Il congedo del festival Frontiere nel luogo simbolo del confine

L’ultimo atto della tre giorni isontina dedicata alla riflessione sul pensiero contemporaneo in scena davanti a un pubblico di giovani all’Epic Center di Nova Gorica, realizzato per Go!2025

Marco Bisiach
(foto Daniele Tibaldi)
(foto Daniele Tibaldi)

«In fondo non potevamo che salutarci così. Se non in questo luogo, dove? Se non assieme a voi, con chi?». Con queste domande, retoriche evidentemente, il vicedirettore del gruppo Nem con delega ad Eventi e Cultura Fabrizio Brancoli ha voluto salutare la chiusura della prima edizione del festival “Frontiere/Meje. Dove i mondi s’incontrano”.

Una chiusura ospitata volutamente in un luogo simbolo: l’EPICenter di Nova Gorica, realizzato in occasione di Go!2025, esattamente a ridosso di una frontiera, punto di contatto tra le due Gorizie e i mondi che rappresentano. E di fronte ad un pubblico “speciale”: tanti giovani, circa 200, che poco prima avevano preso parte all’incontro con il filosofo Maurizio Ferraris, ultimo appuntamento della rassegna.

Un palcoscenico e un pubblico scelti come una sorta di compendio dello spirito del festival, evidenziato con chiarezza dal direttore responsabile del Gruppo Nem Nord Est Multimedia Paolo Possamai. «Abbiamo voluto Frontiere per dare continuità all’esperienza della Capiitale della Cultura in un territorio dalle matrici plurime, un prisma attraverso cui osservare il presente – spiega –. Gli otto binomi ci hanno permesso di attraversare temi di stretta attualità, esplorando tensioni e intrecci fra mondi apparentemente distanti. L’interesse di pubblici molto diversi conferma la forza di questa scelta: Gorizia, frontiera novecentesca per eccellenza, può oggi affermarsi come capitale del dialogo e del confronto. È un percorso costruito attraverso un’azione concertata, a partire da Editori Laterza, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, la Regione, le tre Università, insieme a tutti i partner che hanno contribuito a rendere il festival parte della vita cittadina. La prospettiva è quella di un evento di lungo respiro, destinato a diventare il nuovo appuntamento culturale di ogni inizio autunno».

Davanti ai giovani – ragazzi e ragazze delle classi quarte e quinte del polo liceale goriziano, dell’istituto tecnico e professionale “Galilei-Cossar”, del polo “D’Annunzio-Fabiani” e del polo liceale con lingua d’insegnamento slovena “Trubar-Gregorčič” –, si sono rivolti anche il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, la direttrice generale della Fondazione Carigo Rossella Digiusto e il vicepresidente del Gect Go Livio Semolič, tracciando un primo bilancio di “Frontiere”. Kermesse che ha fatto registrare quasi il tutto esaurito ad ognuna delle otto lezioni magistrali ospitate per tre giorni al Teatro Verdi, e ha portato migliaia di persone nelle strade e nelle piazza del centro storico di Gorizia grazie alle iniziative collaterali di Crossroads e Frontiere Experience.

«Più che buona, direi splendida la prima – ha commentato Ziberna –, ed è merito di tutte le realtà che in queste giornate ci hanno ammaliati. Frontiere ha raccontato soprattutto quanto sia fondamentale potersi confrontare con fonti importanti e qualificate: non solo gli otto relatori, ma anche i media del gruppo Nem e tutti gli altri partner del progetto».

Il riferimento è a una collaborazione istituzionale solida e convinta, che ha intrecciato il progetto culturale con la storia e le risorse del territorio, coinvolgendo luoghi della cultura, attività economiche e spazi della vita quotidiana. «Come Fondazione non abbiamo avuto alcun dubbio nello sposare la proposta avanzata nei mesi scorsi da Nem – ha sottolineato Digiusto –. Siamo stati onorati di aver lavorato a questa prima edizione del festival Frontiere. Quanto a Crossroads, il progetto di animazione urbana collegato al festival, non si è trattato solo di una rievocazione storica, ma di uno sguardo rivolto alla storia dal presente, per raccontare con le nostre voci l’identità del territorio».

Identità che, come sottolineato anche da Semolič, è plasticamente rappresentata da luoghi come l’EPICenter, frutto di un’intesa senza confini capace di superare le divisione del passato, e monito per un ulteriore impegno nel futuri affinché «la frontiera diventi sempre più un punto di incontro».

Ideato e organizzato dal Gruppo NEM con Editori Laterza, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Comune di Gorizia e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il festival ha potuto contare sui partner di progetto Gect Go e Cassa Rurale Fvg, sulla collaborazione delle Università di Trieste, Udine e Nova Gorica sulla media partnership di Radio Rai3 e Rai Friuli Venezia Giulia e sul supporto di Confcommercio Gorizia.

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