Con Snoop Dogg e Stanley Tucci tra i tifosi del curling

Regole spesso sconosciute al pubblico, nell’unico sport senza arbitro. Ma l’Olimpico di Cortina diventa una bolgia per le sfide azzurre

Laura Berlinghieri
Il pubblico per la finale per il bronzo del curling all'Olimpico di Cortina
Il pubblico per la finale per il bronzo del curling all'Olimpico di Cortina

Ha leggi tutte sue, il tifo del curling. Cenerentola dei Giochi, che pure, a questa Italia che sogna in grande, ha regalato due medaglie nelle ultime due edizioni delle Olimpiadi. Ha leggi tutte sue, il sostegno a questo sport ipnotico, del quale le regole si colgono mano a mano: solo guardando.

Ieri pomeriggio, lo stadio olimpico di Cortina era una bolgia per gli atleti di casa Stefania Constantini, ampezzana, e Amos Mosaner, trentino. Dalla prima fila, dove le urla sulla pista si sentono nitidamente, fin su all’ultimo anello.

Non c’era Snoop Dogg: forse scottato dalla brutta figura rimediata pochi giorni prima, quando, dopo la partita degli Stati Uniti, era sceso a sua volta in pista, cimentandosi in questo sport che sembra un gioco da ragazzi. In ogni caso, anche ieri, in tribuna, i vip non mancavano. C’era l’attore Stanley Tucci, innamorato dei cinque cerchi: venerdì sera era a San Siro, per assistere alla cerimonia inaugurale dei Giochi. E c’era la principessa Anna, al curling centre per sostenere la “sua” Gran Bretagna.

Ma ieri la voce dello stadio di Cortina era tutta per gli atleti italiani. Le guance colorate con il tricolore, le bandiere sventolate dai bambini, gli striscioni, i cori. Lo stadio non pieno come il giorno prima, quando le due semifinali si giocavano in contemporanea, ma comunque carico di tifosi. E tutto gridava «Italia».

Chiamarlo “popolo del curling” sarebbe un errore. Ci sono gli appassionati, sì, ma ci sono soprattutto i curiosi. I tanti che si sono accaparrati un biglietto, giusto per regalarsi una competizione olimpica. E allora il curling, lo sport più economico: settanta o cento euro a seconda del posto, ieri, per la finale per il bronzo; soltanto cinquanta, per le gare di qualificazione.

C’erano prevalentemente loro, ieri pomeriggio e nei giorni ancora prima. “Improvvisati” del tifo, che, partita dopo partita, hanno imparato ad affezionarsi a questo sport. A intuirne le regole, da autodidatti. Ad apprezzarne le caratteristiche: l’importanza della strategia e la correttezza assoluta che lo guida, trattandosi dell’unica disciplina al mondo che non prevede un arbitraggio.

Lì, nello stadio pieno, i nuovi “adepti” del curling hanno seguito la liturgia degli applausi e dei silenzi, così simile a quella del tennis. Il tempo sospeso dei lanci, che si sfoga quando le stone trovano la loro collocazione definitiva, sul ghiaccio.

Lassù, in tribuna, ieri è stata la festa della città per la “sua” Stefania Constantini. C’era mamma Monica Dalus, maestra di generazioni di bambini ampezzani e consigliera comunale. C’era il suo fidanzato, Domenico Dalla Santa, portiere di hockey sul ghiaccio per la Cortina Dolomiti. C’era Angela Romei, la giocatrice esclusa dal dt Marco Mariani: è a lei, la sua migliore amica, che Stefania ha dedicato questa nuova medaglia. E c’era anche Alice Cobelli, la fidanzata di Amos Mosaner. Lui la vittoria ha voluto dedicarla alla mamma della compagna, morta un anno fa.

Come già la partita di qualificazione alle semifinali, anche ieri è stata una gara all’ultimo end, fino a quando lo stadio è esploso con Amos.

Una vittoria che non è retorica considerare sorta di rivincita dei “secondi della classe”. Il curling, lo sport che viene sempre citato con un mezzo sorriso stampato sul volto. E che invece a Cortina è stato capace di chiamare centinaia e centinaia di appassionati, arrivati da mezzo mondo.

Come gli ormai celebri tifosi estoni che, sistematicamente mascherati da Super Mario – chissà poi perché – nei giorni scorsi hanno annegato l’amarezza al bar, non perdendo il sorriso, nemmeno dopo l’eliminazione. E gli americani stessi – vestiti a stelle e strisce dalla testa ai piedi – che, nonostante la delusione cocente per la medaglia d’oro vinta dalla Svezia, anche dopo la partita non hanno smarrito fiato.

È sicuramente l’immagine più bella delle Olimpiadi. Il colpo d’occhio delle bandiere, al momento della premiazione delle tre coppie. Il miscuglio dei colori, degli accenti. I tifosi avversari mescolati a quelli di casa. Un’unica, grande famiglia. Olimpica.

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