Frontiere prepara l’edizione bis: il dialogo che supera le distanze torna a Gorizia il 1° ottobre 2027

Il festival di Nem chiude con un bilancio più che positivo: migliaia di presenze a teatro e nelle strade. Dalla tre giorni isontina è uscito un grande racconto deitemi cruciali del nostro tempo

Federica Gregori
Le code dei goriziani fuori dal teatro
Le code dei goriziani fuori dal teatro

Un festival può essere molte cose: un appuntamento con il pubblico, una serie di incontri, un’occasione per portare la cultura fuori dai luoghi consueti. Ma può essere anche qualcosa di più: un modo per osservare il presente, mettere in relazione territori apparentemente lontani e provare a capire dove stiamo andando. È da questa idea che è nato “Frontiere – Dove i mondi si incontrano”, il nuovo festival del Gruppo Nem che ha scelto Gorizia, città segnata nella sua storia dalla frontiera, come luogo naturale di confronto.

Al debutto, dal 2 al 4 ottobre, Frontiere ha ricevuto un’ottima accoglienza: migliaia di spettatori hanno seguito gli appuntamenti al Teatro Verdi e le iniziative diffuse nel centro cittadino, con le lezioni magistrali seguitissime. Per questo il festival ha già fissato il suo ritorno: l’appuntamento per la seconda edizione, è stato annunciato ieri, sarà dal primo al 3 ottobre 2027.

«Le migliaia di persone che hanno animato questa prima edizione ci spingono a guardare già al prossimo autunno – svela infatti Paolo Possamai, direttore editoriale del Gruppo Nem Nord Est Multimedia – . La risposta del pubblico dà forza all’idea da cui siamo partiti: raccogliere con il festival l’eredità di Go!2025 e fare di Gorizia, con le sue molteplici radici, un luogo da cui leggere il nostro tempo».

Attraverso gli otto binomi proposti nelle lectio, spiega Possamai, il festival ha affrontato questioni centrali del presente, portando alla luce legami e contraddizioni fra mondi solo apparentemente lontani. «La partecipazione di pubblici diversi ci restituisce l’immagine di una città che, da frontiera simbolo del Novecento, si propone oggi come capitale del dialogo e del confronto».

Dalla geopolitica alla storia, dalla psicologia alla fisica, dalla linguistica alla filosofia fino alle trasformazioni tecnologiche, la frontiera è diventata chiave per interrogare il presente: Giada Messetti ha esplorato il rapporto fra Cina e Usa, Anna Foa sionismo e diaspora, Matteo Lancini giovani e adulti, Paolo Ferri universo finito e infinito, Vera Gheno maschile e femminile, Stefano Velotti bello e brutto, Maurizio Ferraris intelligenza naturale e artificiale, Alessandro Vanoli Oriente e Occidente. Una varietà di temi che, osserva Lodovico Steidl di Editori Laterza, ha composto una sorta di «macedonia» capace di mantenere la curiosità degli spettatori grazie a un linguaggio divulgativo «lontano dalla banalizzazione».

Ne è uscito un «grande racconto dei temi del nostro tempo»: è l'opinione del vicepresidente della Regione Fvg e assessore alla Cultura Mario Anzil. «Un festival come questo – sottolinea – non poteva che stare fortemente a cuore alla Regione, che sostiene convintamente la cultura di frontiera e considera la conoscenza una priorità ideale e strategica». Un racconto che, in più, ha saputo superare anche la barriera linguistica, rendendo il festival fruibile ai cittadini delle due Gorizie. «“Frontiere-Meje” – osserva il vicepresidente del Gect Livio Semolič – incarna lo spirito “glolocal”: pensare globale e agire locale».

Il confronto avviato al Teatro Verdi ha poi trovato nelle strade della città un’ulteriore forma di racconto con “Crossroads – La frontiera oltre il confine”, progetto di attivazione culturale urbana della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Itinerari e performance hanno accompagnato il pubblico tra piazze, corti e botteghe, intrecciando teatro, musica, danza, cinema, fotografia e sapere artigianale.

Per la presidente della Fondazione Carigo Roberta Demartin il riscontro avuto conferma la vocazione di Gorizia come crocevia di popoli, lingue e culture e il ruolo di un'istituzione «che non si limita a erogare risorse e sostenere progetti ma agisce da attivatore sociale – ha ribadito –, capace di mettere in rete le energie del territorio e generare connessioni durature».

La scoperta della città è proseguita con le “Frontiere Experience” curate dal Comune, tra cui gli Assaggi di frontiera proposti dai ristoratori cittadini. Anche la cucina, infatti, ha interpretato il tema del festival, attraverso ricette e sapori nati dall’incontro fra tradizioni friulane, slovene, austriache e ungheresi divenute parte del patrimonio gastronomico goriziano.

«Il successo di questa prima edizione è il risultato del lavoro di tutti i partner, ai quali va il mio ringraziamento, a partire dal Gruppo Nem e Laterza, e della qualità degli ospiti, capaci di conquistare il pubblico e accompagnarlo, nell’arco compattissimo di una sola ora, nel cuore di questioni complesse», dichiara il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna. Se questo era l’«anno zero», aggiunge, «Frontiere ha superato il debutto a pieni voti: il Verdi ha richiamato centinaia di persone ad ogni appuntamento e il pubblico è arrivato anche da fuori Gorizia. La nostra città è stata al centro di un evento capace di offrire una chiave originale per interpretare il presente. Proprio qui, dove la frontiera ha segnato la storia e la vita delle persone - ha aggiunto il primo cittadino -, è diventata anche un confine del pensiero da attraversare insieme».

È proprio nel rapporto con la città che Patrizia Artico, assessora a GO! 2025, individua uno degli elementi più significativi della prima edizione. «Frontiere", osserva, ha raccolto e rafforzato il modello culturale nato con la Capitale europea della cultura. Il festival è riuscito a far dialogare elementi contrapposti senza che l’uno prevalesse sull’altro facendoli interagire, anche scontrare, ma sempre con una visione aperta al confronto». Un modello che, nelle sue parole, «deve emergere e diventare un faro per le nuove generazioni», per un’Europa «dove le persone contano più della burocrazia e la pace più della guerra».

Il Comune ha sostenuto fin dall’inizio il progetto, lavorando perché non restasse confinato al teatro: ristoratori e esercenti hanno aderito con i loro Assaggi, le librerie hanno accompagnato gli appuntamenti, le associazioni cittadine hanno partecipato a Crossroads. Così, il festival ha cominciato a diventare patrimonio della città, e non solo una rassegna ospitata.

Il bilancio della prima edizione sta dunque nei numeri del pubblico, ma anche nella capacità di tenere insieme un teatro quasi pieno e una città attivata, le lectio e le performance, la cultura e la cucina, le istituzioni e le realtà associative. Un lavoro condiviso che ha coinvolto il Gruppo NemM, Editori Laterza, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Comune e Regione, insieme a Gect Go e Cassa Rurale del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione delle Università di Trieste, Udine e Nova Gorica, la media partnership di Radio Rai3 e Rai Friuli Venezia Giulia e il supporto di Confcommercio Gorizia.

Ora è già tempo di iniziare a immaginare la seconda tappa. Dal primo al 3 ottobre 2027 Frontiere tornerà a Gorizia: dopo l’anno zero, il festival sarà chiamato a trasformare il successo del debutto in un appuntamento capace di consolidare nel tempo quella vocazione al confronto che la città ha fatto propria.

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