Il Veneto è al penultimo posto nella geografia delle “divise”, meglio Fvg e Trentino

Lo studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici: in Veneto 216 tra poliziotti e carabinieri ogni 100 mila cittadini, in Friuli Venezia Giulia organici calati sino al 30 percento in dieci anni. Gorizia fa storia a sé

Sabrina Tomè, Lausa Biasich

Duecentosedici tra poliziotti e carabinieri ogni 100 mila abitanti in Veneto. Tanti o pochi? Se il confronto è con le altre regioni d’Italia, siamo messi decisamente male. Siamo, per l’esattezza, al penultimo posto per dotazione; sotto di noi soltanto la Lombardia.

È quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (Ocpi) dell’Università Cattolica, che ha elaborato dati Istat, del ministero dell’Interno e della Ragioneria dello Stato riferiti al 2023.

La classifica riserva senza dubbio delle sorprese. Perché fanalino di coda sono due regioni a traino leghista, con il centrodestra che ha fatto della sicurezza il suo mantra. Se il rapporto forze dell’ordine/numero di abitanti in Veneto si ferma a 216,2, in Lombardia scende addirittura a 207,2. Sopra di noi l’Emilia Romagna con 235,1. E se è comprensibile che il Lazio domini la classifica con un rapporto pari a 663,5, inevitabile chiedersi cosa ci faccia il Molise al secondo posto in Italia con un numero di 604,7 tra agenti e carabinieri ogni 100 mila abitanti. Molto meglio del Veneto sono piazzati il Friuli Venezia Giulia che è a quota 412,2 e il Trentino Alto Adige a 348,5.

Il rapporto con i crimini

Appurata dunque la situazione di “ristrettezze” di divise che caratterizza la nostra regione in relazione al numero di abitanti, vediamo cosa succede se il confronto viene fatto con il numero di crimini (in base alle denunce presentate).

Il quadro non cambia e anche in questo caso il Veneto è penultimo insieme all’Emilia e appena sopra la Lombardia. L’indice in questo caso è di 0,13 contro il Molise che agguanta la testa della classifica con uno 0,59. Considerato che tanto più alto è l’indice tanto maggiore è la dotazione di forze dell’ordine rispetto ai crimini segnalati, la conclusione è che anche in tale ambito il Veneto risulta sottodotato rispetto ad altre realtà nazionali. E viene superato pure stavolta dai vicini di casa, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

La valutazione dell’Osservatorio è inequivocabile: «Dove questo rapporto è più alto, come in Molise, Calabria e Sardegna, vi è un eccesso di agenti rispetto al crimine. Le regioni tradizionalmente associate alla criminalità organizzata, come la Campania (0,22) e la Sicilia (0,36), presentano densità di agenti, in proporzione al crimine riscontrato, vicine alla media nazionale. Al contrario, le regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana) presentano poche Forze dell’Ordine rispetto al crimine».

Percezione della sicurezza

Il quadro sulla sicurezza non è certamente brillante e i veneti questo lo avvertono visto che la percentuale relativa alla percezione di insicurezza (famiglie sul totale) così come misurata dall’Osservatorio, è del 18,2% contro il 10,7% del “solito” Molise che dorme sonni più tranquilli. Quasi come noi i lombardi, mentre emiliani e toscani sono al 20% e i campani a oltre il 25%.

Gli stipendi

L’Osservatorio della Cattolica lega l’evidente disomogeneità territoriale a fattori anche economici, come gli stipendi. Laddove il costo della vita è più alto, c’è una fuga di personale. La busta paga è infatti regolata da contratti nazionali i quali non prevedono adeguamenti territoriali; un aspetto, questo, che contribuirebbe a indicare il Sud quale area di preferenza dove prestare servizio, in particolare in piccole città dove le retribuzioni sarebbero maggiori in termini reali. I ricercatori dell’Ocpi calcolano che un aumento di 10 euro del salario è associato in media a 6 agenti in più ogni 100 mila abitanti. Di qui il suggerimento di una ridistribuzione attraverso l’indicizzazione dei salari.

 

Il rapporto completo

La situazione in Fvg

In una decina di anni le questure del Friuli Venezia Giulia, con l’unica eccezione di Gorizia, hanno perso attorno al 30% del loro organico: ad affermarlo sono i sindacati di categoria. Gli effetti del blocco, prolungato, del turn over si stanno facendo sentire anche sull’organizzazione dei vigili del fuoco: sempre secondo i sindacati manca circa il 25% del personale previsto.

«Anche se dopo anni di stop stiamo vedendo l’ingresso di giovani vigili del fuoco», spiega il segretario regionale del Conapo Damjan Nacini.

È quanto sta accadendo anche tra i carabinieri, oggi attorno ai 1.800 in totale in regione. «Siamo ancora sotto organico, ma la situazione è in miglioramento grazie all’invio dei giovani dalle Scuole allievi al Nord – dice il segretario regionale di Unarma Pino Debellis –. Vero è che bisogna tenere conto dei nuovi pensionamenti e dei trasferimenti: il gap non viene mai colmato del tutto».

Nuovi arrivi 

In arrivo in Fvg ci sono anche 154 allievi agenti in uscita in questi giorni dalle Scuole di Polizia e 183 nuovi poliziotti, tra ispettori e agenti, di cui 124 (59 a Trieste, 44 a Gorizia, 21 a Udine), come rileva il Siulp, e conferma il Sap, destinati al controllo delle frontiere. Personale questo che andrà però a sostituire, rileva il Siulp, i cosiddetti “aggregati”, quei poliziotti che arrivavano settimanalmente da tutta Italia in rinforzo ai confini, anche se ad affiancarli ci saranno 94 dei 155 allievi agenti in arrivo.

Il ministero, quindi, secondo la segreteria udinese del Siulp «ha fatto un regalo alle questure del resto l’Italia che non dovranno più inviare personale, non alle questure di questa regione».

Il caso Gorizia

La Questura di Udine in vent’anni è passata da 480 a 260 persone, pari a un meno 45%, e Trieste nel giro di una decina d’anni da circa 570 a 440 effettivi. Il Piano di potenziamento per il 2026 prevede l’arrivo solo di cinque ispettori in questura, come rileva il Siulp triestino, criticando l’operazione frontiere. Caso a parte Gorizia. «Gli organici in effetti sono stati “trainati” negli anni dalle esigenze del Cpr/Cara di Gradisca d’Isonzo», spiega il segretario provinciale del Siulp Alessandro Nencha. Il personale della Questura, compreso il commissariato di Monfalcone, si attesta attorno alle 290 unità, «ma certe specialità, penso a Polizia postale e stradale, restano in difficoltà».

L’Isontino attende in totale tra fine gennaio e marzo 97 tra ispettori e agenti, di cui 74 però per il servizio alle frontiere.

Il fenomeno non ha toccato solo la Polizia di Stato. «Ora sta arrivando nuovo personale, ma dopo anni, una decina, di mancata sostituzione dei pensionamenti», conferma Damjan Nacini. «A una stima veloce ora il corpo conta nelle varie qualifiche 741 persone, ma all’appello ne mancano circa 230», spiega, sottolineando come «non è facile recuperare il gap che si è creato nel tempo».

La Polizia penitenziaria è in deficit di 62 agenti: nelle cinque carceri del Fvg ce ne sono 481 contro i 543 previsti a fronte di 736 detenuti (243 in più rispetto i posti esistenti), stando ai dati aggiornati del ministero della Giustizia. 

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