Lo “spread climatico”: come eventi estremi e surriscaldamento globale indeboliscono l’economia
Secondo il Cmcc, il riscaldamento climatico potrebbe far perdere al nostro paese 6 punti percentuali di Pil entro metà secolo. Carraro, fondatore Cmcc e rettore emerito di Ca’ Foscari: «È il costo dell'inazione, del pensare che abbiamo altri problemi»

Il cambiamento climatico impone tecniche di adattamento, ma allarga anche il vocabolario. Un gruppo di ricercatori ha coniato un nuovo termine: spread climatico. Questa espressione rientra in uno studio del Cmcc, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
A spiegarlo è uno dei fondatori Carlo Carraro, rettore emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia: «Il tasso che lo Stato deve pagare per finanziare il debito pubblico è più alto in conseguenza del rischio climatico». Il surriscaldamento globale, quindi, rallenta la crescita e aggrava il peso del debito pubblico.
La definizione è semplice, i risvolti meno. «Questo significa maggiori costi per lo Stato, quindi maggiori imposte o maggiore debito, in un circolo vizioso che si ripercuote sui costi di tutti i finanziamenti alle famiglie e alle imprese».
I danni sul Pil
L’analisi del Cmcc, “Spread climatico: il costo del riscaldamento per le finanze pubbliche e per la crescita in Italia”, ha raccolto un dato che guarda al 2050. Entro metà secolo, il riscaldamento climatico potrebbe far perdere al nostro paese 6 punti percentuali di Pil.
Stiamo parlando di circa 138 miliardi di euro. Un dato inequivocabile, ma che non per forza deve darci per vinti. «Lo studio nasce dall’idea di calcolare le conseguenze del non fare niente, di pensare che abbiamo altri problemi», sottolinea Carraro. «Gli scenari che abbiamo analizzato non sono previsioni, sono il costo dell'inazione».
I settori più a rischio
E gli effetti del cambiamento climatico toccano più aspetti della nostra crescita economica, del nostro prodotto interno lordo. «Il comparto manifatturiero viene meno toccato, se non per problemi di comunicazione o danni alle infrastrutture energetiche, per esempio la disponibilità di risorse idriche. L’industria potrebbe soffrire anche di blackout temporanei».
Il Pil è sorretto anche dal lavoro: le pause obbligatorie per il caldo, con i regolamenti regionali e nazionali in vigore da qualche mese, potrebbero indebolire il nostro tessuto economico. Lo sottolinea Carraro: «La produttività del lavoro inevitabilmente cala. Sembra poco, ma quando si contano tutte le ore di lavoro perso, si ha un impatto notevole sul Pil».
Assicurarsi per eventi climatici estremi
Se ci stiamo abituando che, dopo il caldo torrido arriva un temporale, a volte violento, a riportare un precario fresco, dobbiamo guardare alle assicurazioni da eventi climatici estremi. Troveremo un’architettura piuttosto scricchiolante.
Storicamente, il 95 per cento delle perdite da disastri in Italia è non assicurato, gravando quindi sulle finanze pubbliche. La legge di Bilancio 2024 ha introdotto l'obbligo assicurativo per le imprese, «un intervento non sufficiente», secondo Carraro.
«Dovremmo arrivare ad assicurare anche le case private, condividendo il rischio tra Stato e cittadini, come facciamo con le auto».
«La strada è l’elettrificazione»
Il rischio da eventi climatici estremi analizzato dal Cmcc diventa quindi un rischio sovrano, con impatti micro e macro economici. «La Commissione europea ha dettato la strada: l’elettrificazione», tira dritto Carraro.
«Non solo riduce le emissioni, ma costa meno abbattendo il costo della singola bolletta. Il sole e il vento sono liberamente disponibili, non dipendono da nessun dittatore disperso in qualche paese del pianeta. Non sono risorse soggette a guerre, tensioni geopolitiche o prezzi variabili».
Il risultato sarebbe un paese più resiliente ai cambiamenti climatici, agli «shock economici», sottolinea Carraro. Comunque meglio che non fare niente.
Riproduzione riservata © il Nord Est









