Dalle auto elettriche all'AI: perché il modello cinese sta cambiando gli equilibri con l'America

A Gorizia la riflessione di Giada Messetti su Pechino e Washington: «Un cambio epocale di paradigma basato sull'autosufficienza energetica»

Fabiana Dallavalle

Il dibattito geopolitico globale accende il cartellone di Frontiere venerdì 2 ottobre Gorizia con l’evento dedicato a Cina/Usa. Protagonista la sinologa, giornalista e saggista Giada Messetti, ideatrice di CinAmerica su Rai3. Il suo intervento promette di indagare i nuovi equilibri internazionali e una Cina spesso troppo semplificata dall'Occidente, restituendone le contraddizioni interne e quelle nel confronto con gli Stati Uniti.

Lei ha scritto tre libri sulla Cina. Da dove nasce questo interesse per un Paese così complesso?

«Ho iniziato a studiare il cinese nel 2000, quando di Cina non si parlava mai: quando sono andata a fare la prima lezione all’Università e ho visto i caratteri cinesi me ne sono innamorata. Ho avuto poi la fortuna che mi piacesse il mandarino, una lingua complicata a cui bisogna dedicare tanto tempo. Dopo la laurea ho vinto una borsa di studio di un anno e quell’anno si è trasformato in un soggiorno sette anni, durante i quali ho collaborato con gli uffici di corrispondenza di Rai, Corriere della Sera, Repubblica».

Quanto tempo è rimasta fuori dalla Cina quando Pechino ha chiuso le frontiere per il Covid?

«Ero andata in Cina nel 2019 per scrivere “Nella testa del Dragone”, uscito nel 2020, il 3 marzo. L’8 c’è stato il lockdown totale. Dopo il Covid in Cina c’è stata una svolta green pazzesca. Sono tornata nel 2023 a Pechino: le auto erano tutte elettriche. È così in tutte le grandi città. Pechino è super verde, cielo azzurro e stelle la sera. Una città con 21 milioni di abitanti. La popolazione però è più depressa rispetto a prima. C’è stato un rallentamento economico e lo slancio verso il futuro è meno ottimista. Oggi un ventenne cinese assomiglia molto, nelle aspettative per il futuro, a un ventenne europeo».

Nonostante la svolta verde?

«La Cina porta avanti un’enorme transizione, come spiego nel mio libro (si intitola “la Cina è un’aragosta”, Mondadori, Strade blu). Prima il modello economico era basato su export e immobiliare, ora la Cina sta cercando di investire sulla domanda interna più che sull’export, e c’è poi la transizione tecnologia che per noi ha dimensioni difficili da comprendere. Il piano quinquennale che scade nel 2030 ha l’obiettivo di integrare l’AI in tutti i settori dell’economia e della pubblica amministrazione. Loro corrono. Sono diventati i più grandi produttori di ciò che serve per la transizione ecologica e adesso stanno cercando di investire su come stoccare l’energia green prodotta. Quest’anno il solare ha superato il carbone come prima fonte per capacità elettrica installata».

Quale sarà il rapporto di questa “nuova” Cina con l’America?

«Gli Usa hanno un presidente che promuove la politica energetica del ritorno al fossile. Se la Cina, che al momento resta comunque il più grande inquinatore del mondo, dovesse riuscire a portare il suo modello economico a dipendere più dalle energie pulite che dal fossile, metterebbe in atto un cambiamento epocale anche di equilibri nel mondo. Negli ultimi decenni ha comandato chi aveva accesso al petrolio e al gas. La Cina sta facendo tutto questo perché è come l’Europa, deve importare le risorse, cercare di diventare più autosufficiente possibile per non dipendere da nessuno e non trovarsi priva di petrolio perché ad esempio scoppia la guerra nel Golfo Persico. In Cina c’è una progettazione, una visione, un lavorare sul lungo periodo e non sull’emergenza. Visione che l’Europa invece non ha: cosa vuole diventare il nostro continente tra dieci anni?».

Di cosa si deve preoccupare l’America?

«L'America per la prima volta si trova di fronte a un Paese che ha la forza di mettere in discussione la sua leadership nel mondo. Non è abituata. La Cina ha ben chiaro che andare allo scontro diretto con gli Usa produrrebbe solo instabilità interna e ulteriori problemi economici, quindi, nonostante la sfida sia strutturale, cercherà di evitarlo».

A FRONTIERE. “Cina / Usa”: Gorizia, venerdì 2 ottobre, ore 17,30, Teatro comunale Verdi.

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