Pista da bob di Cortina, Pizzarotti fa causa a Fondazione Milano Cortina: «Ci devono pagare»
La ditta emiliana ha avviato un’azione per decreto ingiuntivo per ottenere i pagamenti relativi allo Sliding Centre. Pizzarotti auspica un accordo per evitare azioni esecutive, mentre restano aperte le questioni sui danni all’impianto, stimati in oltre un milione di euro

La ditta Pizzarotti deposita un ricorso per decreto ingiuntivo contro Fondazione Milano Cortina per mancati incassi riguardanti il cantiere della pista da bob.
Mentre il Comune si smarca dalla delicatissima situazione dello Sliding centre «non abbiamo ragione di entrare nel merito», la ditta emiliana fa un passo concreto per ottenere quanto dovuto dal comitato organizzatore. Pizzarotti ha capito perfettamente che restare passivi in questa fase potrebbe comportare seri danni economici alla società e ai suoi terzisti.
Pizzarotti conferma
La ditta Pizzarotti, contattata sulla questione, conferma di aver avviato l’azione legale: «Siamo stati costretti a chiedere il decreto ingiuntivo», afferma un portavoce di Pizzarotti, «ma sicuramente troveremo un accordo per evitare di creare problemi alla Fondazione con un’azione esecutiva».
La ditta emiliana, quindi, fa un primo passo concreto per ottenere quanto dovuto dalla Fondazione.
Il decreto ingiuntivo
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento con cui un giudice ordina ad una società o ad un privato di pagare una somma di denaro o adempiere a un obbligo sulla base della richiesta e dei documenti presentati dal creditore.
Se qualcuno, Pizzarotti nello specifico, sostiene di avere un credito (per esempio una fattura non pagata), può chiedere al giudice un decreto ingiuntivo Chi riceve un decreto ingiuntivo, in questo caso Fondazione Milano Cortina, normalmente ha un termine per fare opposizione. Ma se MiCo non dovesse opporsi entro il termine previsto e non dovesse pagare, il decreto potrebbe diventare esecutivo, consentendo al creditore di procedere, nei casi previsti, con azioni specifiche (il pignoramento per fare un esempio generale).
Ecco, Pizzarotti spera di trovare un accordo con la Fondazione senza dover procedere con un’azione esecutiva.
L’iniziativa di Pizzarotti fa capire bene quanto sia delicata la situazione che aleggia attorno allo Sliding centre: l’impianto funziona ed è bello, non c’è dubbio, ma i conti non tornano e i terzisti aspettano di essere pagati.
Il lavoro di Pizzarotti
Lo Sliding centre di Cortina è la pista di bob, skeleton e slittino realizzata in occasione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026, tra i progetti infrastrutturali sportivi più complessi del panorama europeo. Completata in soli 13 mesi, con un anticipo di 5 mesi rispetto a impianti analoghi, l’opera è stata coordinata da Impresa Pizzarotti, responsabile della progettazione esecutiva, della costruzione e dell’integrazione dei sistemi tecnologici. La piena funzionalità della pista è stata confermata dall’omologazione delle Federazioni internazionali, ottenuta il 18 novembre 2025.
Elemento distintivo dell’impianto è il sistema di refrigerazione: prima pista da competizione al mondo raffreddata a glicole, con una riduzione del 96% dell’ammoniaca e un controllo termico altamente efficiente. Con una lunghezza di 1.749 metri, 16 curve e una velocità massima di 145 km/h, la pista ospita tutte le discipline di bob, slittino e skeleton ed è accessibile anche ad atleti con disabilità.
L’impianto infatti è stato concepito come un parco sportivo in grado di vivere tutto l’anno e di ospitare attività, eventi e iniziative sportive.
I danni alla pista
Lo scorso 25 febbraio, dopo il sopralluogo di controllo fatto allo Sliding centre per constatare le condizioni dell’impianto post Giochi, era stato redatto un verbale “pesante”. Il documento, di 45 pagine, evidenziava numerosi danni subiti dalla struttura durante le competizioni olimpiche, per un importo di oltre un milione di euro. I tecnici incaricati avevano realizzato il sopralluogo alla pista al fine di verificare lo stato di consistenza di tutte le parti d’opera e funzionali dello Sliding centre.
La relazione aveva dato una completa rappresentazione dello stato dell’arte della “Eugenio Monti”, a seguito dell’evento olimpico di Milano Cortina 2026, con termine delle attività sul Csc. In generale, i tecnici avevano riscontrato una condizione del sito che risultava in stato «di quasi abbandono».
Le parti danneggiate
I tecnici avevano fatto una approfondita verifica ispettiva, bollata da carte ufficiali e firmate con tanto di foto inserimenti.
I danni riscontrati riguardavano: manometri e tende di protezione pista rotti, canali di posa e isolamento danneggiati, tubi piegati, viti di fissaggio delle sponde allentate o assenti, scatole di diramazione staccate, scatole elettriche schiacciate, cavi elettrici volanti o staccati (in certi casi), reti parapetto rovinate, cartongessi e portoni danneggiati, cavi scollegati o tagliati, tetto e paraneve rotti.
Lo Sliding centre, fino a pochi mesi prima dei Giochi, era in mano a Simico, la società che ha svolto tutte le attività di realizzazione delle opere connesse allo svolgimento dei Giochi del 2026. Simico, a ridosso dell’inizio dei Giochi olimpici, aveva ceduto al Comune di Cortina l’impianto, finito e funzionante nelle sue parti essenziali, con la postilla che una volta finite le gare di bob, skeleton e slittino delle Olimpiadi sarebbe tornato in mano a Saldini per concludere le ultime lavorazioni.
L’amministrazione ampezzana, a sua volta, aveva ceduto la gestione della struttura alla Fondazione per il periodo olimpico fino a fine marzo. Poi c’era stato un nuovo passaggio di consegne con riserve. Ora Pizzarotti, prima che la Fondazione sparisca del tutto, chiede di essere pagata per il lavoro svolto con decreto ingiuntivo.
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