Danni da Pfas, le società invitano i cittadini veneti alla causa collettiva
La corsa ai risarcimenti vede all’opera pool di avvocati: «Iniziativa privata, siate cauti nel diffondere dati sensibili»

«Se hai vissuto o hai lavorato nelle zone contaminate dai Pfas, potresti avere diritto ad essere risarcito». Nelle ultime settimane i cittadini che vivono nella “zona rossa” dei Pfas – l’area di massima contaminazione ed esposizione ai perfluoroalchilici – sono incappati in questa affermazione, letteralmente declinata in ogni salsa: cartelloni pubblicitari per le strade, sponsorizzate nei social, inserzioni nei media e pure lettere spedite all’indirizzo di casa. Una campagna massiva e a quanto pare efficace, stando almeno agli aggiornamenti diffusi dai promotori sul numero di aderenti.
Una campagna che arriva a quasi un anno dalla sentenza di primo grado della Corte d’assise del Tribunale di Vicenza che ha condannato a 141 anni di carcere ben 11 ex manager e dirigenti dell’azienda chimica (oggi fallita) Miteni di Trissino, figure che si sono macchiate a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro innominato e bancarotta.
Il caso è quello arcinoto della contaminazione da Pfas, una delle più gravi al mondo, che ha coinvolto oltre 350.000 persone tra le province di Vicenza, Padova e Verona (quasi 40 Comuni). Responsabilità sono state riconosciute anche a carico di Mitsubishi e Icig, titolari del sito di Trissino dopo la Miteni. In attesa del processo d’appello, si apre la possibilità di un procedimento civile e la possibile corsa ai risarcimenti dei danni causati dalle acque contaminate, per chi ha vissuto o lavorato nei Comuni coinvolti, vede la regia di almeno due realtà.
La principale iniziativa, almeno in termini di adesioni, è quella promossa sotto l’insegna “Risarcimento Miteni” della società Finanziamento del Contenzioso spa, con sede a Brescia, che propone una sorta di “azione collettiva”. Il meccanismo è questo: si lasciano i propri dati ai riferimenti della società (sito online, contatti telefonici dedicati ma anche sportelli fisici – tre quelli oggi attivi tra Noventa Vicentina, Montecchio Maggiore e Legnago) e si viene contattati da un team di avvocati e medici che analizza la situazione di ogni singolo caso, per valutare o meno la possibilità di accedere agli eventuali indennizzi. Senza alcun costo viene avviata una pratica – documenti, perizie, azioni legali – e, in caso di risarcimento, una percentuale della somma incassata finisce alla società che si è fatta carico del percorso. La società si è data tempo – onde evitare rischi di prescrizione – fino a mercoledì prossimo per raccogliere le adesioni che, ad oggi, sempre a detta della stessa realtà, hanno superato quota 30 mila.
C’è poi l’iniziativa avviata dalla Fideal di San Vendemiano (Treviso), pool a cui si sono rivolte anche le Mamme No Pfas, comitato popolare tra i più attivi e determinati nella lotta per garantire giustizia contro la contaminazione da Pfas del territorio e della popolazione. Fideal conferma la collaborazione con fondi di investimento specializzati nel finanziamento del contenzioso, «per garantire un accesso equo e sostenibile alla giustizia civile»: anche in questo caso i cittadini non sosterranno alcun costo, neppure in caso di esito negativo della causa. Per l’ente trevigiano l’obiettivo è di raccogliere le 2 mila adesioni e al momento non è prevista una scadenza.
C’è chi non nasconde lo scetticismo e tra i primi a dover rispondere ai cittadini che chiedono garanzie su queste iniziative ci sono i sindaci. Che ci vanno cauti. È il caso di Michele Sigolotto, sindaco di Borgo Veneto (Padova), che nelle ultime ore ha diffuso un messaggio diretto ai propri concittadini: «Molti mi chiedono chiarimenti in merito a una comunicazione ricevuta tramite posta ordinaria, nella quale viene proposta l’adesione a un’azione collettiva relativa a un presunto risarcimento per contaminazione da Pfas. È importante precisare che non si tratta di un’iniziativa promossa da enti pubblici, bensì da soggetti privati che non hanno alcun collegamento con la Pubblica amministrazione».
Nessuna condanna, ma l’invito a essere prudenti, anche per non aspetto non banale: «Invito tutti i cittadini a informarsi con attenzione prima di aderire e, soprattutto, a valutare con la massima prudenza la condivisione di dati personali, in particolare di quelli relativi alla propria salute». —
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