Intelligenza artificiale, l’appello di Mattarella e Lagarde a Venezia: «Servono regole per guidare il cambiamento»
Alla Fondazione Giorgio Cini il XIX Simposio Cotec Europa dedicato all’impatto dell’IA sul lavoro e sulla società. Con il presidente della Repubblica, il re di Spagna Felipe VI e il presidente portoghese António José Seguro. Al centro del dibattito opportunità, rischi e regole per la rivoluzione tecnologica

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il re di Spagna Felipe VI e il presidente del Portogallo António José Seguro si sono riuniti oggi, 17 giugno, alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, per il XIX Simposio Cotec Europa. L’edizione di quest’anno è dedicata al tema “Rethinking Work in the Age of AI: Transformation, Opportunity and Governance”, una riflessione sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta producendo nel mondo del lavoro, nell’economia e nelle società europee.
L’incontro ha messo insieme rappresentanti delle fondazioni Cotec di Italia, Spagna e Portogallo, insieme a esponenti del mondo industriale, accademico e della ricerca.
Lagarde: l’intelligenza artificiale va regolamentata

Tra gli interventi più attesi quello della presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, che ha richiamato la necessità di governare l’evoluzione tecnologica attraverso regole condivise.
«L’intelligenza artificiale va regolamentata», ha affermato, sottolineando che «è nell’interesse di tutti impedire che le capacità più pericolose finiscano nelle mani sbagliate».
Lagarde ha evidenziato il doppio volto dell’intelligenza artificiale: da un lato le opportunità offerte dall’innovazione, dall’altro i rischi che richiedono una risposta politica e istituzionale. «L’AI è destinata a rimodellare dall’interno il settore finanziario, creando nuove opportunità», ha spiegato, invitando però governi e istituzioni a intervenire per accompagnare il cambiamento.
Il principe Felipe VI: «Non ci possiamo permettere di arrivare tardi»

Nel suo intervento il re di Spagna Felipe VI ha posto l’accento sulla necessità che l’Europa affronti la sfida tecnologica senza rinunciare ai propri valori.
«Non possiamo costruire un futuro digitale europeo ignorando le nostre leggi, le nostre libertà e la nostra tradizione umanista», ha dichiarato.
Il sovrano ha quindi lanciato un monito sulla rapidità con cui si stanno sviluppando le nuove tecnologie. «Non ci possiamo permettere di arrivare tardi. Perché in un mondo come quello attuale, arrivare tardi equivale a dipendere dalle decisioni prese da altri».
Felipe VI ha ricordato come le sfide dell’innovazione, della competizione globale e delle tensioni geopolitiche si giochino ormai su scala continentale, sottolineando che la sola dimensione nazionale non è più sufficiente.
Pur riconoscendo le potenzialità dell’intelligenza artificiale nel migliorare efficienza e produttività, il re ha avvertito che senza adeguati strumenti normativi il rischio è quello di «degradare il lavoro, concentrare la ricchezza e ampliare le disuguaglianze»
L’appello di Mattarella

A chiudere la sessione è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito l’intelligenza artificiale una delle grandi sfide del nostro tempo.
«Il tema di questa edizione interpella in profondità le nostre democrazie», ha affermato. «L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo e organizziamo la società, incidendo con una velocità senza precedenti su ricerca scientifica, scuola, pubblica amministrazione e accesso all’informazione».
Per il Capo dello Stato l’IA rappresenta uno strumento capace di aumentare la produttività e migliorare i servizi, ma pone interrogativi cruciali sulla responsabilità, sulla tutela dei diritti e sull’equità sociale.
Mattarella ha richiamato il rischio che la rivoluzione tecnologica allarghi il divario tra chi dispone di risorse, competenze e infrastrutture avanzate e chi ne resta escluso. Ha inoltre evidenziato la crescente concentrazione di potere nelle mani di pochi grandi soggetti privati, capaci di influenzare settori tradizionalmente presidiati dagli Stati.
«Non dobbiamo demonizzare il cambiamento», ha osservato, «ma esaltarne gli immensi effetti positivi, sapendolo governare con il fine di tutelare la dignità delle persone e moltiplicare la libertà dei cittadini».
Secondo il presidente della Repubblica, l’Unione Europea è chiamata a compiere un salto di qualità: «Dobbiamo passare dall’enunciazione di principi alle decisioni concrete», contribuendo a costruire una risposta comune alla trasformazione del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale
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