Trincea Ucraina, dormire con i topi e scappare dai droni: il racconto di "Polo"
L’arrivo al fronte nel 2024, la vita in trincea, la pressione psicologica della guerra e il sostegno ai combattenti stranieri: ecco la storia di "Polo", fighter italiano in Ucraina

La guerra non fa nessun uomo grande.
«La trincea è un luogo brutale, un buco scavato sulla terra di fango e terrore, hai paura di tutto, in qualsiasi momento». Nato e cresciuto nel Nord Est italiano, in Ucraina è conosciuto come “Polo”. È un nome di battaglia e l’anonimato, per lui, è una necessità legata alla sicurezza.
È arrivato in Ucraina nel gennaio 2024 e ha vissuto la guerra in prima linea, senza alcuna formazione militare pregressa, ma soltanto con la forza del suo spirito e la granitica volontà di aiutare il popolo ucraino: lo ripete continuamente, «c'è un popolo aggredito e un popolo aggressore». «È stato un percorso dettato dalla volontà di dare una mano», racconta.

«Ho sempre provato a stare vicino a chi è in difficoltà, ma sincero, mai avrei pensato di imbracciare un fucile. In Ucraina ho percepito un senso di minaccia estremo, vedevo le storie degli ucraini, avevo amici qui, e inizialmente pensavo di venire per aiutare con le competenze che avevo, poi sono finito in trincea».
Nonno partigiano, il cuore fortemente radicato nel suo Paese di origine, e oggi la paura di non riuscire a trasmettere un messaggio alle giovani generazioni europee: «Mio nonno era partigiano, quello che abbiamo oggi è anche grazie a lui e a quanti come lui si sono sacrificati in giovane età. Le nuove generazioni europee devono capire che se non difendiamo queste democrazie, le nostre democrazie, ce le porteranno via».
La storia di “Polo” in un podcast
La storia completa di Polo, il suo lavoro con l'associazione Stur, la trincea, i droni russi sulle teste di altri giovani fighters, i traumi, i sogni, sono raccolti nel podcast "Trincea Ucraina".
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