Manuela Di Centa: «Che spettacolo le donne d’oro»

L’intervista all’ex sciatrice di fondo: «Lisa Vittozzi ha affrontato angoscia e insicurezza: ha chiesto tempo, gliel’hanno dato e ora ha raggiunto i suoi sogni». E poi Francesca Lollobrigida e Federica Brignone

Antonio Simeoli
Manuela Di Centa con Francesca Lollobrigida
Manuela Di Centa con Francesca Lollobrigida

«Sono i Giochi di Lisa, che un anno fa ha chiesto di potersi fermare perché aveva bisogno di un periodo di stacco fisico e mentale ed è stata supportata in tutto oppure di Francesca, che ha scelto di essere mamma e atleta ed è stata messa nelle condizioni di farlo: le mie medaglie d’oro più belle sono loro due, naturalmente oltre a quelle di Fede, gigantesca».

Vittozzi, Lollobrigida, Brignone. Manuela Di Centa, 63 anni, carnica – mito dello sci di fondo e non solo per i due ori di Lillehammer 1994 nonché, tra l’altro, dal 1998, quando ha appeso gli sci al chiodo, membro del Cio – incorona le sue regine di Milano Cortina.

Manu, sono Giochi al femminile, lei che è stata il simbolo della donna che si fa largo nello sport orgogliosa di esserlo sarà al settimo cielo.

«Già a Lillehammer, 34 anni fa, fu una Olimpiade in rosa grazie ai miei successi e a quelli, tra le altre, di Deborah Compagnoni, ma le donne medagliate servivano più che altro per fare i titoli sui giornali. Oggi la parità di genere è conclamata, istituzionalizzata. Perché il presidente del Cio, Kirsty Coventry è un’ex atleta, giovane e mamma, gli effetti dell’agenda 2020+5, voluta dall’ex presidente Bach, ha portato nelle 15 commissioni una effettiva parità di genere ed è lì che vengono prese le decisioni che governano lo sport. E gli effetti si vedono a cascata».

Un esempio?

«Un uomo e una donna portano le bandiere dei rispettivi Paesi e sono felicissima che domenica tocchi all’Arena di Verona a Lisa Vittozzi. Poi sono state create un sacco di staffette miste nelle varie discipline. Gli atleti sanno che per vincere devono farlo insieme, anche grazie a quelli con cui si sono allenati e che magari non sono riusciti a coronare il sogno di una convocazione olimpica».

In Italia si può fare di più?

«A livello di campo di gara siamo messi benissimo, dal 2006, quando toccò a me, il Coni ha una donna vicepresidente vicaria, ma sull’equilibrio di genere nelle 50 federazioni si deve fare di più. Solo due presidenti sono donne e, quel che è peggio, l’unica donna a capo dei venti Comitati regionali è la trentina Paola Mora, che, guarda caso, viene da una provincia avanti sulle altre in organizzazione sportiva e impiantistica».

Lei è nel ristretto club di bi-campioni olimpici nella stessa edizione dei Giochi invernali. Ad Eugenio Monti, Alberto Tomba, Enrico Fabris, lei e suo fratello Giorgio, si sono aggiunte Francesca Lollobrigida e Federica Brignone.

«Non mi piacciono queste comparazioni tra epoche, discipline e carriere diverse, ora ci sono più medaglie in palio rispetto ad altri tempi, la Lollo, comunque, ha fatto qualcosa di eccezionale, decidendo di mettere insieme la propria vita con la sua storia di atleta professionista. Non ha dovuto rinunciare, ha avuto la possibilità, supportata dalla Federazione, di coltivare il suo sogno».

E Vittozzi?

«Ha affrontato l’angoscia, l’insicurezza, problematiche che sempre più spesso investono i giovani, anche qui supportata dalla Fisi. Ha ottenuto un anno di respiro ed è tornata vincente. Io come dirigente sono soddisfatta di queste ragazze che vogliono pensare alla loro vita e lo riescono a fare in chiave sportiva».

E Brignone?

«Mi sono commossa. Sono amica di mamma Ninna, quando ho saputo che sarebbe andata ai Giochi dopo quello che ha avuto, ho scritto a Fede: “Tu le Olimpiadi le hai già vinte”. Aveva la gamba in frantumi, l’ho compresa: io, durante la mia carriera, ho dovuto lottare a lungo con i problemi alla tiroide. Di più, Fede ha strabiliato, regalando un oro davanti al presidente della Repubblica. Quell’abbraccio con Mattarella è il simbolo di un sistema Paese – dal Governo, che, attraverso la Simco ha fatto cambiare marcia alla realizzazione delle infrastrutture, al Coni, alle Federazioni ghiaccio e Fisi, che hanno programmato alla grande, ai territori – che ha lavorato insieme per una edizione dei Giochi di successo. Al Cio, e i miei colleghi me lo dicono ogni giorno, sono entusiasti. Abbiamo valorizzato eccellenze già presenti come Bormio, Livigno, la val di Fiemme, Anterselva e naturalmente Cortina».

Rimpianti?

«Ha ragione il pattinatore Fabris: è mancato il coraggio per realizzare una pista permanente per il ghiaccio, quella di Milano sarà smantellata».

Manuela, il fondo ha rivinto medaglie dopo 20 anni.

«Che emozione! Riemergere dopo un periodo buio è dura, anche le ragazze cresceranno e hanno talento per salire di livello».

Sua nipote Martina, la figlia di Giorgio, però, ha detto che vuole mettere.

«A mente fredda magari ci ripenserà. Comunque rispetteremo la sua scelta».

Lara Della Mea nello slalom è arrivata quarta. Cosa dirle?

«Ha il futuro davanti. È stata fantastica, in aprile sarà ricevuta dal presidente Mattarella con i medagliati, perché il suo è un piazzamento che vale».

Lei ha portato la fiaccola alla cerimonia inaugurale.

«Io e Gerda Weissensteiner, che la teneva con me, ci guardavamo senza parole. Un’emozione unica. Immagino quella di Lisa Vittozzi domenica all’Arena».

Riproduzione riservata © il Nord Est