Quando si sciava anche d’estate, lo stop allo Stelvio è la fine di un’epoca

Scioglimento dei ghiacciai, sparisce l’ultimo presidio. L’ex campione di sci di Cortina Ghedina: «Gli allenamenti erano diventati uno stress»

Stefano Vietina e Alessandro Michielli
Stop allo sci estivo sullo Stelvio
Stop allo sci estivo sullo Stelvio

L’estate più calda di sempre si porta via anche le ultime piste estive da sci. Dal giorno di ferragosto, infatti, ha chiuso l’ultimo avamposto di questa pratica sportiva e turistica che era possibile effettuare solo sui ghiacciai, come quello dello Stelvio appunto.

E la ragione è semplice: il ghiacciaio stesso sta drammaticamente cedendo sotto i colpi inclementi del clima, con un ultimo mese di caldo talmente intenso e prolungato da avere superato anche le più pessimistiche previsioni.

Lo ricorda il comunicato diramato dalla Società Impianti Funiviari Allo Stelvio (Sifas) alla vigilia di ferragosto, dove si parla di “sospensione temporanea dell’attività sciistica sul ghiacciaio dello Stelvio”, ma in effetti si delinea una vera e propria Caporetto dello sci estivo.

Si legge: «La decisione, sofferta ma doverosa, si è resa necessaria a causa delle avverse condizioni meteorologiche che stanno interessando l’area nelle ultime settimane: ondate di caldo persistente registrate anche ad alte quote; assenza di raffreddamento e rigelo notturno del manto nevoso; frequenti temporali che hanno ulteriormente compromesso lo stato del ghiacciaio. Tutti attori, insomma, che non permettono di garantire gli standard di qualità e, soprattutto, di sicurezza necessari per la pratica dello sci estivo».

Più che un arrivederci a tempi migliori (o peggiori dal punto di vista climatico), il comunicato ha tutto il sapore di un addio; della chiusura definitiva per il nostro Paese di una pratica che negli anni’60 era in auge, ma che col tempo si è andata progressivamente riducendo fino ad alzare bandiera bianca.

Il Passo dello Stelvio rimaneva l’unica località italiana dove si praticava lo sci in estate, e solo in estate visto che la strada statale 38 che porta al Passo da Bormio e Trafoi era impraticabile a causa della troppa neve e perciò chiusa in inverno.

Le altre località

Tutte le altre località avevano già dismesso questa attività. La Marmolada nel 2006, la Val Senales nel 2013; mentre a Cervinia è possibile sciare in estate solo grazie alle piste svizzere.

Dal paese si raggiunge il Plateau Rosà con le tre funivie italiane, ma poi si scia esclusivamente con lo skipass internazionale.

Come e chi

Solo qualche anno fa, però, sciare sul ghiacciaio, da pratica pioneristica, si era piano piano trasformata in un’esperienza di massa: partenza all’alba, fin dalle sei del mattino così da sfruttare la neve dura prima che il sole cocente la trasformasse in “pappa”, con piste affollate da sci club e da maestri in fase di corsi di perfezionamento, con tende montate sui nevai e rifugi pieni di atleti in maglietta o a torso nudo.

Gli impianti aprivano prestissimo per chiudere già alle 13 o 13.30. Così la mattina si sciava su un fondo duro o leggermente zuccheroso, mentre a mezzogiorno la neve diventava molto pesante e molle.

Dopo l’una si scendeva a valle con le funivie per evitare i pericoli del pomeriggio, come i crepacci aperti o le piccole slavine da disgelo.

Cambiava anche l’abbigliamento che diventava più leggero poiché si sciava spesso in felpa, camicia a maniche corte o direttamente a petto nudo, sfidando i potenti raggi del sole. Tanta crema solare, dunque, ad alta protezione e occhiali o maschere scure a specchio per non subire gravi ustioni o la cosiddetta cecità da neve.

E si passava rapidamente dal freddo frizzante del mattino presto al caldo estivo una volta fermi al sole.

Il Passo dello Stelvio era il luogo di ritrovo dei campioni della Valanga Azzurra, dal capitano Gustav Thoeni a Pierino Gros, da Paolo De Chiesa e Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici, Herbert Plank, Franco Bieler.

Perché era la meta per eccellenza degli allenamenti estivi delle nazionali di sci alpino, con alberghi e bar d’alta quota più spartani adatti a veri montanari.

Il declino

Intorno agli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso, abbiamo vissuto forse la vera “età dell’oro” dello sci estivo: solo sulle Alpi italiane vi erano almeno una ventina di comprensori, senza contare gli impianti sciistici non in ambito glaciale che in certi anni particolarmente nevosi restavano aperti per una certa parte dell’estate, sfruttando l’innevamento residuo.

