L’allarme hantavirus arriva in Veneto: medico in isolamento in hotel a Padova

L’uomo, un 50enne sudafricano, era stato in contatto con una paziente olandese, poi deceduta, prima di volare ad Amsterdam. Arrivato a Venezia il 26 aprile scorso, sta bene e non ha mai avuto alcun sintomo

La redazione
La nave da crociera MV Hondius salpata il primo aprile scorso dall’Argentina
La nave da crociera MV Hondius salpata il primo aprile scorso dall’Argentina

Una catena di tre vittime, a partire da un focolaio – è l’Oms ad autorizzare l’utilizzo di questo termine – sviluppatosi su una nave che, salpata dall’Argentina, oggi attraccherà definitivamente a Tenerife. E un allarme arrivato fino in Veneto. Perché, tra i contatti di una delle tre persone decedute, c’è un medico sudafricano di 50 anni, ora in isolamento in un albergo di Padova.

Il nuovo (si fa per dire) virus che affolla le pagine dei quotidiani si chiama hantavirus. A portarlo sulla nave da crociera MV Hondius – a bordo, da mercoledì, c’è anche un medico italiano – salpata il primo aprile da Ushuaia, nella Terra del fuoco, potrebbe essere stata una coppia di turisti olandesi, che pochi giorni prima aveva fatto birdwatching in una discarica. Il primo a presentare i sintomi tipici dell’infezione è stato l’uomo, Leo Schilperoord, 70 anni, ornitologo.

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Febbre, mal di testa, problemi intestinali. È morto a bordo della nave, il 24 aprile scorso. Poi la moglie Mirjam, 69 anni: con gli stessi sintomi, il giorno successivo è stata fatta sbarcare sull’isola atlantica di Sant’Elena, da dove è partita per raggiungere Johannesburg: tappa verso Amsterdam. È morta nell’aeroporto sudafricano, dopo essere collassata nell’area del check-in, fatta scendere dal personale di volo – troppo pesanti i sintomi – dall’aereo della Klm che l’avrebbe dovuta riportare a casa.

Ed è proprio in quei pochi minuti a bordo dell’aereo che la donna potrebbe essere entrata in contatto con i quattro turisti che, dopo uno scalo a Roma e raggiunta Amsterdam, si sono imbarcati per l’Italia. Tutti e quattro ora si trovano in isolamento precauzionale: uno in Calabria, uno in Campania, una donna in Toscana (a Firenze) e poi, appunto, un uomo in Veneto.

Quest’ultimo è un medico sudafricano di 50 anni. Privo di sintomi, ma comunque tenuto sotto osservazione dal personale sanitario dell’Usl Euganea. Arrivato il 26 aprile scorso all’aeroporto di Venezia, l’uomo si sarebbe diretto immediatamente a Padova, dove si trova tuttora, in isolamento, in un albergo della città.

«È collaborativo, non presenta alcun sintomo e gode di buona salute» conferma il presidente veneto Alberto Stefani, «per lui, il contatto con la persona deceduta non è stato né ravvicinato, né prolungato, per questo è considerato soggetto a basso rischio».

Per sapere se abbia effettivamente contratto il virus, bisognerà attendere i risultati degli esami ai quali l’uomo è stato sottoposto sabato 9 maggio. Al momento, infatti, non sono ancora stati sviluppati test rapidi efficaci come lo erano quelli per il Covid.

Intanto, la questione è sotto l’attenzione costante dell’assessore alla Sanità Gino Gerosa, del direttore regionale Giancarlo Ruscitti e della dirigente della Prevenzione regionale, in trincea già ai tempi del Coronavirus, Francesca Russo: tutti in contatto ininterrotto col Ministero della Salute.

Ma dal dicastero di Schillaci, forse proprio memori di cosa è stato il Covid, arrivano le rassicurazioni. «Le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Oms e dall’Ecdc indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa» si legge nella nota diffusa ieri. Mentre, a proposito delle misure prese, precisa il virologo Francesco Broccolo, professore all’Università del Salento: «La sorveglianza è necessaria, perché questo ceppo non si trasmetta ulteriormente fra gli esseri umani, accumulando nuove mutazioni che potrebbero renderlo più contagioso». Anche qui, reminiscenze della pandemia da Covid, che ci rese familiare appunto il concetto di mutazione.

Riguardo alle preoccupazioni di casa, i medici a contatto con il paziente sudafricano si mostrano ottimisti. Perché l’uomo, in quarantena solo da 24 ore, fino a due giorni fa era stato, sì, libero di muoversi; ma in queste due settimane non ha sviluppato sintomi che giustifichino una preoccupazione. E c’è poi da dire che le misure adottate in Italia non sono state replicate dagli altri Paesi, destinazione dei passeggeri arrivati da Johannesburg.

Nelle prossime ore, comunque, si potrà conoscere qualcosa di più delle condizioni del turista sudafricano. La speranza è che l’esito degli esami possa arrivare già in giornata. In ogni caso, anche se il risultato dovesse essere negativo, l’uomo resterà comunque in isolamento, fino all’azzeramento del rischio infezione: potrebbero essere necessari 45 giorni. 

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