L’amore di Valentino per le dive di Hollywood, gli Oscar e i red carpet a Venezia

Il primo impulso a disegnare abiti nasce in lui proprio dal desiderio di vestire le grandi star di Hollywood viste da bambino sul grande schermo

Elisa Grando
Valentino stesso nel suo cameo più celebre sul grande schermo in “Il diavolo veste Prada”
Valentino stesso nel suo cameo più celebre sul grande schermo in “Il diavolo veste Prada”

«Après moi, le déluge», «dopo di me, il diluvio». Così rispondeva Valentino all’intervistatore che lo interrogava su chi potesse mai sostituirlo in uno dei passaggi più folgoranti di “Valentino – The Last Emperor” di Matt Tyrnauer, il documentario del 2008 che ci restituirà per sempre non solo il talento, ma anche l’arguzia e la grandeur di un immenso artista della moda innamorato del cinema.

Del resto, rivela il film, il primo impulso a disegnare abiti nasce in Valentino proprio dal desiderio di vestire le grandi star di Hollywood viste da bambino sul grande schermo. Tyrnauer, giornalista di moda di Vanity Fair America, racconta lo stilista spalancando le porte di un intero universo fatto di gusto, bellezza, lusso, affetti, genio creativo. Oltre che dell’amore: quello durato una vita intera con Giancarlo Giammetti, e quello di una “famiglia allargata” di amici e collaboratori, fra i quali le preziose sarte e gli amatissimi carlini.

Il documentario era stato presentato nel 2008 alla Mostra del Cinema di Venezia, uno dei luoghi che ha cullato il rapporto d’amore tra Valentino, il cinema e le sue dive. Per questo La Biennale di Venezia si è unita al cordoglio per lo stilista ricordando non solo la proiezione di “The Last Emperor” nella sezione Orizzonti della 65. edizione della Mostra, con Valentino accompagnato in Sala Grande da Giammetti e dalla modella Eva Herzigová, ma anche l’altra apparizione dello stilista sul red carpet del Lido per la proiezione di “W.E. – Edward e Wallis”, diretto dall’amica Madonna.
Da bambino, spettatore nel buio della sala, Valentino non sapeva ancora che i suoi abiti avrebbero illuminato anche la storia dei Premi Oscar.

Ha vestito tra le altre Sophia Loren, sua grande amica, per l’Oscar alla carriera nel 1991, Julia Roberts, Miglior protagonista per “Erin Brockovich” stretta in un suo abito vintage, e Cate Blanchett, Miglior attrice non protagonista per “The Aviator” in un suo indimenticabile monospalla giallo. Una delle prime a Hollywood a indossare Valentino è stata Liz Taylor, seguita da Scarlett Johansson, Gwyneth Paltrow «nel privato», come sottolinea lo stilista nel documentario, e tante altre.

Anche le apparizioni dei suoi abiti sullo schermo restano iconiche: è di Valentino il tubino nero da cocktail che Monica Vitti indossa ne “La notte” di Antonioni, suo l’ipnotizzante completo après-ski sfoggiato da Audrey Hepburn in “Charade”. E icona è Valentino stesso nel suo cameo più celebre sul grande schermo in “Il diavolo veste Prada”, in cui interpreta se stesso durante una sfilata a cui partecipa Miranda Priestley, interpretata da Meryl Streep. Che, ovviamente, lo abbraccia indossando un suo completo. 

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