Vaia, 2018-2026: le dieci cose da sapere a otto anni di distanza dalla tempesta
A che punto è la ricostruzione, dove è finito il legno recuperato e perché oggi si piantano larici e pini cembri invece delle conifere tradizionali

La tempesta Vaia si è sviluppata tra il 26 e il 30 ottobre, scatenandosi soprattutto il 29 tra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia abbattendo circa 15 milioni di alberi e provocando danni stimati intorno ai tre miliardi di euro. Ecco le 10 cose da sapere.
Qual è stato il danno ripartito per territori?
Le stime più citate indicano circa 1,77 miliardi di euro di danni in Veneto, 615 milioni in Friuli-Venezia Giulia, 250-300 milioni in Trentino, 85,4 milioni in Alto Adige e circa 40-50 milioni in Lombardia. Una stima scientifica riferita solo al valore forestale e alle perdite indirette collegate ai boschi indicava invece circa 630 milioni di euro, di cui 434 milioni per la massa legnosa danneggiata.
A che punto è la ricostruzione?
Oggi è sostanzialmente conclusa sul piano delle opere pubbliche: strade, ponti, opere idrauliche e edifici sono stati in larga parte ripristinati, mentre restano in corso alcuni cantieri residui.
Cosa resta da fare?
Il rimboschimento è il fronte più lento, perché un nuovo bosco richiede anni di crescita, cure e sostituzione delle piante non attecchite: la ripresa ambientale e forestale sarà lunga.
Quanto ci vorrà per la rinascita dei boschi devastati da Vaia?
Per avere un bosco maturo, nel senso pieno di un ecosistema forestale stabile e strutturato, servono in genere 100-200 anni; per ottenere un bosco giovane ma funzionale, con alberi alti, sottobosco e rinnovazione, “bastano” invece circa 40-60 anni.
Il legno abbattuto che fine ha fatto?
E’ stato recuperato e commercializzato circa il 60-80% a seconda dell’area, mentre una parte rilevante è rimasta o resterà a terra perché inaccessibile, instabile o funzionale alla sicurezza. Le stime più recenti parlano di circa l’80% raccolto in Trentino, oltre il 60% in Veneto e Friuli, e circa il 50% in Alto Adige per il legname esboscati e venduto.
Le opere di prevenzione del rischio idraulico?
Sono stati investiti centinaia di milioni di euro per la messa in sicurezza dei territori colpiti con la creazione di decine di bacini di laminazione previsti.
Quanti danni suppletivi ha provocato il bostrico?
Il bostrico ha trasformato Vaia da un disastro immediato in un’emergenza forestale prolungata, abbattendo milioni di abeti: parliamo di oltre 40 ettari distrutti. Il bostrico è ancora presente ma la fase più acuta dell’epidemia sembra alle spalle.
Perché il bostrico, oggi, fa meno danni?
Perché il raffreddamento e le piogge abbondanti del 2024-2026 hanno ridotto la capacità riproduttiva del coleottero e migliorato le difese degli abeti. Inoltre, i tagli sanitari, l’esbosco del legname infestato e il monitoraggio con trappole hanno contribuito a contenere i nuovi focolai.
Gli abeti rossi si piantano ancora?
No, oggi si privilegia un bosco misto autoctono, adattato ad altitudine, esposizione e rischio di bostrico, con l’abete rosso ancora presente ma in proporzioni più bilanciate. Parliamo di larici, pini silvestri, pini cembri e abeti bianchi.
La fauna selvatica come ha reagito?
Vaia ha cambiato gli equilibri di habitat, favorendo specie di ambienti aperti e mettendo in difficoltà quelle tipicamente forestali. Le specie legate al bosco maturo e alle conifere hanno perso habitat, rifugi e cavità per la nidificazione. Il caso più citato è quello del gallo cedrone. Gli ungulati (cervi, caprioli e camosci) hanno trovato nuove aree di pascolo, anche se la copertura erbosa e fruticosa utile in modo stabile richiederà circa 10-15 anni per formarsi nelle zone più devastate
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