Olimpiadi, Ghedina: «Che biglietto da visita eccezionale per la mia Cortina»

Kristian Ghedina, ampezzano doc amatissimo dai suoi concittadini, traccia un bilancio a 360 gradi e si toglie un sassolino: «Non sono stato coinvolto nell’organizzazione»

Gianluca De Rosa
Kristian Ghedina
Kristian Ghedina

 

«La vetrina olimpica è stato il miglior bigliettino da visita per Cortina».

Ne è convinto Kristian Ghedina, ampezzano doc amatissimo dai suoi concittadini, che, a una settimana abbondante dalla fine dell’evento a cinque cerchi, e a pochi giorni dal via delle Paralimpiadi, traccia un bilancio a 360 gradi con un focus inevitabile sullo sci alpino, la sua materia, togliendosi nell’occasione anche qualche sassolino dalla scarpa.

Andiamo per ordine: che Olimpiadi sono state per la “sua” Cortina?

«Uno spettacolo sotto tutti i punti di vista. Il meteo ci ha fatto un regalo enorme. Quelle nevicate giunte a poche ore dal via delle gare hanno permesso di godere di un panorama straordinario, con le montagne innevate. Nei giorni di gara poi l’ha fatta da padrone il sole. Sole e neve, per un paese di montagna, rappresentano il binomio perfetto. Ricordo che a Nagano 1998 la gara di discesa siamo riusciti a farla dopo una settimana a causa delle avverse condizioni meteo. Al meteo poi sono seguiti i successi. Sono arrivate le medaglie di Sofia Goggia in discesa e, soprattutto, i due ori di Federica Brignone in superG e gigante. Davvero meglio di così era difficile fare».

E per lei che Olimpiadi invernali sono state, intese come esperienza personale?

«Mi sono divertito moltissimo in un ruolo nuovo per me come quello di commentatore tv. Tanti miei concittadini mi fermano ancora oggi lungo il corso per dirmi che mi hanno visto poco nel periodo delle gare. Il mancato coinvolgimento nella macchina organizzativa è stata una scelta non dipesa dal sottoscritto. Da ampezzano, molto legato alla sua terra e alla sua gente, non posso negare che mi avrebbe fatto piacere contribuire personalmente alla riuscita di questo evento straordinario. L’ho fatto lo stesso, assumendo un incarico diverso di cui sono comunque molto contento».

A tal proposito, della vita quotidiana di Cortina, lei che è ampezzano doc, cosa si può dire in merito all'esperienza olimpica?

«Dico che con l’inizio delle gare tutte le polemiche che avevano accompagnato la marcia di avvicinamento sono sparite. L’aria è cambiata, lo sport ha questo potere. I problemi c’erano e ci sono ancora, i disagi restano ma ci stiamo abituando, alleggerendo così i fastidi. Non posso negare che anche io inizialmente ho faticato ad abituarmi a nuovi ritmi. Per scendere in paese a comprare il pane, prima ci mettevo cinque minuti, poi con l’inizio dei lavori sono arrivato a metterci anche mezz’ora. Ma sono lavori che hanno e avranno il merito di migliorare il paese. Le Olimpiadi hanno offerto il lato migliore della comunità locale, concentrata nell’ospitalità dopo aver messo da parte dissapori e divisioni. I risultati di tutto questo Cortina li vedrà nei prossimi anni».

L’organizzazione olimpica “made in Italy”?

«Siamo fatti così, arriviamo sempre all’ultimo secondo, magari siamo anche un po’ confusionari, ma l'organizzazione italiana non si batte. È la migliore del mondo, lo dico da ex atleta che ha partecipato a cinque Olimpiadi lasciando per un attimo da parte il patriottismo che pure abita in me. Le piste di Cortina, ma anche quelle di Bormio che hanno ospitato le gare di sci alpino maschile, sono state preparate benissimo. È arci noto che la preparazione delle piste ce la invidiano in tutto il mondo».

Come giudica i risultati dello sci alpino, sia femminile che maschile?

«Sulle gare di Cortina c’è davvero poco da dire. Quello che ha fatto Federica Brignone entra di diritto a mio avviso nella storia, non solo delle Olimpiadi e dello sci alpino ma di tutto lo sport mondiale. Bastano le sue due medaglie d’oro per considerare il risultato sportivo da dieci e lode. Anche il bronzo di Sofia Goggia in discesa ha una valenza speciale. Non è facile presentarsi al cancelletto dopo un infortunio grave come quello occorso a Lindsey Vonn. Per quanto riguarda il movimento femminile l’Italia è in una botte di ferro ed anche le nuove leve sembrano offrire le giuste garanzie per continuare a vincere. Sono contento, passando al maschile, per Dominik Paris che ha vinto il bronzo in discesa. C’è grande curiosità attorno a Giovanni Franzoni che sta disputando una stagione entusiasmante. La speranza è che possa confermarsi ma delle discipline veloci possiamo essere contenti, meno delle discipline tecniche dove da anni siamo in difficoltà ma sappiamo che la concorrenza è diversa rispetto a quella femminile. Non è mai facile emergere in questa condizione».

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