Così El Niño accende il mondo: caldo, siccità e prezzi alle stelle ma è l’Europa a pagare il conto

Dagli undici anni più caldi della storia all'allarme della Bce sul carovita: la crisi climatica svuota i fiumi, blocca l'agricoltura e minaccia i prezzi dei beni alimentari

Marco ZatterinMarco Zatterin

Alla fine non serve sfidare Donald Trump e la sua convinzione che il cambiamento climatico sia “la più grande truffa del secolo”. E nemmeno tentare di convincere il barista sotto casa che ha visto un video su Youtube e minimizza perché «a un certo punto negli Cinquanta faceva caldo come oggi».

È tempo perso. Perché le rilevazioni scientifiche affermano che “gli ultimi undici anni sono gli undici più caldi della storia” e che in Europa stiamo vivendo la peggiore ondata di calore da che si sono iniziate le misurazioni, un fenomeno che negli ultimi mesi ha provocato 10 mila vittime e ha seminato stress, malessere e povertà per oltre metà della popolazione del Continente. Non è importante stabilire chi ha ragione o torto. Ha solo senso capire cosa succede e immaginare cosa si può fare. Anche se nessuna cura o soluzione potrà portare sollievo immediato ed evitare la tempesta che, inevitabilmente, si abbatterà su di noi.

Le farfalle

Lo dicono anche le farfalle, magnifiche creature ormai catalogabili alla voce “migranti”. Uno studio appena pubblicato dalla rivista “Nature” rivela che il 10 per cento di questi lepidotteri ha abbandonato il suo habitat naturale perché non riusciva più a vivere. La ricerca di condizioni più accoglienti li ha spinti a muoversi di oltre 100 chilometri l’anno, così oggi si trovano in Australia esemplari che una volta si incontravano solo in Bangladesh. L’osservazione aggiunge che i loro ranghi si sono assottigliati e che alcune specie rischiano l’estinzione.

Patiscono il caldo come la siccità. Un esempio? La Colias Myrmidone, gialla e leggiadra, sta fuggendo dal Danubio in secca. È un segnale d’allarme in più. Drammatico quanto le centrali di energia ungheresi che si fermano perché il flusso idrico è ridotto di tre quarti. Cosa che succede anche nel Reno, con gli economisti tedeschi che stimano la possibile perdita di 0,3 punti per il Pil federale di qui al 2027 perché il traffico merci sul fiume è ridotto dalla scarsezza d’acqua.

Antropizzazione

Viviamo una stagione tesissima. La quasi totalità degli esperti assicura che è colpa dell’antropizzazione, come dire che “siamo stati noi”. Il nostro corpo e la nostra mente soffrono per le temperature. Se non fosse abbastanza, arriverà un altro conto, quello economico. Mentre la benzina e le bollette volano come conseguenza della sconclusionata guerra iraniana e le insipienze di molti governi, calore e siccità colpiscono i fattori produttivi. Il fenomeno climatico che scuote il pianeta – noto come El Niño – è in formato “super” tanto da essere stato ribattezzato “Godzilla”. Un mostro, insomma. Che, temono gli esperti, resterà in queste fattezze con noi sino al 2028, arroventando i prezzi e frenando la crescita.

Il meteo impazzato ci ha portato un’estate incandescente che scuoterà l’emisfero meridionale fra sei mesi. Promette di rimbalzo a Europa, Asia e America del Nord un inverno capriccioso, con meno piogge e rovesci estremi, poca neve, alluvioni e inondazioni.

Poi, è la previsione, la primavera sarà di nuovo asciutta e per l’agricoltura potrebbe essere un dramma. Goldman Sachs calcola che El Niño provocherà un aumento del 15 per cento del prezzo globale delle materie prime alimentari che, per i consumatori dell’Eurozona, si trasformerà in incremento dell’1,3 per cento dei prezzi del cibo. Alla sorgente sarà più forte, tuttavia l’effetto sarà limitato dai passaggi intermedi della filiera, attraverso la riduzione dei margini e anche dei costi, dunque con una pressione evidente sulla congiuntura e sui i salari, ed evidenti ricadute sociali.

Pessimismo

«El Niño non bussa alla porta delle nostre case; è già entrato e sta alzano il riscaldamento», attacca il segretario generale dell’Onu, il portoghese António Guterres. Nel bollettino pubblicato ieri, la Bce semina pessimismo istituzionale: «Le manifestazioni estreme – come testimoniano le attuali ondate di calore – e il progressivo aggravarsi della crisi climatica e della perdita di biodiversità potrebbero determinare un aumento dei prezzi alimentari superiore alle attese». Inflazione accelerata, in altre parole.

Il caldo e i suoi brutti fratelli assediano città non pensate per affrontarli, c’è troppo asfalto e poco respiro verde. Ogni giorno i rapporti confermano che la temperatura è cresciuta in Europa due gradi oltre il livello preindustriale. Non c’è molto margine. In sintesi, bisognerebbe cominciare dalle case surriscaldate, con norme moderne, sistemi di ventilazione e refrigerazione dal minore impatto ambientale. L’asfalto che surclassa il verde ci rende surriscaldati e impreparati.

«I carburanti fossili alimentano le fiamme della crisi», avverte Guterres. I centri dati in cui prolifera l’Intelligenza artificiale consumano oceani di acqua e l’ordinario trantran quotidiano genera troppe emissioni. Bisognerebbe puntare davvero sulle rinnovabili e investire senza ritegno su tutto ciò a lungo termine. L’alternativa è sperare che abbiano ragione Trump, il barista sotto casa e i combattivi negazionisti con cui si accompagnano, augurarsi insomma che fra un paio d’anni passerà tutto. Sarebbe comodo e facile. Ma è un finale sul quale quasi tutti gli informati sui fatti non sono disposti a scommettere nemmeno un cent.

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