Basi Usa in Italia, cinque su nove sono a Nord Est: ecco la mappa
Alzato il livello d’allerta. In caso di invio di truppe, la 173esima aerobrigata della Ederle sarebbe la prima. Diecimila uomini, tre caserme, un deposito di munizioni e un aeroporto militare

La geografia militare statunitense, in Italia, è una tavolozza dal pigmento accentuato a Nord Est. Cinque siti – tre caserme, di cui una d’intelligence, un deposito di munizioni e un aeroporto militare – e quasi diecimila soldati. Tutti raccolti in questo fazzoletto d’Italia, mentre nel resto del Paese si contano soltanto altre quattro basi: c’è il deposito di munizioni di Ghedi, nel Bresciano, Camp Darby a Pisa, un comando Nato a Napoli e il principale hub dell’aviazione a Sigonella, nel Catanese.Il resto ha l’orizzonte vicino dei Colli Berici. Mentre, ad Est, si ferma ai piedi delle Prealpi Carniche, ad Aviano.
A Vicenza
Ma il centro è Vicenza. Sistematicamente con gli occhi puntati su un mondo, che si fa di conflitto in conflitto più piccolo. Caserma Ederle, sede della 173esima aerobrigata. La stessa che, nella guerra in Vietnam, ha registrato il più alto numero di vittime militari. E reparto più decorato della Us Army: il primo a cui il Pentagono si rivolgerebbe, se lo scenario di guerra in Medio Oriente dovesse aggravarsi ulteriormente. Qui i parà statunitensi vengono formati dagli italiani del Col Moschin e della Folgore. L’ultimo addestramento insieme, in Germania, risale ad appena il gennaio scorso.

Sette chilometri più in là, caserma Del Din, nell’area del vecchio aeroporto Dal Molin. È da qui, dalla pista ristrutturata e allungata nel 2007 su concessione del governo Prodi, che potrebbero decollare i velivoli con gli sky soldiers, per raggiungere l’Iran o gli altri luoghi di guerra.
Poi l’ex Pluto: sede dell’intelligence statunitense che governa i movimenti nell’Europa mediterranea e, soprattutto, in Africa. Qui, tra i tunnel scavati nella roccia dei Colli Berici, vivono in cinquecento – o è quello che filtra, per la caserma più blindata di tutte. Casa della 207esima Military Intelligence Brigade, una volta ospitava anche testate nucleari. Mentre adesso armi e munizioni sono ad Arcugnano, appena dall’altra parte della dorsale berica, nel sito del Tormeno.
Alla Ederle/Del Din l’allerta è di tipo Charlie – quarto grado su cinque – da tempo. I movimenti sono continui, ma lo sono sempre stati, per una cittadella che ospita complessivamente ventimila persone, tra militari e civili.
Meloni: «Non siamo in guerra»
Intanto ieri, in un’intervista alla radio, la premier Giorgia Meloni ha puntualizzato che «non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». E che, in caso di richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle basi in Italia – sollecitazione che, al momento, non è arrivata – «decideremo con il Parlamento». Non un obbligo, ma prassi consolidata.

Come accadde nel 2003, quando l’Aula si espresse a favore dell’invio in Iraq dei paracadutisti di stanza alla Ederle. «A noi, come Comune, non è stato notificato alcunché relativo a una modifica del rischio o a una eventuale situazione d’allerta» fa presente Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, «detto questo, è evidente che, quando viene alzato il livello di conflitto internazionale – soprattutto con questo attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, fuori da ogni cornice sia di diritto che di compagine – il riverbero è importante a Vicenza, città con più basi Usa. La preoccupazione c’è, come c’è sempre in caso di guerre. E la nostra città ospita obiettivi sensibili, pur con una questura di seconda fascia, dalla dotazione organica ridotta».
Gli obiettivi sensibili, appunto. Perché è questo il secondo tema. Non soltanto l’invio dei cosiddetti boots on the ground. Ma il rischio terroristico. Per questo, nell’aeroporto militare di Aviano (Pordenone) – hub logistico e per i droni nell’area del Mediterraneo – sono stati potenziati i controlli, è stato aumentato il numero delle pattuglie e il livello di sicurezza è prossimo a raggiungere il grado Charlie, da Bravo Plus. È una delle cinque punte della stella statunitense, tra Veneto e Friuli. Qui è di stanza il 31st Fighter Wing dell'aeronautica militare statunitense. E qui si trovano anche armi nucleari.
Ma i controlli sono stati intensificati anche nella caserma Mario Fiore a Motta di Livenza, nel Trevigiano, sede del Cimic Group South: reparto Nato di coordinamento tra militari e ambiente civile. E poi, uscendo dai nostri confini, nella base di Ghedi, nel Bresciano. Sede Nato, deposito di munizioni, rifornisce il 52esimo Fighter Wing dell’Aeronautica militare statunitense e il VI Stormo Italian Wing della Nato.
Queste, almeno, sono le strutture principali. A cui aggiungere il centinaio di presìdi minori, presenti in tutta Italia, una ventina dei quali con una dislocazione riservata. La geografia della guerra a stelle e strisce in Italia.
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