“Se domani non torno”: la storia di Giulia Cecchettin raccontata a 70 mila studenti
Oltre 70 mila studenti, provenienti da circa 500 scuole di tutta Italia, hanno partecipato martedì 3 novembre all’anteprima di “Se domani non torno”, il film che racconta la storia di Giulia Cecchettin. Per Roberto Moresan, studente del Gramsci, la vicinanza geografica rende tutto più coinvolgente: «Tocca molto noi giovani, soprattutto noi di Padova, perché è successo qui vicino»

Oltre 70 mila studenti, provenienti da circa 500 scuole di tutta Italia, hanno partecipato martedì 3 novembre all’anteprima di “Se domani non torno”, il film che racconta la storia di Giulia Cecchettin. Un appuntamento nazionale che ha coinvolto contemporaneamente le scuole di tutta la penisola e che a Padova ha registrato una partecipazione particolarmente significativa: circa 400 ragazzi al Multi Astra e quasi mille al Porto Astra.
La platea
Un pubblico di giovanissimi che ha seguito la proiezione con attenzione e partecipazione, per poi prendere parte all’incontro in diretta streaming con Gino Cecchettin, la regista Paola Randi, la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan e il cast. Un’occasione per riflettere, attraverso il linguaggio del cinema, sul tema della violenza contro le donne, delle relazioni e della necessità di costruire una cultura del rispetto.
Al centro dell’incontro, soprattutto, il messaggio che Gino Cecchettin continua a portare avanti dopo la perdita della figlia: non fermarsi a ciò che è stato portato via, ma imparare a riconoscere e custodire ciò che Giulia ha lasciato. Una ragazza profondamente altruista, un punto di riferimento per le persone che le stavano accanto. Attraverso i racconti delle amiche, il padre ha scoperto quanto fosse importante nella loro quotidianità.
Una di loro l’ha definita «la nostra isola felice». Da qui il suo invito ai ragazzi: raccogliere quell’eredità, imparare a guardare oltre se stessi e diventare a propria volta un riferimento positivo per gli altri. «Portatela nel cuore e siate l’isola felice di qualcun altro», è la frase con cui ha sintetizzato il suo messaggio agli studenti.
La pellicola
Una prospettiva che si ritrova anche nelle scelte narrative del film. La regista Paola Randi ha spiegato la decisione di non mostrare e nemmeno nominare l’assassino di Giulia: una scelta maturata fin dalla lettura del libro “Cara Giulia”, scritto da Gino Cecchettin assieme a Marco Franzoso. Mettere al centro l’assassino rischierebbe di ridurre la vicenda alla responsabilità di un singolo individuo, permettendo alla società di sentirsi estranea.
Il femminicidio, invece, è una questione che riguarda tutti e richiede un’assunzione di responsabilità anche nei comportamenti quotidiani, contrastando controllo e possesso nelle relazioni.
Anche la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan ha richiamato il peso delle parole e rivolgendosi alle ragazze ha detto: «Nella vita vi capiterà di sentirvi dire di stare al vostro posto, invece io vi dico di prendervi tutto lo spazio, tutto lo spazio che vi serve». Dalle parole degli studenti emerge soprattutto la consapevolezza di una storia che non appartiene al passato, ma che continua a interrogare le nuove generazioni.
«Quando è successo frequentavo le scuole medie e ho vissuto questa vicenda attraverso i telegiornali. Anche a casa se ne è sempre parlato», racconta Luca, studente dell’Einaudi. «Il film mi ha colpito molto e ho trovato interessante l’incontro con Gino Cecchettin. Non mi aspettavo di trovare una persona così affabile solare, pensando a quello che ha vissuto. Mi ha fatto riflettere il fatto che quello che è successo a Giulia potrebbe capitare a qualsiasi ragazza, anche alle mie compagne, alle mie amiche o alla mia ragazza».
Gli occhi dei giovani
Anche Chiara, un’altra studentessa presente alla proiezione, sottolinea il valore dell’iniziativa: «Il film mi è piaciuto molto, anzi mi ha sorpreso. Conoscevo la storia di Giulia attraverso i giornali e la televisione, ma non mi ero mai documentata davvero. È stata un’occasione importante per conoscere più a fondo questa vicenda e per riflettere. Ho provato diverse emozioni, soprattutto tristezza, ma anche la felicità di vedere che questa storia è stata raccontata».
Per Roberto Moresan, studente del Gramsci, la vicinanza geografica rende tutto più coinvolgente: «Tocca molto noi giovani, soprattutto noi di Padova, perché è successo qui vicino. È una storia che ci insegna e spero che il suo messaggio arrivi anche agli altri ragazzi».
Le sequenze
A colpire i ragazzi sono state anche alcune scene particolarmente intense. Luca ricorda soprattutto il finale, quando il padre di Giulia, sull’autobus, si emoziona ascoltando una canzone mentre osserva i figli divertirsi: un momento di serenità che arriva dopo il dolore e la perdita, e che restituisce il valore degli affetti familiari.
Chiara è rimasta invece colpita dalla scena al cimitero, quando il padre si rivolge alla madre di Giulia e si interroga sul proprio ruolo di genitore, arrivando a pensare di aver fallito. Un passaggio che racconta il senso di colpa e il dolore di una famiglia, ma anche il tentativo di trovare la forza per andare avanti.
Roberto indica infine la scena in cui il padre va dai carabinieri: lo shock è tale che, per un momento, fatica persino a ricordare il nome della figlia. Tre momenti diversi, accomunati dalla capacità di restituire la dimensione umana e familiare di una tragedia.
Riproduzione riservata © il Nord Est









