Olimpiade 2036 a Nord Ovest? Zaia: «Siano Giochi italiani»

i sindaci e i governatori di Lombardia, Piemonte e Liguria si muovono. Il presidente del consiglio veneto: «è un’occasione per il paese, Ne ho parlato con Malagò»

Federico Murzio
Luca Zaia
Luca Zaia

La genesi dell’idea di portare le Olimpiadi estive del 2036 o del 2040 in Italia appartiene a Luca Zaia, idea espressa il giorno stesso della conclusione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Il primo Ge.Mi.To, però, è arrivato da Nord Ovest. L’acronimo che sta per Genova-Milano-Torino è la sintesi di un incontro avvenuto nei giorni scorsi tra i rispettivi sindaci e i governatori di Lombardia, Piemonte e Liguria.

Tema di cotanto brain storming è il progetto di portare a Genova, Milano e Torino i Giochi estivi, nel 2036 o nel 2040. Un’uscita simile è anche del governatore della Toscana Eugenio Giani, in un’idea più simile a quella di Zaia di Olimpiade italiana diffusa. Altro concetto la cui paternità spetta a Zaia.

Presidente, a lei si deve la primogenitura ma il Nord Ovest mette una prima bandierina.

«Ottimo vuol dire che qualcosa si muove. Ogni istituzione fa gli interessi del proprio territorio mi sembra normale. Quando ho lanciato per primo l’idea sembrava nessuno fosse interessato, adesso vedo con piacere che qualcuno si è mosso».

Questo muoversi a Nord Ovest è compatibile con la sua idea?

«Milano-Cortina 2026 è stata la sintesi di tre dossier. Quindi sì. Ricordo che nel 2036 ricorreranno gli 80 anni di Cortina 1956, e pensare che il Veneto non sia coinvolto mi viene l’orticaria. Nel 2040 saranno anche gli 80 anni di Roma 1960. Io penso a una Olimpiade degli italiani. L’Italia merita una grande Olimpiade diffusa, non lasciando fuori la Capitale, valorizzando per esempio più comunità del territorio, utilizzando per dire le acque del lago del Garda, le città più iconiche per la maratona. Non ci devono essere sprechi ma valorizzazione».

Venezia?

«L’ho sempre proposta come icona della sostenibilità mondiale in linea con le linee guida Cio. Nel dossier nazionale ci potrà essere posto anche per Genova e soprattutto per Roma, che potrà il faro delle Olimpiadi. Un dossier con impatto e costi ridotti sposerebbe l’idea del Cio. Ma una Olimpiade si ottiene anche sapendo proporre un sogno, una visione».

Quali potrebbero essere i criteri nella scelta dei luoghi?

«Sulla base degli impianti nel Paese. In questo, sulla scorta di Milano-Cortina, il Veneto potrebbe essere agevolato».

Agevolato dall’eredità dei Giochi invernali?

«Sì. Abbiamo una legacy importante, fatta anche di 1,8 miliardi in opere portate a casa. Siamo usciti dai Giochi con un’immagine migliore di quella con cui siamo entrati. Come facciamo a sprecare questa conoscenza?»

Lei ha già qualche idea? Il Veneto seguirà?

«Ho un’idea che ho accennato a suo tempo a Malagò (presidente della Fondazione Milano-Cortina, ndr). Le Olimpiadi non devono essere un’occasione di rottura. Oggi è bene fare tesoro delle idee di chi ci crede per poi allargare il progetto a livello nazionale. Lavorare tutti uniti: così tutti potranno fare la propria parte».

Insomma..

«Insomma bisogna tentare, sarebbe uno spreco non farlo».

Senta, ha ottenuto i Giochi invernali da governatore, li ha vissuti da presidente del Consiglio regionale. Se le Olimpiadi del ’36 o del ’40 fossero in Italia, quale ruolo pensa ricoprirà all’epoca?

(Zaia sorride, ndr). «Continuo ad allenarmi, male che vada farò il volontario». 

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