Caso Trentini, sono ore confuse ma decisive per la sua scarcerazione in Venezuela
Fiato sospeso per la fine dell’incubo per il cooperante veneziano a Caracas. Il ministro Tajani: «Ora con il cambio di regime speriamo di poterlo finalmente liberare»

Ritorna la cautela dopo un’altra notte calata sul Lido di Venezia senza che alcun annuncio ufficiale della scarcerazione di Alberto Trentini abbia rincuorato i suoi genitori, Armanda Colusso ed Ezio Trentini. Il figlio da 416 giorni è detenuto illegalmente a El Rodeo, a Caracas.
Nell’appartamento di via Anafesto al Lido, la svolta positiva rappresentata per i carcerati dalla caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro, si infrange ancora una volta contro l’attesa. Un aspettare continuo, mentre radio e tivù restano accese sugli aggiornamenti dal Sud America. Nulla di nuovo che riguardi tuttavia le sorti di chi è dietro le sbarre.
Nel silenzio austero adottato dalla famiglia del 46enne cooperante veneziano, entrano la cautela e il timore che questo stallo impone. La fase è delicatissima e ogni minuto senza che il telefono squilli lascia spazio all’incertezza, alla paura.
La breccia aperta a casa Trentini nel momento stesso in cui il mondo ha appreso dell’irruzione delle forze speciali americane in un’altra casa, quella dei Maduro, non si è ancora tradotta nel rimpatrio del loro Alberto, ristretto nel carcere di massima sicurezza a Caracas.
Nessuna dichiarazione rilasciata dagli amici né dall’avvocato Alessandra Ballerini che ha speso le feste comandate a scorrere assieme ai familiari del suo assistito le generalità dei detenuti in Venezuela usciti di prigione nelle ultime settimane. Nomi e cognomi che ragionevolmente tengono accesa la speranza a Venezia, appesantita da questo tempo che non passa.
«Abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza e stiamo lavorando anche per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini – ha assicurato ieri intervenendo al Tg2 il ministro degli Esteri, Antonio Tajani –. Speriamo che con il cambio di regime e con l’andata via di Maduro si possa riuscire a riportarli a casa».
Ed è proprio la successione politica non ancora stabilizzata in Venezuela a richiamare, ora, alla massima prudenza. «Si temeva che la rappresaglia del regime crollato si scagliasse sui prigionieri politici, ma non è successo, anzi», fa notare con tono positivo Elizabeth Contreras, vicepresidente e portavoce dell’Associazione Comunità Italo-Venezuelana del Veneto, vicina ai veneti emigrati in Venezuela.
«Stiamo vedendo che la pressione per la liberazione dei nostri detenuti è forte, ma ora la situazione è molto difficile e bisogna essere cauti» invita. Insomma il blitz americano nella «residenza-fortezza» Maduro (come l’ha definita il presidente americano Donald Trump, ndr) sarà pur durato meno di 50 secondi, ma non è tempo di avere fretta nelle conclusioni.
«La cattura di Nicolás Maduro non si traduce immediatamente in caduta del regime. Nei fatti lì c’è chi gli resta fedele, l’atmosfera è di caccia alle streghe» spiega la portavoce, che un paio di mesi fa, in una manifestazione a piazza San Pietro a Roma, stringeva la foto di Alberto Trentini.
«Lui è il volto della giustizia e della libertà, ciò che desidero per il Venezuela. Per questo non mancherà mai il nostro supporto alla sua famiglia finché non tornerà a casa, liberato senza condizioni. La nostra voce è per lui».
Negli ultimi 4 anni l’Associazione Comunità Italo-Venezuelana del Veneto si è presa carico di 25 veneti in Venezuela, aiutando 8 di loro a rientrare in Italia, per ragioni che nulla hanno a che vedere con la crisi geopolitica in corso.
«Le condizioni attuali sono differenti, è opportuno mantenere discrezione e vicinanza alla famiglia Trentini, detenuto senza colpa, che ha sempre agito per il bene del prossimo», dice commossa l’italo-venezuelana residente a Verona.
È del suo stesso avviso il coordinatore nazionale dell’associazione Articolo 21, Beppe Giulietti. «Sono ore confuse in cui manca ancora all’appello l’annuncio ufficiale che il nuovo governo venezuelano è stato instaurato», contestualizza.
«La percezione è che ciò possa avvenire in tempi rapidi, la speranza è che uno dei primi atti riguarderà proprio i detenuti nell’ordine di un atto di clemenza immediato. Teniamo anche a mente che Alberto Trentini non è un oppositore politico ma», conclude Giulietti, «almeno formalmente, immagino che Trump attenda che il governo venezuelano, qualunque esso sarà, si insedi e decida».
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