Emergenza climatica, Mercalli: «Contro gli eventi estremi serve bloccare le emissioni di Co2»
Il meteorologo Mercalli analizza l’estate più calda di sempre. «I temporali tra venerdì e sabato si esauriranno, poi i gradi saliranno a 27-28. Anche in inverno temperature più alte»

Puntuali come da copione, dopo settimane di alte temperature arrivano piogge torrenziali, grandinate e allagamenti, dovuti allo scontro tra l’aria calda e umida e quella più fresca portata dalle perturbazioni. Più il contrasto fra le temperature è forte, più l’atmosfera “scarica” energia in modo violento.
Chiediamo al meteorologo Luca Mercalli cosa ci aspetta nei prossimi giorni.
«I temporali si stanno esaurendo, tra oggi e domani rimarrà solo una limitata allerta arancione fra Monfalcone e Latisana. Poi, nell’arco di dieci giorni, oltre i quali le previsioni non sono attendibili, avremo temperature più miti, tra i 16 e i 27 gradi, in linea con le medie di settembre. In sostanza dovremmo essere fuori dal caldo infernale degli ultimi mesi».
E come la mettiamo con l’influenza del Niño, quest’anno molto intenso?
«Si tratta di un fenomeno di riscaldamento naturale che si presenta ogni tre-cinque anni. Quello che si sta verificando quest’anno è però il più forte da cento anni, un episodio grandioso che sta interessando tutto il Pacifico equatoriale, che si sta riscaldando fra i 3 e i 4 gradi in superficie. Il fenomeno sta accelerando e raggiungerà il suo culmine a dicembre, ma andrà avanti fino a febbraio del 2027, andandosi a sommare al riscaldamento globale».
Con quali effetti dalle nostre parti?
«Anche da noi inciderà ulteriormente sull’aumento delle temperature, per cui ci aspettiamo che il 2026 e il 2027 saranno gli anni più caldi di sempre a livello globale, inverno compreso. I fenomeni atmosferici più intensi – uragani, alluvioni, siccità – si verificheranno però in Australia e Sud America».
È d’uso comune dire che il nostro clima sta passando da temperato a tropicale: è corretto? E come potremmo definire il clima attuale in Italia?
«Siamo in una situazione di transizione, ma parlare di clima tropicale per l’Italia è scorretto: la sua definizione è legata infatti a una precisa latitudine, che comporta una differenza stagionale molto lieve, e l’assenza di un vero e proprio inverno. Da noi invece questa differenza stagionale continuerà ad esistere, se non altro per una diversa durata dell’esposizione solare, anche se le temperature, comprese quelle invernali, saranno tutte più elevate. In pratica andiamo incontro a un clima ignoto».
È vero che il Mediterraneo è fra i luoghi al mondo più esposti all’aumento della temperatura?
«Si, il Mediterraneo è un hotspot climatico, si sta riscaldando a una velocità superiore del 20% rispetto alla media globale, con un aumento termico medio di circa il doppio rispetto a quello degli oceani. Succede anche in altre aree del mondo, come la Siberia o il Canada settentrionale, ma si tratta di zone poco abitate. Nel Mediterraneo gli effetti saranno decisamente più significativi, perché si tratta di un’area fortemente popolata e densa di storia, che una combinazione di fattori fisici, sociali, storici, architettonici ne ha fatto una culla di civiltà. In Siberia non vive quasi nessuno, da noi – col mare che si alza di oltre 5 millimetri l’anno - è a rischio la sopravvivenza di Venezia, che con tutto il rispetto vale molto di più».
Fra gli effetti di tutto questo ci sono pesanti ripercussioni sulla salute, con un aumento della mortalità e della diffusione di malattie tropicali...
«I dati disponibili fino a luglio parlano di un incremento di 35.000 del numero di decessi in Europa, e mancano i dati di agosto e quelli dell’Italia, che non ha ancora presentato il suo rendiconto. È verosimile che a fine estate si supererà quota 60.000, soprattutto a causa dei colpi di calore. Poi sono in aumento anche le malattie tropicali, ma per il momento hanno un’incidenza ancora piuttosto bassa».
In questi giorni Copernicus ha diffuso la notizia che agosto è stato il mese più caldo della storia in assoluto a livello planetario, con 1,65 gradi in più. Cosa accade adesso che abbiamo superato il grado e mezzo posto come limite dall’accordo di Parigi?
«Se l’aumento delle temperature continuerà, si andrà a un incremento di tutti i fenomeni estremi, vere e proprie catastrofi. Certo potrebbe trattarsi di uno sforamento temporaneo, se l’umanità, con una scelta rapida e concorde, riuscisse a ridurre e bloccare l’emissione di ulteriore Co2. Purtroppo di questa volontà non vedo traccia, al contrario si continuano a gettare miliardi in armamenti invece che in pannelli solari».
Perché, nonostante tutte le evidenze e la lamentela universale sul caldo, non maturano scelte concrete in tal senso?
«C’entrano gli interessi economici del mondo petrolifero, che alimentano il negazionismo fra la gente. E la politica risponde al consenso, quando vede che è scarso schiva l’argomento. Trovo peraltro curioso che i cittadini siano più impauriti dagli immigrati che dagli effetti del cambiamento climatico, e temo che ciò avvenga perché il migrante è percepito come altro da sé, mentre quando si brucia combustibile andando in macchina o prendendo l’aereo si è responsabili in prima persona, e cambiare abitudini è faticoso. Ma dopo tanti anni che dico queste cose ormai rinuncio a capire la testa della gente: ci vorrebbero sociologi e psicologi».
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