Oggi non è rimasto più nulla e le immagini fotografiche parlano chiaro a questo proposito, se si comparano quelle passate dei ghiacciai sui quali fino a non molti anni fa si sciava d’estate con quelle attuali.

Restano lingue di ghiaccio scuro, in tanti casi ormai prossime all’estinzione totale, laddove qualche decennio fa c’erano piste di varia difficoltà per migliaia di appassionati che sciavano immaginandosi di essere, a fine luglio, nel pieno dell’inverno.

In pochi anni, a una velocità sconcertante, è sparito quasi tutto.

Marmolada

In Marmolada, dove si è praticato lo sci estivo fino al 2006, il cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Così per il ghiacciaio Presena, attivo dagli anni’60 e fino ai primi anni Duemila.

In Val Senales, un altro ghiacciaio estremamente rinomato per lo sci estivo, con belle piste in un ambiente d’alta montagna spettacolare, questa attività ha proseguito, da metà anni Settanta, fino al 2013.

Non a caso la pubblicità parlava, con un certo orgoglio, di un «piccolo comprensorio sciistico, con neve garantita tutto l’anno».

«Il nostro team continuerà a monitorare costantemente la situazione e le condizioni della montagna nella speranza di un ribasso delle temperature e di un miglioramento dello stato del ghiacciaio. Vi terremo tempestivamente aggiornati su ogni eventuale riapertura attraverso i nostri canali ufficiali».

Il comunicato di Sifas si chiude così, con qualche parola di speranza per chi coltiva ancora il sogno, o ormai il miraggio, di sciare in Italia d’estate.

Ghedina: «Con la neve così brutta è meglio andare a correre in ritiro»

«Il cambiamento climatico e lo scioglimento della neve oggi rendono le condizioni dei ghiacciai “stressanti”: è meglio puntare su una buona preparazione atletica».

A dirlo è l’ex campione di sci ampezzano Kristian Ghedina, che commenta amaro la fine dell’era dello sci estivo.

«Quello che sta accadendo è un dato di fatto», prosegue Ghedina. «C’è caldo e i ghiacciai si stanno ritirando. Lo sci estivo, prima degli anni Sessanta, non esisteva, poi è cresciuto in maniera esponenziale. Quindi, per chi come me l’ha vissuto, è triste vedere quello che sta accadendo».

«Non era solo un momento per allenarsi», aggiunge Ghedina. «Allo Stelvio, ad esempio, che era il quartier generale della nazionale, negli alberghi c’erano delle sale, tipo discoteca, dove andavamo a divertirci. Facendo così, si rafforzava lo spirito di squadra, quello che oggi un po’ manca perché ci sono molti individualismi».

«Adesso tutto questo non c’è più», prosegue Ghedina, «anche se lo sci estivo era passato di moda già da un po’ di tempo. Una volta muoveva tanto turismo, adesso ci vanno solo sci club, squadre nazionali e i corsi maestri. Questo fa un po’ tristezza».

«Meglio allenare il fisico»

A livello agonistico quanto era importante allenarsi in ghiacciaio?

«Io mi sono fatto un’idea avendo frequentato tanto i ghiacciai», prosegue Ghedina. «Quando diventi uno sciatore esperto, andare a sciare in ghiacciaio ha senso soprattutto per testare i materiali a fine stagione. Ma oggi, con queste pessime condizioni della neve, è meglio puntare su una buona preparazione atletica piuttosto che sciare in condizioni precarie.

Durante i ritiri di 5/6 giorni si lavorava bene un giorno, al limite i due successivi e dal quarto non lavoravi proprio, perché il tempo cambiava. Quindi il ghiacciaio diventava più uno stress mentale e fisico che altro».

«Giovani penalizzati»

«Il ghiacciaio è più importante per i giovanissimi», aggiunge. «Nei primi anni, anche quando entri in nazionale, allenarti su pista va bene. Ma quando diventi più grande, un atleta affermato, la tecnica non migliora più.

Per me è più importante fare dei ritiri atletici di una settimana, come si faceva una volta. E quindi andare nei villaggi, al mare o in campagna».

«Troppi individualismi»

«Già nel 2000 suggerivo alla Federazione di organizzare degli allenamenti atletici con la squadra», dice Ghedina. «Oggi sono diventati tutti un po’ individualisti, mentre una volta si lavorava di più insieme.

Andare al campo sportivo da solo è negativo mentalmente, perché fai fatica a trovare le motivazioni giuste. Andare in un villaggio o al mare con i tuoi compagni ti può motivare, ti carica.

Quindi, soprattutto a chi fa agonismo, consiglio di intraprendere questa strada e fare una buona preparazione atletica che in gara può sopperire agli errori tecnici».

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