Rebus carte d’identità, la proroga di validità delle cartacee fa arrabbiare i sindaci di centrosinistra

Comuni contro il governo dopo il dietrofront sulla scadenza di validità del documento cartaceo, inizialmente fissato al 3 agosto. Un gruppo di amministrazioni, tra cui Padova e Vicenza, scrive a Roma: «Con la versione cartacea non si va all’estero, così si crea confusione ai cittadini»

Federico Murzio
Polemiche sulla proroga della validità delle carte di identità cartacee
Polemiche sulla proroga della validità delle carte di identità cartacee

“Quer pasticiaccio brutto delle carte d’identità” elettroniche e cartacee. Scomodare Carlo Emilio Gadda parafrasando il titolo di una delle sue opere più note è la sintesi della protesta contro il governo di un pugno di assessori all’Anagrafe del Centro Nord del Paese. Tra questi anche due assessori di due città venete: Padova e Vicenza. Il tema è delicato: senza carta di identità elettronica non si può andare all’estero.

La protesta

La protesta, scattata già mercoledì 17 giugno all’annuncio del governo di prorogare la validità dei documenti di identità cartacei fino alla loro scadenza naturale, si è concretizzata giovedì 18. E si è tradotta in una nota congiunta.

Dicono: «Il governo crea confusione, mentre i Comuni lavorano da mesi» per portare tutti ad avere la carta d’identità elettronica entro il 3 agosto 2026. E pensare che il progetto della carta di identità elettronica era presente nella legge Bassanini del 1997, che anticipava di gran lunga molti Stati europei. Nonostante questo solo a luglio 2016, e almeno all’inizio in via sperimentale, cominciò la sostituzione delle carte d’identità cartacee con quelle elettroniche (diventate nel frattempo uno dei pilastri del rafforzamento della sicurezza delle carte d'identità dei cittadini dell’Unione europea). Da allora sono trascorsi dieci anni.

La proroga

«Questa proroga, raffazzonata, improvvisata e tardiva, rischia di creare grande confusione tra i cittadini e di vanificare in parte l’impegno straordinario messo in campo dai Comuni in questi mesi. Prima ci hanno chiesto di correre, senza darci gli strumenti adeguati, e ora che ci avviciniamo al traguardo ci fanno lo sgambetto» scrivono in una nota  i componenti delle giunte di Padova (Francesca Benciolini), Vicenza (Leonardo Nicolai), Firenze (Laura Sparavigna), Fiesole (Cristiana Scaletti, sindaca), Milano (Gaia Romani), Bergamo (Giacomo Angeloni), Bologna (Roberta Di Calzi). A questi si aggiungono Torino e Sesto fiorentino.

Sullo sfondo c’è un dato politico, che forse il centrodestra al governo lo aveva già messo in conto. La nota, infatti, è infatti firmata da giunte di centrosinistra.

La criticità

Ma al netto dell’aspetto politico resta il problema principale sollevato dalle città. Si tratta di «una proroga parziale che non risolve il problema e rischia anzi di aggravarlo» scrivono, «per alcune finalità, come l’espatrio, la carta d’identità cartacea continua infatti a non essere utilizzabile secondo le scadenze già previste». Mentre «per gli altri aspetti viene introdotto un rinvio temporaneo. E non è chiaro cosa succede per l’accesso ai servizi di enti privati. Il risultato è una situazione difficilmente comprensibile per i cittadini e potenzialmente destabilizzante per l’organizzazione dei servizi comunali».

La posizione delle sette città si traduce in una bocciatura completa sull’operato del governo. Una bocciatura tecnica e politica. «Ancora una volta» aggiungono gli amministratori, «emerge la distanza tra chi governa e chi ogni giorno opera nei territori. I Comuni avevano da tempo segnalato criticità e richiesto risorse aggiuntive per gestire una transizione complessa». Quindi «a queste richieste non sono seguite risposte adeguate. È arrivato invece un intervento dell’ultimo minuto che appare più come il sintomo di una crisi di indirizzo e di identità del governo che una scelta realmente utile ai cittadini» si legge ancora nella nota. «Invitiamo i cittadini a continuare a venire negli uffici a farsi fare la Cie (carta d’identità elettronica, Ndr) senza farsi confondere».

Il decreto

Il governo, in questo “pasticcio”, ha messo del suo. La cartina di tornasole? Come infatti non smettono di ricordare i firmatari della nota «è inaccettabile che un tema così delicato, che riguarda milioni di italiani, venga trattato all'interno di un provvedimento senza alcuna attinenza, come il Decreto Sport, e la cui comunicazione venga affidata a poche righe di comunicato stampa senza che ci sia stata una informazione ufficiale e preventiva ai Comuni».

 

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