Buco olimpico dopo il no del Cio: «La Regione Veneto ora chiarisca i conti»
La discussione intorno al deficit in rosso dei Giochi di Milano-Cortina. Manildo (Pd): «L’ente è socio della Fondazione, spieghi le perdite». Cunegato (Avs): «Fare presto»

«Vogliamo che la Regione scopra tutte le carte e vogliamo vedere nel dettaglio il perché e le responsabilità di tutte le voci in perdita». Così le parole dei consiglieri regionali del Partito democratico Giovanni Manildo e Paolo Galeano. Quest’ultimo, tra le altre cose, vicepresidente della commissione regionale Bilancio. Parole, ancora, pronunciate il giorno dopo che il Comitato olimpico internazionale ha affermato che tirerà fuori nemmeno un centesimo.
Questione di sport, questione di soldi. E polemiche. Si parla dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina e del deficit di 310 milioni di euro, tra costi sopra le stime (più 230 milioni) e ricavi inferiori alle aspettative (meno 80 milioni di euro).
Il buco
Spetta quindi ai soggetti pubblici italiani della Fondazione ripianare il debito. Ossia Stato, per il 50 per cento, e l’ammontare dell’altro 50 per cento dovrà essere spalmato tra gli enti locali. In sintesi:39 milioni di euro.
Il Comitato olimpico internazionale, di fronte all’eventualità di aprire nuovamente i cordoni della borsa ha declinato l’invito. Una risposta che molti ritenevano prevedibile a fronte del già corposo investimento del Cio sui Giochi invernali (925 milioni di euro).
Lo scontro
«La risposta (del Cio, ndr) che si attendeva è arrivata in tempi rapidi: apprendiamo che il Comitato ha detto picche all’ipotesi di intervenire con un finanziamento di salvataggio che avrebbe potuto ridimensionare le perdite della Fondazione Milano-Cortina, relative all’organizzazione e lo svolgimento delle Olimpiadi invernali - incalzano Manildo e Galeano -. Un no ufficiale, che fa salire attualmente i conti in rosso del solo Veneto a quasi 40 milioni. Ora però, senza cercare di aggrapparsi sugli specchi, vogliamo che la Regione scopra tutte le carte e vogliamo vedere nel dettaglio il perché e le responsabilità di tutte le voci in perdita». Il Pd va oltre chiamando in causa Palazzo Balbi.
«Sono i vertici della Regione, socio della Fondazione, che devono essere cristallini attorno a questa partita. Il fatto che sia già stato accantonato un fondo per ripianare gli eventuali debiti non corrisponde a spiegarne le cause e gli errori commessi. E non è un buon argomento per ridimensionare la gravità del danno, perché con i soldi recuperati da quel fondo si possono rispondere ad altre reali necessità per i cittadini del Veneto» dicono.
I soldi e le opere
«E non vogliamo neppure fermarci - concludono Manildo e Galeano - alle interrogazioni, cui magari verrà data risposta a tempo scaduto. Notiamo infatti un preoccupante mutismo istituzionale da parte della Regione. E Luca Zaia, che si è sempre vantato di essere il principale artefice dell'operazione olimpica, ora che dice? È come minimo doveroso che qualcuno venga rapidamente a riferire sulla situazione, in sede di Consiglio: lo esigiamo».
Il presidente del Consiglio regionale però per ora non interviene. Dal canto suo, sempre dall’opposizione, Carlo Cunegato (Avs) insiste su altri elementi. Il consigliere regionale chiede: «Quali opere previste nel piano olimpico veneto resteranno incompiute o parzialmente incompiute? Quali sono i costi già sostenuti per ognuna di queste? A quanto ammontano i finanziamenti residui da reperire? Quali solo le date di completamento attualmente previste?». Un fuoco di fila di quesiti che, forse, troverà prossimamente risposta.
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