
Fiori mediterranei e piante resilienti: così il cambiamento climatico riscrive i giardini di Pordenone
Addio alle varietà delicate: dalle begonie anti-siccità al restauro del roseto, ecco come muta il verde in città
Il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici avversi si riflettono anche sul verde urbano, imponendo scelte diverse per le varietà annuali da inserire nelle aiuole fiorite, all’insegna della sostenibilità.
Al Museo itinerario della rosa antica (Mira) realizzato al Parco Galvani, non sono sopravvissuti al meteo avverso e alla siccità circa cinquanta rosai sui 760 complessivi, nonostante le costanti cure offerte da Gea spa, Comune e Compagnia delle rose, il sodalizio che promuove la valorizzazione del suggestivo percorso cronologico alla scoperta delle varietà di rose, dalla più antica alle ibridazioni più recenti.
La rosa è una pianta molto delicata, sensibile agli sbalzi termici, l’afa estiva troppo intensa può compromettere la pianta e l’umidità può causare malattie fungine.
«Saranno sostituite le rose mancanti con nuove piantumazioni – annuncia Annalisa Marini, architetto paesaggista che ha progettato il Mira nonché presidente della Compagnia delle rose –. Dopo quattordici anni anche i roseti hanno bisogno di un restauro. I cambiamenti climatici lo hanno un po’ provato. In vista della Capitale della cultura 2027 vorremmo riportare il museo al suo originario splendore con il sostegno del Comune, degli uffici del Verde e dell’assessorato all’ambiente, sempre molto attenti. I rosai sono sempre sottoposti a ottime cure».
Anche Gea spa nella cura delle aiuole e del verde ha dovuto adeguarsi all’estrema variabilità climatica, caratterizzata da una forte alternanza fra annate siccitose e annate di piogge abbondanti.
«Per le piante annuali – spiega Cristina Comisini di Gea spa – abbiamo puntato su quelle che necessitano di meno acqua, specie rustiche che si ammalano di meno e sono in grado di riprendersi dopo una grandinata, meno soggette a malattie fungine. Sicuramente cerchiamo di essere sostenibili in questo senso. Da parecchi anni nelle aiuole abbiamo preferito mettere tantissime begonie, perché è una pianta che resiste bene alla siccità. Un’altra pianta resistente è la Zinnia, che ci regala una fioritura fino a ottobre inoltrato».
L’esperta ha notato anche una distribuzione irregolare delle precipitazioni. Un tempo era impensabile dover irrigare le violette, ora invece in primavera se non piove abbastanza, si rischia di perdere la fioritura. Nei cortili oggi si trovano il fico d’India, alberi d’arancio, le mimose fioriscono a fine febbraio e una volta bisognava invece proteggerle dalle gelate.
Il cambiamento climatico è un’emergenza mondiale. Anche in Olanda sono state registrate difficoltà per la produzione di bulbi da tulipani.
Non c’è stata invece una modifica per quanto riguarda le piantumazioni di essenze arboree.
«Non c’è una costante ma assistiamo a continue variazioni meteorologiche e quindi continuiamo a usare le specie autoctone che utilizzavamo prima, come aceri, tigli. Nel verde urbano usiamo anche piante non autoctone, ma resilienti, facendo una ricerca e sperimentazione – aggiunge Minisini –. Magari più avanti ci potrà essere un’idea di provare a sperimentare nel verde pubblico piante più mediterranee».
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