Stagione da record per i rifugi alpini, il Cai: «Troppi turisti in giro, ora basta nuove aperture»
Dopo una stagione estiva segnata dal sovraffollamento, dalla carenza d’acqua e dalle difficoltà nella gestione dei reflui, il presidente regionale del Cai, Francesco Abbruscato, chiede interventi per rendere i rifugi più sicuri e sostenibili: «Non sono alberghi, ma presidi di sicurezza»

Troppo stress quest’estate nei rifugi alpini, che per la maggior parte hanno chiuso ieri la stagione estiva. Troppi turisti che si sono comportati «come se si trovassero in un autogrill».
Un carico che costringe il Cai a prendere misure drastice. Dice infatti il presidente regionale Cai Francesco Abbruscato: «Nessuno pensi di chiedere l’ampliamento di queste strutture, tanto meno di costruirne di nuove».
Abbruscato, un bilancio della stagione?
«Escursionisti provenienti da ogni parte del mondo hanno varcato la porta dei nostri rifugi. Ma proprio questa crescente frequentazione ha messo sotto pressione un sistema che, per sua natura, è fragile. I rifugi sono stati costruiti per offrire riparo a chi affronta la montagna, non per replicare in quota i modelli dell’ospitalità alberghiera o della ristorazione tradizionale».
Le criticità più pesanti?
«La scarsità di neve dello scorso inverno, le poche precipitazioni e l’aumento della frequentazione hanno messo in evidenza soprattutto la fragilità degli approvvigionamenti idrici, in gran parte legati alla portata delle sorgenti, e le difficoltà nella gestione dei reflui. A questo si aggiungono comportamenti non sempre rispettosi dell’ambiente e delle strutture e, in alcuni casi, aspettative che poco hanno a che vedere con la natura della montagna. Anche gli interventi del Soccorso alpino su persone fortunatamente illese ci ricordano quanto sia importante una preparazione adeguata».
È da rivedere anche il sistema delle prenotazioni, che avvengono addirittura da un anno all’altro?
«La crescita delle prenotazioni ci impone di trovare un equilibrio. Le modalità di prenotazione devono essere compatibili con la funzione propria del rifugio e con la necessità di garantire accoglienza anche a chi, per ragioni di sicurezza, di maltempo, di stanchezza o di modifica dell’itinerario, si trovi nella necessità di fermarsi. Come Cai del Veneto stiamo valutando con attenzione le modalità più corrette per affrontare il problema del sovraffollamento, evitando però che la risposta sia semplicemente quella di trasformare il rifugio in una struttura ricettiva sempre più simile a un albergo. E forse dobbiamo tornare a ricordare che in montagna non tutto può essere programmato, prenotato e garantito come in città».
A che punto è la trattativa con la Regione in tema di approvvigionamento idrico, di ristrutturazioni ed eventuale riclassificazione dei rifugi?
«Con la Regione e con la Provincia di Belluno abbiamo trovato un buon punto di collaborazione per affrontare le criticità emerse durante questa stagione, prima fra tutte quella dell’acqua. Sarà necessario monitorare la portata delle sorgenti, migliorare i sistemi di raccolta e accumulo dell'acqua piovana e studiare soluzioni che permettano ai rifugi di essere maggiormente resilienti di fronte a periodi di siccità sempre più frequenti. Sono interventi complessi, che richiedono cantieri in quota e investimenti importanti e che le sole sezioni e il Cai centrale non possono sostenere interamente. Per questo chiediamo alle istituzioni un sostegno concreto. Ma chiediamo anche che venga riconosciuta la funzione specifica del rifugio: non è un albergo, ma un presidio di sicurezza».
C’è chi sostiene che in presenza del gran numero di visitatori i vostri 355 rifugi dovrebbero aumentare di numero. O quanto meno ampliarsi.
«Non chiediamo di trasformare i rifugi in strutture alberghiere più efficienti. Chiediamo alla Regione di metterli nelle condizioni di continuare a svolgere, in sicurezza e nel rispetto dell'ambiente, la loro funzione originaria».
Ma i Fondi di Confine per che cosa li avete chiesti?
«I Fondi Comuni Confinanti potrebbero rappresentare uno strumento importante per affrontare alcune delle criticità che questa stagione ha evidenziato. Penso innanzitutto ai sistemi di raccolta e accumulo dell’acqua piovana, agli interventi necessari per la gestione e lo smaltimento dei reflui e alla realizzazione di sistemi che consentano un uso più razionale della risorsa idrica. Ma non dobbiamo fermarci all’emergenza. Sarà necessario mettere in cantiere studi e interventi sull'efficienza energetica, sull'utilizzo di fonti rinnovabili compatibili con il contesto ambientale e paesaggistico e, dove necessario, su sistemi di produzione energetica di emergenza a basso impatto».
In sostanza chiedete più servizi in quota.
«L’obiettivo non deve essere quello di aumentare i servizi offerti in quota, ma di rendere queste strutture più resilienti, sicure e sostenibili, riducendone il più possibile l’impatto sull’ambiente».
Sentieri e ferrate sono da rimettere in sicurezza? È necessario un piano regionale?
«Come Cai Veneto abbiamo chiesto alla Regione di differenziare i contributi destinati alla manutenzione ordinaria della rete sentieristica da quelli destinati alle vie ferrate e ai sentieri attrezzati, che richiedono competenze tecniche, controlli e modalità operative specifiche».
Riproduzione riservata © il Nord Est








