Dalla Fenice a Crans Montana: cos’è il flashover e perché rende un incendio devastante

Seppur con cause e conseguenze diametralmente opposte, il fenomeno è parte integrante di entrambi gli eventi. Si tratta del momento in cui un rogo passa da localizzato a totale

La redazione
Il teatro La Fenice in fiamme, il 29 gennaio 1996
Il teatro La Fenice in fiamme, il 29 gennaio 1996

Un separatore della storia. Un momento di cesura, di svolta. Un momento che distingue, per sempre, il prima e il dopo, a volte la vita dalla morte. Di flashover, purtroppo, ne abbiamo sentito parlare molto di recente. È un termine che indica l’istante in cui un incendio, da circoscritto, investe l’intera struttura di un lcoale. Le fiamme colpiscono tutto il materiale combustibile di un ambiente chiuso, anche se non raggiunto fisicamente dai focolai iniziali. Il flashover, insomma, è il momento in cui un rogo diventa indomabile, un innesco di distruzione.

Come si accennava, di flashover ne abbiamo sentito parlare molto nelle scorse settimane. Il fenomeno si è verificato infatti nella tragica notte di Capodanno a Crans Montana, in Svizzera, quando un incendio nel locale Constellation ha provocato 40 morti e 116 feriti, in gran parte giovani. E, per fortuna con conseguenze non paragonabili, è lo stesso che trent’anni fa, la sera de 29 gennaio 1996, distrusse il teatro La Fenice di Venezia, all’apice di un incendio appiccato da Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, due elettricisti preoccupati di dover pagare una penale per il ritardo nei lavori di ristrutturazione che stavano eseguendo.

Cos’è il flashover

Il flashover è il momento in cui un incendio diventa generalizzato, e non più localizzato in focolai distinti tra di loro. Spesso rappresenta un punto di non ritorno per chi cerca di sedare il rogo. Una volta raggiunto il flashover, difficilmente i pompiere riescono a contenere i danni, ed evitare che le fiamme distruggano completamente una struttura. Ma come ci si arriva?

Il flashover è determinato da una precisa serie di dinamiche fisiche e chimiche. Quando va a fuoco un elemento, le fiamme tendono a impennarsi verso il soffitto, allargandosi “a fungo” sulla superficie dello stesso. Il calore generato dalle fiamme scende allora verso il basso, aumentando la temperatura degli oggetti che si trovano all’interno della struttura, come mobili o tavoli.  Questi ultimi non prendono subito fuoco, ma rilasciano dei gas infiammabili. Quando la temperatura dei fumi e delle superfici raggiunge circa 500-600 °C, i gas e i materiali prendono fuoco quasi simultaneamente, facendo convergere tutti i focolai in un’unica palla di fuoco.  In queste condizioni, l'apertura di porte e finestre favorisce l'ingresso di ossigeno, che in una fase già critica alimenta ulteriormente l'incendio.

Cos’è successo a Crans Montana

 

Il flashover è il fenomeno all’origine della drammatica notte di Capodanno a Crans Montana, in cui hanno perso la via 40 persone, tra cui sei giovanissimi italiani. All’1.30 circa all’interno del locale Constellation le candele scintillanti posizionate sulle bottiglie di champagne raggiungono il soffitto in legno ricoperto da pannelli fonoassorbenti altamente infiammabili, nel piano sotterraneo del bar. In quel momento, inizia il processo sopra descritto. Le fiamme in un primo momento si allargano orizzontalmente sulla superficie del soffitto, ma considerata la qualità dei materiali presenti, passano pochi istanti e si arriva al flashover. 

 

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Da lì in poi l’iniziale tentativo di spegnere le fiamme diventa vano, e fa posto alla fuga precipitosa verso l'esterno dei ragazzi, costretti a farsi largo per guadagnare l'unica uscita, una scala angusta, oppure rompendo delle finestre con l’aiuto di alcuni soccorritori, mentre molti dei loro amici rimangono intrappolati.

Cos’è successo alla Fenice

Seppur con cause e conseguenze diametralmente opposte, il flashover è anche il protagonista dell’incendio che inghiottì La Fenice di Venezia la sera di lunedì 29 gennaio 1996. Il teatro è chiuso per lavori di ristrutturazione: la riapertura è prevista per la fine di febbraio. Attorno alle 20.45 Enrico Carella e Massimiliano Marchetti - due elettricisti preoccupati di dover pagare una penale per l’impossibilità di rispettare i tempi di consegna dei lavori – danno fuoco al sottotetto, innescando diversi focolai.

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 I due incendiari scappano, attorno alle 21 si cominciavano già a vedere le fiamme, ma non si capiva ancora l’entità dell’incendio. Il rogo inizia a mangiare uno dei simboli di Venezia, e passano meno di venti minuti per arrivare al punto di non ritorno. Tra le 21.15 e le 21.18, prima che i soccorsi potessero intervenire si arriva al flashover. A causa dei solventi e alle vernici depositate, quello che doveva essere un atto “dimostrativo” si trasforma in tragedia. Un’enorme palla di fuoco riduce in poche ore in cenere il teatro. 

 

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