroni si siederà davanti a un microfono. Uno che è partito dai campi della Romagna, ha vinto uno scudetto a Milano e poi è andato a insegnare calcio in Giappone, scoprendo che la lingua del pallone è la stessa ovunque, anche dove si scrive da destra a sinistra. Prima di lui, Giovanni Tosco racconterà Pak Doo-Ik, il dentista nordcoreano che nel 1966 spense l’Italia a Middlesbrough con un tiro secco, cambiando per sempre la storia dei nostri traumi calcistici. Ma l’intera serata sarà aperta dai saluti di Franco Collavino, direttore generale dell’Udinese.
Sabato
Nella seconda giornata la prospettiva si ribalta. Si comincia parlando di quello che di solito si nasconde sotto il tappeto: il fallimento. Claudia Mancinelli, che ha guidato la ginnastica ritmica azzurra sulla pedana olimpica, lo definisce il primo mattone della vittoria. Subito dopo toccherà alle ruote di Elena Cecchini e, infine, alle 17, a Fefè De Giorgi. Il commissario tecnico della pallavolo affronta una regola semplice, nella sua asprezza: nello sport si vince, si perde, si impara. Tre passaggi, senza scorciatoie.
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