Dolomiti sempre più fragili: Marmolada in ritirata e acqua in calo
Ghiacciai in sofferenza, permafrost instabile e meno acqua: Legambiente lancia l’allarme sulle Dolomiti e chiede più monitoraggi e prevenzione

La crisi climatica sta modificando rapidamente le Dolomiti, tra ghiacciai in sofferenza, degrado del permafrost, versanti instabili e crescente scarsità d’acqua. A puntare i riflettori sulla situazione è Legambiente Veneto, nell’ambito della nuova edizione della Carovana dei Ghiacciai, campagna dedicata al monitoraggio dello stato di salute dei ghiacciai alpini.
In Veneto, giugno 2026 ha registrato temperature oltre 3 gradi superiori alla media 1991-2020, mentre luglio è stato particolarmente caldo in quota. Condizioni che favoriscono la fusione dei ghiacci, il degrado del permafrost e l’instabilità dei versanti.
La Marmolada arretra
Tra i simboli della situazione c’è la Marmolada, che continua a perdere massa. Il ghiaccio appare sempre più segnato dai processi di fusione e il perimetro del ghiacciaio si restringe.
Il fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia: secondo il bilancio 2025 della Carovana dei Ghiacciai, negli ultimi 60 anni le Alpi italiane hanno perso oltre 170 chilometri quadrati di superficie glaciale.
Il problema del permafrost
A preoccupare è anche il deterioramento del permafrost, il ghiaccio presente nelle fratture della roccia che contribuisce alla stabilità dei versanti. Al Piz Boè, dove ARPAV monitora il fenomeno dal 2008, lo strato attivo ha raggiunto una profondità superiore a 7,4 metri al 31 luglio.
Per Legambiente il monitoraggio dovrebbe essere esteso anche ai gruppi del Pelmo, Antelao, Sorapiss, Civetta e Tofane. In provincia di Belluno si registrano ogni anno tra 150 e 200 crolli e smottamenti, mentre nelle aree montane si concentra la maggior parte delle oltre 9 mila frane censite in Veneto.
La situazione riguarda anche la disponibilità idrica. Al 31 luglio, il deficit di precipitazioni in Veneto nel 2026 era del 24%, con 696 millimetri di pioggia contro una media storica di 919.
La scarsità d’acqua interessa anche le strutture in quota: Provincia di Belluno e CAI Veneto hanno avviato un protocollo dedicato proprio alla gestione della risorsa idrica nei rifugi.
Le richieste di Legambiente
L’associazione chiede di rafforzare il monitoraggio del permafrost e dei versanti, aggiornare la mappatura delle aree instabili, potenziare i sistemi di allerta e adottare una gestione integrata dell’acqua.
Legambiente sollecita inoltre la Regione a completare l’iter della Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, avviato nel 2021. Per il presidente regionale Luigi Lazzaro, servono risorse stabili e una programmazione pluriennale per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
«Le Dolomiti Venete non sono uno sfondo da cartolina, ma un sistema vivo che cambia più in fretta di quanto la programmazione pubblica riesca a inseguire», sottolinea Fabio Tullio, portavoce della Carovana dei Ghiacciai per il Veneto. Per l’associazione, la priorità è passare dalla gestione delle emergenze a una politica strutturale di prevenzione e adattamento.
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