Milano, i violenti danno battaglia in piazza Duomo
Manifestazioni studentesche, scoppia la rabbia in molte città. Sassaiole e bombe carta contro le forze dell’ordine, ore di tafferugli

Un finale già scritto. Dopo le manifestazioni di venerdì, finite sostanzialmente senza gravi danni nonostante il tentativo di alcune frange di cercare lo scontro con le forze dell’ordine, la violenza di strada è esplosa a margine del secondo giorno di manifestazioni studentesche. A Milano, ma anche a Bergamo, Torino e Bologna la guerriglia urbana ha preso il sopravvento.
Se a Torino giovani incappucciati hanno preso d’assalto una libreria e a Bologna gli scontri si sono accesi davanti alla stazione con lancio di oggetti e idranti, a Bergamo il corteo degli studenti delle scuole superiori della provincia si è diretto verso l'area delle Autolinee, dove sono stati rovesciati cestini e bidoni dell'immondizia, con centinaia di ragazzi che paradossalmente intonavano slogan contro la guerra, per la pace e la libertà in Palestina sulle note di “Bella Ciao”. Dieci i fermati. Nulla in confronto a quello che è accaduto nel tardo pomeriggio a Milano, a margine della manifestazione alla quale partecipavano cinquemila persone.
Sassaiola
Una fitta sassaiola è partita improvvisamente in direzione della Polizia in via Broletto, dove si è bloccato il corteo di Italia in piazza. La polizia in tenuta antisommossa ha messo in atto una carica di alleggerimento. Il corteo si è quindi spezzato in due, e gruppi di giovani si sono diretti in via Bossi. Danneggiate pensiline dell’Atm e le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici.
Sono state lanciate alcune bombe carta e fuochi pirotecnici. Tra via San Prospero e piazza Cordusio, per una decina di minuti la Polizia è stata bersagliata da gruppi di giovani vestiti di nero e con il volto coperto. Non si trattava di black bloc, ma di ragazzini delle periferie, che hanno sventolato anche la bandiera albanese per inneggiare alle analoghe manifestazioni in corso in questi giorni a Tirana.
La tensione si quindi è spostata in piazza Duomo, con la Polizia in tenuta antisommossa al centro e alcuni gruppetti che la bersagliavano. Ovunque vetri rotti, cantieri edili ribaltati, tavolini a terra, scarpe. Passanti e turisti assistevano sotto i portici esterrefatti con gli occhi arrossati per i lacrimogeni.
Un centinaio di ragazzi vestiti di nero hanno spadroneggiato in Galleria Vittorio Emanuele II dove la polizia ha effettuato una carica mentre i turisti, intrappolati ai lati, riprendevano con il telefonino. I commessi e i clienti si sono asserragliati nei negozi del lusso chiusi con le saracinesche abbassate mentre venivano lanciate numerose bombe carta. La fermata della metropolitana Duomo è stata chiusa, mentre centinaia di incappucciati si sono impadroniti della piazza mentre calava il buio. Solo gli idranti della polizia sono riusciti a far allontanare i giovani verso piazza San Babila, mentre alle loro spalle emergevano pietre, transenne e macerie con le quali cercavano di costruire rudimentali barricate.
Meno partecipazione
Una serata di follìa per concludere una giornata che aveva registrato meno partecipazione delle attese in gran parte delle piazze italiane e anche nel complesso meno tensione rispetto a quella precedente. Il secondo giorno del «No Meloni Day» ha confermato l’esistenza di un malcontento in una parte del mondo studentesco, ma senza restituire l’immagine di una mobilitazione capace di coinvolgere la maggioranza degli studenti.La protesta, ispirata anche dalle mobilitazioni in Francia e in altri Paesi europei, riunisce rivendicazioni diverse: edifici scolastici più sicuri, maggiori risorse per docenti e ricerca, accesso all'università, costo della vita e opposizione alle spese militari. Questioni non tutte sovrapponibili, e proprio la loro eterogeneità rende difficile individuare una piattaforma condivisa, mentre gli slogan radicali e i violenti organizzati hanno preso il sopravvento sulle richieste di merito, com’era prevedibile. In alcuni casi, la ricerca di visibilità e l'imitazione delle forme più spettacolari della protesta francese sembrano prevalere sulla definizione di obiettivi precisi.
Resta comunque un dato politico da non trascurare: per quanto visibili, i cortei sembrano rappresentare una minoranza della popolazione studentesca. Le adesioni, anche nelle città più coinvolte, non autorizzano a parlare di una generazione compatta. Lo conferma Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell'Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Studentesche, che sottolinea come le Consulte «lavorano col ministro» con un «dialogo costante e risultati senza precedenti».
«Gli studenti violenti, durante queste giornate di manifestazioni, rappresentano una minoranza antidemocratica. Alcune città italiane - rileva Di Micco - sono teatro di varie proteste di gruppi, che rappresentano una minoranza di studenti, che criticano le politiche del Governo, sotto lo slogan No Meloni Day. Molte scuole superiori di secondo grado sono state occupate e devastate, causando ingenti danni e facendo perdere diversi giorni di scuola agli studenti».
Piantedosi
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, in un colloquio con La Stampa, ha rivendicato la condotta delle forze di polizia, che avrebbero mantenuto «un atteggiamento di grandissima accortezza», intervenendo soltanto quando necessario. Il ministro ha ringraziato gli agenti per la gestione di situazioni complesse e ha sostenuto che le violenze di alcune frange finiscono per danneggiare chi manifesta pacificamente. Le ragioni della mobilitazione, ha aggiunto, non dipendono da presunte azioni od omissioni dell'esecutivo: da qui la sua denuncia di una strumentalizzazione politica di temi importanti.
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