I debiti delle Olimpiadi invernali, il Cio non interviene: costi a carico di Stato e Regioni

Il Cio respinge la richiesta di contributi per il deficit di Fondazione Milano-Cortina: «Abbiamo garantito un sostegno senza precedenti, visto che questi Giochi sono stati i primi diffusi sul territorio»

Laura Berlinghieri
Strascico di debiti dopo le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026
Strascico di debiti dopo le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026

Il Cio non paga. E, anzi, tramite un suo portavoce rilancia: «Abbiamo già dato ben oltre il pattuito».

È la risposta del Comitato Olimpico Internazionale alla sollecitazione dei soci di Fondazione Milano-Cortina: Stato, Regioni Veneto e Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Comuni di Cortina e Milano.

Vale a dire tutti quei soggetti pubblici che, in ragione delle garanzie prestate nel 2019 con la sottoscrizione del joint marketing program agreement, saranno chiamati a ripianare il debito a sei zeri di MiCo. Un deficit da 310 milioni di euro: risultato di costi sopra le stime (+230 milioni) e ricavi sotto le aspettative (–80 milioni).

E buco che, a questo punto, dovrà essere coperto unicamente dai soggetti pubblici italiani, soci di Fondazione: il 50% dallo Stato e il rimanente 50% dagli enti territoriali. Con un onere finanziario che, per la Regione Veneto e il Comune di Cortina, è destinato a schizzare dai 26 previsti (anzi, sperati) in un primo momento a 39 milioni di euro. Senza, dunque, l’assegno da cento milioni – pari a un terzo dell’intero debito – ripetutamente chiesto a Kirsty Coventry.

«Il Comitato Olimpico Internazionale ha contribuito in misura decisamente superiore, rispetto ai soli benefici e diritti dal valore di 925 milioni di dollari, previsti dall’Olympic Host Contract; compreso un contributo diretto al budget operativo del comitato organizzatore» precisa il Cio, riferendosi al contributo per l’organizzazione dei Giochi – 625 milioni di liquidi e il resto di servizi – già concesso a Fondazione, evidentemente con l’aggiunta di un ulteriore sostegno finanziario, non previsto nel contratto.

Non solo. Aggiunge il Cio: «L’intero movimento olimpico – inclusi i comitati olimpici nazionali, le federazioni internazionali, i partner olimpici mondiali e i titolari dei diritti media — ha fornito un sostegno aggiuntivo senza precedenti e particolarmente significativo, dato che queste Olimpiadi sono state le prime a essere realizzate secondo un modello geograficamente così diffuso». Dichiarazioni che è difficile non leggere come una chiusura totale dei rubinetti delle sovvenzioni.

E dunque, dopo il tentativo andato a vuoto, la palla passa nuovamente a MiCo. «La responsabilità del budget operativo dei Giochi spetta al Comitato organizzatore di Milano-Cortina 2026» tiene a precisare il Cio, per smarcarsi ulteriormente dalla questione, «comitato la cui posizione finanziaria, a quanto ci risulta, è attualmente oggetto di valutazione».

Lo è alla luce del deficit a sei zeri, che ha inchiodato Fondazione alla dichiarazione di un dato di fatto: il mancato rispetto delle aspettative del “costo zero”, per l’evento. Obiettivo che si sperava di raggiungere con sponsorizzazioni, vendite dei biglietti e concessioni delle licenze.

Per questo i soci, chiamati a pagare, ora pretendono di vederci chiaro e hanno chiesto a MiCo le pezze giustificative di ciascuna spesa che ha contributo allo sforamento del budget. Si parla dunque dei 164 milioni di spese dirette tra ritardi nella consegna delle venue, variazioni del masterplan e costi del personale; dei 102 milioni per infrastrutture energetiche e telecomunicazioni, dovuti alla mancata applicazione delle garanzie; e dei 40 milioni tra royalties non pagate a Coni e Cip e Irap.

Questa la previsione dei costi in più. Tutti a carico di Stato ed enti locali, senza il salvagente del Cio. 

 

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