Il caldo record prosciuga i bacini idrici del Nordest, cala la produzione idroelettrica

A luglio la domanda di elettricità sale dell'8,3% in Italia, mentre la produzione dalle centrali ad acqua cede quasi il 15%

Arianna Salvatori

Fa caldo. I consumi elettrici aumentano. E mentre la domanda di elettricità sale, il caldo abbassa i livelli dell’acqua nei bacini idrici. E così, la disponibilità di energia idroelettrica diminuisce. È esattamente questo che sta succedendo in Italia in quest’estate da caldo record.

A luglio la domanda di energia elettrica nel Paese ha raggiunto il dato mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell'8,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Contemporaneamente, la produzione di energia idroelettrica è calata del 14,9% rispetto a luglio 2025.

A frenare è anche l’eolico, paralizzato nelle bolle anticicloniche. Qui il calo è stato del 20,3%. In totale, a luglio la produzione di energia da fonti rinnovabili, sostenuta esclusivamente dall’aumento di energia fotovoltaica (+20,6%), ha coperto il 41,5% della domanda elettrica nazionale: il 3% in meno rispetto all’anno scorso.

Il Triveneto fa da protagonista nell’ambito dell’idroelettrico. Nel 2024, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia questa fonte ha prodotto circa il 30% dell’energia totale regionale, in Trentino Alto Adige la percentuale ha raggiunto l’85,8%. Quest’anno, il quadro sarà diverso. Per capirlo, bastano i dati del primo semestre, che sono critici nonostante escludano l’incidenza di luglio, che è stata particolarmente severa. Il fornitore A2a, che controlla importanti impianti idroelettrici in Friuli Venezia Giulia, nel primo semestre 2026 ha registrato un calo della produzione di energia idroelettrica nella regione pari a -25% rispetto alla media decennale 2016-2025.

«Quest'anno abbiamo avuto il 30% di neve in meno al Nord», ha affermato l'amministratore delegato Renato Mazzoncini. «Un calo importante compensato dall' extra-produzione fatta in Calabria. Al Nord abbiamo qualche lago sotto pressione, e dobbiamo rimetterci a fare la danza della pioggia».

Il Gruppo Alperia, che controlla le centrali del Trentino, ha registrato un calo della produzione del 32,5% rispetto al primo semestre 2025, passando da 1,8 TWh a 1,2 TWh. Il Gruppo è riuscito a compensare il calo di produzione con l’aumento del prezzo dell’energia, chiudendo il semestre con 1.888 milioni di euro di ricavi, nonostante «la notevole riduzione della produzione idroelettrica causata da scarsi apporti pluviometrici sia invernali che estivi», come ha dichiarato l’amministratore delegato e direttore generale Luis Amort.

Nei bacini dell’Alto Adige, gestiti da Dolomiti Energia, la diminuzione della produzione idroelettrica nel semestre è stata del 37%. Una variazione che ha fatto registrare un calo di 45 milioni di euro del margine operativo e di 44 milioni di utile netto.

In Veneto, invece, a gestire la quasi totalità delle concessioni è Enel Green Power, che ne custodisce 29 su 34. A livello nazionale, la produzione di energia idroelettrica del gruppo è calata del 12,1% rispetto al semestre dell’anno scorso. «La produzione idroelettrica», spiega il Gruppo, «è per sua natura molto variabile».

I fattori sono principalmente quattro: i livelli delle precipitazioni e dell’accumulo nevoso in quota, l’estensione dell'area di terra a monte della diga, i valori di portata di deflusso Minimo Vitale (ovvero la portata d'acqua minima che deve essere lasciata scorrere in un fiume per preservare la vita animale e vegetale) e l’uso delle acque per le irrigazioni.

«Quest’ultimo, specificatamente nel periodo tra maggio e ottobre, è l’elemento che incide maggiormente sulle potenzialità e la variabilità del sistema idroelettrico», sottolinea Enel. E anche questo elemento, varia a seconda del clima e delle precipitazioni. «L'idroelettrico rappresenta una componente fondamentale del mix energetico rinnovabile del Nordest e», aggiunge il Gruppo, «continua a svolgere un ruolo strategico per la sicurezza e la flessibilità del sistema elettrico».

Il problema si estende oltre i confini nazionali. Secondo l'ultima analisi di Montel, agenzia di stampa norvegese specializzata sul mercato dell’energia, la produzione di energia idroelettrica ad acqua fluente in Austria e Svizzera è diminuita rispettivamente del 46% e del 26%. In Austria, la produzione idroelettrica complessiva di luglio è stata pari solo al 51% dei livelli normali (media degli ultimi 15 anni). Allo stesso modo, in Svizzera si è fermata al 48%, mentre anche Germania (63%) e Francia (68%) hanno registrato forti cali.

Si tratta della seconda fonte di elettricità dell’Unione Europea: nel primo trimestre dell’anno ha coperto il 28% del fabbisogno di elettricità totale, superando il solare (17,3%), i combustibili rinnovabili (9,4%) e le fonti geotermiche (0,4%). Nel complesso, le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 45,5% di tutta l'elettricità generata nell'Ue. Una percentuale che l’Unione, considerando l’obiettivo di rafforzamento dell’indipendenza energetica, ha pieno interesse a preservare.

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